-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Lucien Freud, Howard Hodgkin, David Hockney. È questo il podio di un – parziale e fazioso quanto mai – sondaggio condotto fra cinquecento artisti britannici in attività, che chiedeva di indicare l’artista preferito di tutti i tempi (!). Indagine ideata dalla Great Art Fair – fiera d’arte che si inaugura il 30 novembre presso l’Alexandra Palace di Londra -, ed il cui responso, ad ulteriore conferma della assoluta inattendibilità, vede un genio come Turner piazzarsi al quarto posto, Rembrandt al sesto, il sempre popolarissimo Van Gogh addirittura al decimo. Ma non sono questi dati a colpire, visto che è palese a tutti – probabilmente anche agli stessi promotori – il valore relativo di queste indicazioni. Interessante è invece, a livello socio-artistico, la quasi assoluta assenza dalle preferenze delle molte superstar della Young British Art, il gruppo patrocinato da Charles Saatchi, che per anni ha spopolato fra le nuove leve d’oltremanica, praticamente monopolizzando il mercato ed un indicatore importante come il Turner Prize. Con il solo Damien Hirst – lo scorso anno segnalato da ArtReview come il personaggio più potente dell’art world mondiale – in classifica, con una misera preferenza, e con l’assenza di big come Tracey Emin o Chris Ofili. Invidia di “colleghi” frustrati? Oppure il recente ostracismo decretato da Saatchi – folgorato sulla via della pittura – che si compie? Il dibattito è aperto…
[exibart]







