22 luglio 2015

Storie a lieto fine. La Cina riconsegna il passaporto al “dissidente” Ai Weiwei

 

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Nell’estate del 2011 era stato tenuto in carcere per 81 giorni, per motivi che ancora restano piuttosto misteriosi, nonostante il governo cinese abbia parlato di evasione fiscale, come probabile scusa ufficiale.
Parliamo ovviamente dalla vicenda di Ai Weiwei, la cui fama – anche grazie a questa storia – è diventata planetaria, tant’è che all’epoca, anche la nota casa di abbigliamento newyorchese Brooklyn Industry fece delle magliette con lo slogan “Free Ai Weiwei”.
Ora, l’artista 58enne, è finalmente libero di tornare a viaggiare: dopo 4 anni le autorità cinesi hanno riconsegnato il passaporto, immediatamente postato sul profilo Instagram dell’artista, in un’immagine che in queste ore ha fatto il giro del mondo. 
A questo punto a settembre l’artista cinese dovrebbe essere in grado di partecipare alla retrospettiva che gli verrà dedicata alla Royal Academy of Art di Londra, solo per dire l’ultima delle grandi esposizioni che il mondo gli ha dedicato negli ultimi anni, compresa la “sua” Cina, dove i fan hanno fatto a gara per farsi una selfie con lui. L’altra faccia della medaglia di una ormai “ex prigionia” dalla colossale eco mediatica. 

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