18 luglio 2010

“Soldi pubblici alle gallerie d’arte”. Il PD del Piemonte apre ai privati, ma…

 

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Francesca CilluffoRitengo che le gallerie d’arte siano parte integrante del sistema e meritevoli quindi di un sostegno in occasione di progetti trasversali e partecipativi di promozione dell’arte contemporanea”. Contributi pubblici alle gallerie d’arte. E chi è, ad avanzare questa proposta? Forse il presidente di qualche associazione di galleristi, o qualche intraprendente operatore?
No, è un politico. Francesca Cilluffo, responsabile cultura del PD in Piemonte, che prende spunto da una considerazione generale sui risultati dell’evento artistico Giorno per giorno, che a giugno ha riunito in un unico calendario tutti gli appuntamenti legati all’arte contemporanea in programma a Torino e nel resto del Piemonte.
Oltre ai principali musei e fondazioni, pubblici e privati, sono state coinvolte anche le gallerie d’arte contemporanea – ricorda -. Pare però, che le gallerie, a differenza degli altri enti coinvolti, non abbiano ricevuto alcun contributo economico. Si potrebbe sostenere che non è giusto finanziare realtà commerciali, ma al tempo stesso bisogna riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle gallerie nella ricerca e valutazione di talenti, nella diffusione e promozione dell’arte oltre al ruolo di traduzione e divulgazione al pubblico”. E poi parte con un breve ma puntuale excursus sul fondamentale ruolo svolto storicamente da alcuni illuminati galleristi, da Paul Durand-Ruel ad Ambroise Vollard, a Daniel Henry Kahnweiler.
Fino a spingersi a dire che “sarebbe un peccato che i fondi destinati fossero ripartiti più in base a logiche e interessi personali e amicali che ad un effettivo sviluppo trasversale del sistema. Ignorare le gallerie sarebbe come ignorare la sperimentazione, la ricerca di talenti e il riconoscimento delle professionalità...”.
Innanzitutto fa piacere che un partito politico si ponga questi problemi: probabilmente in nessuna altra zona d’Italia il Partito Democratico ha dirigenti dotati di tale lucidità nei confronti dell’arte contemporanea. La questione resta tuttavia sospesa e di difficile risposta: fare arrivare o non fare arrivare contributi pubblici alle gallerie d’arte? Come comportarsi laddove darli significherebbe assegnare risorse pubbliche a enti commerciali e laddove non darli non rappresenta altro che un incoraggiamento per i galleristi nella creazione di pseudo associazioni culturali più o meno tarocche?

[exibart]

13 Commenti

  1. Jacopo Alberto Bonini
    Ho avuto il piacere di assistere al dibattito –conferenza conclusivo del ciclo di incontri, tenutasi presso la Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera, ideato e posto in essere da due illuminati docenti: Antonello Pelliccia e Renato Galbusera, e devo riconoscere che gli argomenti trattati dagli illustri conferenzieri erano correlati con quelli esposti dalla responsabile della cultura del PD in Piemonte, Francesca Cilluffo, che prendeva lo spunto da una considerazione generale sui risultati dell’evento artistico Giorno per giorno, dell’Arte Contemporanea in programma a Torino e nel resto del Piemonte. Mentre qui non si prendeva spunto da un evento, ma si dibatteva dell’evento pubblico che non c’è e, che tutto ciò che si fa con l’arte a Milano, città ritenuta e detta: “Capitale della Moda” è ancora privato e gestito con fondi privati, compreso gli spazi pubblici che sono politici.

  2. Si tratta di una boutade priva di senso. Si garantiscano piuttosto risorse alla associazioni serie che non mancano e navigano quasi tutte in cattive acque. Poi non mi risulta che Giorno per Giorno si sia avvalso di contributi pubblici..correggetemi se sbaglio

  3. All’indomani della sentenza del Tar, che ha dato il via al riconteggio dei voti in Piemonte, il PD sta già tentando di racimolare (nel caso si andasse di nuovo alle urne) qualche votarello e, dandosi l’ennesima zappa sui piedi – e denunciando ancora una volta la crisi ideologica in cui versa -, propone una soluzione degna del miglior assistenzialismo. Se il nostro è un sistema economico liberista, e il gallerista è un imprenditore piuttosto che un uomo di cultura, lasciamo che se la sbrighi da solo, no?
    Piuttosto, da elettrice di sinistra, vorrei che da quella che un tempo era la sinistra arrivassero proposte di maggiori tutele per chi nelle gallerie ci lavora: sto parlando dei tanti assistenti, che con la loro pazienza, il loro amore e la loro competenza contribuiscono in modo determinante alla vita di queste attività, ricevendone spesso ben poche gratificazioni umane, professionali ed economiche. Quanti di loro hanno un contratto? Quanti di loro vengono pagati in modo equo?

  4. Più che finanziare le gallerie, finanzierei gli artisti meritevoli che spesso non hanno nessuna galleria alle spalle! Così forse vedremo in giro più opere d’arte e meno fenomeni da baraccone!

  5. e quante pseudo associazioni lucrano sul pubblico non garantendo la qualita’ della programmazione e sfruttando ignoranti assessori per farsi stanziare soldi per mostre da serie C con cataloghi pagati a peso d’oro per artistuncoli di provincia?
    danno un panino e prendono per un pranzo di nozze. e hanno pure il coraggio di dire che fanno cultura, mentre invece promuovono sottocultura.

  6. Accanto alle associazioni scarsamente professionali ce ne sono molte valide che, guarda caso, sono proprio quelle scarsamente finanziamente. Quello del finanziamento alle gallerie private è un ritornello vecchio di almeno trent’anni nell’ambiente salottiero e radical chic torinese che, purtroppo, ha già partorito mostri come Artissima e vari finanziamenti ad imprenditori privati e collezionisti, caso unico in Italia, di cui è molto più colpevole la Regione che non il Comune. Per gli operatori di mercato servono agevolazioni fiscali e promozionali non denari che devono viceversa essere indirizzati verso il privato sociale.

  7. La proposta è discutibile perchè come al solito in questo nostro paese tutto finisce in barzellette e ruberie… il risultato lo possiamo prevedere tutti: a fronte di qualche progetto di qualità si creerebbe una nuova borsa da cui elargire mance agli amici per eventi scadenti.
    Da operatore del settore che lavora secondo le regole gradirei che un politico illuminato si limitasse a sostenere un’europeizzazione del mercato dell’arte attraverso quelli che sono i punti chiave: riduzione dell’iva ad una media europea (7% massimo 10%, a fronte della nostra al 20%) e introduzione della possibilità di scaricare i costi di sposnsorizzazioni e acquisizioni di opere d’arte da parte di società e professionisti… con queste due piccole e insignificanti manovre si eliminerebbe il nero dal mercato dell’arte e si creerebbe un’infinità di possibilità in più per gli artisti, anche più giovani, che lavorano seriamente.
    I soldi teneteveli!!! Dateci una fiscalità di settore europea!!!

  8. Leggo: bisogna riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle gallerie nella ricerca e valutazione di talenti, nella diffusione e promozione dell’arte oltre al ruolo di traduzione e divulgazione al pubblico”.
    La Francesca Cilluffo, oltre a fare il suo lavoro di politica, mi chiedo se conosce le gallerie private e come sia arrivata a dire quello che ha detto.
    Le gallerie private sono in parte degli affitta camere ai poverini che hanno i numeri artistici ma non hanno il sostenitore finanziario (che non sono le gallerie) e a che prezzi si vendono.
    Stessa cosa si addice a una parte di critici che pesano la tua arte in base ai soldini che si danno. Tanti soldini e tanti allori, pochi soldini pochi meriti artistici. Se andiamo analizzare le varie esposizioni delle gallerie private, troveremo che su una esposizione culturalmente pesante si aggiungono dieci poverini che permettono la continuazione al gallerista senza dare nulla al poverino. Conclusione tanto fumo e poco arrosto. Questa è la vera situazione delle gallerie private. Mi chiedo: cosa pensa di regalare la politica Clluffo ai poveri artisti che non sono schierati al suo colore politico? Io dico: cara Signora Cilluffo non ascolti le bugie e le insaponature che le dicono ma frequenti gli artisti non politizzati e vedrà che la verità è molto differente. Uno dei bastonati ma fortunato di poter vivere di pensione e non d’arte ma di fare ricerca per i proprii nipoti.
    PS debbo dare atto alla Signora Cilluffo che solo il suo partito sostiene gli artisti. (ecco perché sono così tant gli iscritti)
    Cipputi

  9. Parole sagge Anita, che si dia un aiuto a chi in galleria ci spende i migliori anni, quelli dell’energia e dell’entusiasmo delle prime armi.

  10. In paesi più attenti dell’Italia alla cultura, come la Germania ad esempio, è previsto un aiuto economico per le gallerie tedesche presenti alle fiere all’estero, se queste espongono anche artisti tedeschi.

  11. Il sostegno a gallerie che partecipano a fiere estere esponendo prioritariamente artisti italiani mi vede d’accordo ma non regalare spazi in fiere italiane pagate dal denaro pubblico per proporre artisti stranieri come invece purtroppo accade

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