04 aprile 2012

Signore e Signori, ecco il Crocifisso della discordia. Da oggi sarà esposto al Museo del Bargello il manufatto attribuito a Michelangelo

 

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Acquistato dall’antiquario torinese Giancarlo Gallino nel 2008 dallo stato italiano, per un cifra pari a poco più di 3 milioni di euro, era stato corrisposto, in seguito, dal valore di 700mila euro. Scatenando una bagarre mediatica tra l’ex Ministro Bondi, in carica al momento dell’acquisto, il sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi e l’ex presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Salvatore Settis. Stiamo parlando, ovviamente, del Crocifisso attribuito a Michelangelo, sul quale nelle scorse settimane si sono rincorse domande e pareri discordanti, a partire dalla figura dell’ipotetico autore per arrivare a chiedersi che manovra ci fosse stata sotto questa operazione, apparsa quasi subito come una sòla clamorosa.
Fatto sta che da oggi il manufatto policromo in legno di tiglio sarà esposto nella Cappella del Podestà del Museo Nazionale del Bargello a Firenze. Una collocazione definitiva che, probabilmente sperano gli interessati alla vicenda, plachi definitivamente le polemiche.
Riferimenti alle polemiche esclusi dai comunicati stampa ufficiali, se non in quello divulgato dall’ufficio di Cristina Acidini, soprintendente del Polo Museale fiorentino che in ultima battuta riporta: «Con questa presentazione le tematiche originate dal Crocifisso e dalla sua attribuzione – che hanno dato luogo ad accese polemiche sui media cartacei e informatici – rientrano nell’alveo della discussione scientifica e accademica, che sarebbe stato loro proprio fin dall’inizio». Tutti concordi sul fatto che di Michelangelo si tratti, lo si dà quasi per scontato: l’attribuzione del Crocifisso – che misura 41,3 x 39,7 centimetri – è data per sicura. Giancarlo Gentilini, ordinario di Storia dell’arte moderna a Perugia, prende in esame una caratteristica fondamentale della costituzione dell’oggetto sacro, per fugare gli studi che riconducono il modello del Crocifisso a una produzione seriale: «La forte inclinazione della testa […] fu inventata durante la lavorazione, mentre negli altri Crocifissi risulta la riproposizione di un modello già codificato».
Negli studi condotti nel laboratorio Imaging a Careggi nel dicembre 2011, il Crocifisso era stato invece virtualmente spogliato della policromia, evidenziando «l’alta qualità della scultura e confermando la raffinata e veritiera riproduzione della muscolatura del corpo che l’artista ha inteso riprodurre leggibile non solo sulla superficie decorata ma già sul modellato in legno» si legge nel comunicato stampa.
Parere positivo anche quello di Massimo Gulisano, ordinario di Anatomia Umana all’Università di Firenze che in passato aveva effettuato l’esame anatomico su altre due opere “certificate” di Michelangelo: il Crocifisso ligneo di Santo Spirito a Firenze e il David della Galleria dell’Accademia. Dal confronto tra le varie analisi, Gulisano ha tratto una serie di analogie grazie alle quali ha potuto affermare che Michelangelo «conosceva alla perfezione l’anatomia umana per diretta e prolungata esperienza settoria e che aveva una grandissima capacità di rappresentarla con precisione, partendo dall’identificazione dei punti di repère e lavorando poi ‘per levare’». Tutta opera della mano del grande scultore. Se così davvero fosse, i tre milioni spesi per l’acquisto sarebbero stati un ottimo affare. Ma se così non fosse? Il Bargello si arricchirà di un nuovo tesoro sopravvalutato e divenuto celebre più per la sua storia mediatica che non per la sua effettiva portata storico-artistica.

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