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Inaspettato, il sound di Gangnam Style attraversa l’atrio di Artissima, mentre galleristi e assistenti tentano di non abbandonarsi alla stanchezza da fiera, avvolti nel velo opaco che sembra irretire i possessori della vipcard, i giornalisti, i ragazzi dietro al bancone del bar. Questa edizione sembra aver trovato molti consensi tra i visitatori, addetti ai lavori e non solo. Si rinnova, così, l’incantesimo realizzato con luci artificiali, colori acrilici, plexiglass, materiali industriali, carbonicino e neon, e ogni altra tecnica, con una singolare preponderanza di quadri in senso stretto, bidimensionali, dipinti, a parete.
Ma la fiera non è solo un tripudio di opere, belle da vedere e vendere, perché è anche il terreno di incontro e scambio per i galleristi che la scelgono per presentare il proprio lavoro. Il meglio del lavoro di un anno. Abbiamo posto ad alcuni dei galleristi presenti all’Oval Lingotto le fatidiche tre domande: Quali artisti porti a Torino e perché? Perché scegli Artissima? Cosa ti aspetti dalla fiera di quest’anno?
Prometeo Gallery, di Milano, ha un grande stand. Il direttore Ida Pisani ci racconta di aver scelto per quest’anno Regina José Galindo, Santiago Sierra e Maria José Arjona, che hanno partecipato a Documenta, e altri – Rossella Biscotti, Michelangelo Consani, Fabrizio Cotognini, Hiwa K, Maria Evelia Marmolejo, Giuseppe Stampone, Driant Zeneli – che, per ricerca, sembrano più rappresentativi del lavoro della galleria e di un discorso intessuto con le istituzioni e i collezionisti.
Giorgio Persano, con la sua galleria in via Principessa Clotilde, a Torino, da anni è presente ad Artissima, che reputa un appuntamento fisso, una tradizione. Sugellando il rapporto tra il suo spazio espositivo, la storia della città e la fiera, quest’anno sceglie di presentare una grande opera di Nicola De Maria, accanto alla quale si articolano altre ricerche più giovanili, soprattutto rivolte al Medioriente, come quella di Lida Abdul e Zena El Khalil. Oltre a Per Barkley e Herbert Brandl, un’area a parte è stata dedicata ai disegni di Julião Sarmento, una parte meno conosciuta della produzione dell’artista portoghese.
Artericambi, di Francesco Pandian, propone Giovanni Morbin, Carles Congost, Helen Dowling, le cui ricerche spaziano dal materico al digitale, fino alla completa adozione delle tecnologie di ultima generazione come per l’opera di Mariano Sardón. Sebbene secondo Francesco Pandian ArtVerona sia in crescita, continua a partecipare ad Artissima per il contesto internazionale e per la possibilità di incontrare nuovi collezionisti.
Complesso il lavoro progettato per lo spazio di Umberto Di Marino. Non solo una esposizione del meglio dell’anno trascorso ma un’accurata selezione delle opere che possono ricreare un’atmosfera casalinga e rassicurante che cela, però, le inquietudini del nostro tempo. Ciò che appare decorativo, i tavolini di Luca Francesconi, i piccoli dipinti di Vedovamazzei, le tele di Ana Manso, l’anello di Francesca Grilli, insieme alle opere di Alberto Di Fabio, André Romão, Eugenio Tibaldi, Pedro Neves Marques, è in realtà un gioco tra superficie e concetto. Secondo il gallerista napoletano, la fiera torinese risente probabilmente della grande attenzione ai tanti eventi in città e sarebbero necessari altri investimenti per suscitare l’interesse di nuovi collezionisti. Miart cresce rapidamente anche se Artissima rimane tra gli appuntamenti con il mercato più importanti in Italia.
Insomma, ad accomunare tutti sembra la certezza che, oggi, Artissima sia un appuntamento immancabile per le gallerie italiane che vogliono entrare in contatto con un contesto internazionale, per creare relazioni con altri spazi, con le istituzioni e i curatori, progettare nuovi idee e collaborazioni. Allo stesso tempo l’attenzione verso Miart cresce e con essa anche le aspettative per la prossima edizione.
La musica da ballare ci accompagna anche verso l’uscita: è il Piper, storica discoteca di Torino, ricreata ad arte. (Luciana Berti)










