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I fatti sanguinosi da cui prende spunto “FAR Political Terrorism as news from a distant star. Images and Signs: Italy, 1969-89”, la mostra di Gigi Cifali inaugurata a Torino presso gli spazi belli e avanguardistici di Toolbox Coworking, sembrano essere avvenuti tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana.
E invece quelle armi, quelle bandiere, quei frammenti di disastri, quelle lamiere crivellate di colpi, sono le prove di un nostro passato così vicino, ma così dannatamente lontano da risultare ormai incredibile come un romanzo di fantascienza – magari quel The Dispossessed – An Ambiguous Utopia di Ursula K. Le Guin in cui su un pianeta immaginario si fronteggiavano opposte fazioni di anarchici e capitalisti – come suggerisce il curatore Gianluigi Recuperati.
E sono prove giudiziarie vere – come la coperta in cui le Brigate Rosse avvolsero Aldo Moro prima di ucciderlo, o i resti di un ombrello devastato nell’esplosione di Piazza della Loggia, o la targa di metallo ritrovata a Parco Sempione che alludeva all’uccisione dell’anarchico Pinelli – quelle che Cifali è andato cercando per tribunali, e ha fotografato ora astraendole, ora decontestualizzandole o facendone composizioni quasi pop. Ed è qui che dall’interesse documentaristico si passa alla visione estetica. Le fotografie sono presentate in modo asettico, ma la distanza di quei fatti nel tempo, il colore là dove siamo sempre stati abituati a percepire il mondo del terrorismo come un mondo in bianco e nero, contribuiscono a creare un effetto straniante, portando a riflettere da una parte sulla paradossalità di un universo basato sul conflitto di ideali e idee opposte quale era quello degli anni ’70-’80, e dall’altra sulla uniformazione amorfa del pensiero politico che invece sembra conformare i nostri tempi.
La mostra, aperta sino a domani, vuole essere la prima tappa sperimentale di un progetto espositivo più ampio e strutturato. (Mario Finazzi)












