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Aumentano le distanze dalla Fiera di Francoforte e dietro fa sentire il fiato l’evento parigino. Il Salone torinese prosegue con la sua formula che si sta rivelando sempre meno vincente, con ospiti stranieri bistrattati (quest’anno la Grecia), un’organizzazione quantomeno zoppicante e prezzi allucinanti per gli stand (se ai piccoli editori si fanno pagare € 3.500 per pochi metri quadri, non ci si lamenti quando restano solo i soliti colossi).
Per quanto riguarda l’arte, ancor meno dell’anno scorso: una mostra interessante e nulla più, intitolata OdDesign, con la sinergia Alessi-Fiat che palesava l’abituale campanilismo piemontese, e lo stand del Comune di Torino con una installazione e un’animazione in realtà virtuale che ha divertito qualche bambino. E gli editori? Di nuovo, se si escludono i grandi gruppi, la presenza era ridotta all’osso. Ci si dovrà consolare con la prima Fiera di Bologna, nicchia dedicata all’editoria d’arte. Per gli eventi generalisti dovremo invece ormai andare all’estero… (marco enrico giacomelli)
6-10.V.2004
Fiera Internazionale del Libro
Lingotto Fiere – via Nizza, 280 – 10126 Torino
Orari: dalle 10 alle 23
Ingresso: intero € 7; ridotti da € 5 a € 2
Info: info@fieralibro.it; www.fieralibro.it
[exibart]














Andare in Fiera con occhio attento. Evitare i grandi stand. Privilegiare i piccoli e medi editori. Parlare con loro. Sfogliare il calendario degli incontri. Sfruttare una dote insita in tutti noi e spesso dimenticata: l’umiltà. Ecco ciò che il redattore ha dimenticato prima di scrivere queste quattro righe, critiche a sproposito. Una Fiera del Libro non è una Fiera d’Arte. Detto questo, l’arte c’era. Bastava cercarla, andando oltre al visibile: il coniglio con le carote e la Fiat Alessi di “OldDesign!”. Ma non è da tutti!
evito le polemiche. ma due consigli al lettore attento: leggere prima di criticare (la mostra sul design è citata!) e fare mente locale non dico all’edizione del 1993, ma a quella dell’anno scorso, con l’evento curato da curto.
quanto ai piccoli editori, per ragioni che in questa sede poco interessano, sono in gran parte ottimi amici.
ultima considerazione: è un caso se sul tg regionale hanno intervistato solo grandi editori contenti per le vendite e non -per esempio- proprio i piccoli editori infuriati per il prezzo degli stand?
e’ assolutamente indubbio che torino stia sprecando anche questa ultima vetrina europea, e’ altresi’ vero che la fiera non e’ una fiera d’arte ma libraia ma tant’e’ che ad un occhio molto attento pare solo un pastrocchio dove c’e’ assolutamente di tutto senza rispecchiare una linea unica….a partire dall’argomento che sarebbe dovuto essere quello conduttore….
Cara Barbara, la fiera è apparsa un pastrocchio, a chi è andato nel week-end e ha camminato tra gli stand come una capra tra le capre. Ho visto delle persone che avrebbero fatto prima ad andare da Feltrinelli o da Rizzoli. C’è meno coda lì, se lo scopo di una gita al Lingotto è semplicemente quello acquistare l’ultimo libro di Costanzo o la magliettina di “Parole di Cotone”. Il problema non sta nel presunto disordine degli stand o nella mancanza di proposte artistiche(per altro, la critica non è condivisibile), quanto nell’incapacità – tutta italiana – di confrontarsi con il panorama-libro, di fare uno sforzo di approccio a una fiera che, per sua natura, è caotica, data la folta presenza di editori e di proposte(ma da quando in qua questa è una novità?).
Rileggi tu ciò che hai scritto e ciò che ti è stato scritto! L’unica cosa che hai scovato al Lingotto di artistico è la mostra “oldDesign”, quindi non sei stato molto attento e porre come termine di paragone l’edizione dello scorso anno non mi sembra un granchè. Non sei capace di accettare una critica? Poco male. Ma non difenderti, cambiando discorso. Il problema non sta nel costo dello stand, anche perchè nessuno ha puntato una pistola in testa ai piccoli editori per essere presenti ad ogni costo. E non è colpa dei grandi editori se non c’era molta arte (mai pensato di andare alla prossima Fiera del Libro d’Arte di Bologna?). Insomma, le pecche al Lingotto erano altre…