17 settembre 2015

Triumphs and Laments: stavolta per Kentridge sono finalmente trionfi! Ovvero: Roma per questa volta si sveglia in tempo e riesce a portare a casa una straordinaria opera site specific

 

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Finalmente un lieto fine per la vicenda dei Triumphs and Laments di William Kentridge, trascinatasi per lunghi anni sballottata tra pastoie burocratiche e incomprensioni da parte delle istituzioni. È stato presentato oggi al MACRO il piano definitivo di realizzazione dell’opera dell’artista sudafricano – ma possiamo dire ormai italiano d’adozione – frutto di una tanto faticosa quanto efficace sinergia tra istituzioni pubbliche Italiane e Romane, privati e artista, come sottolineato dall’Assessore alla Cultura di Roma Giovanna Marinelli, alla presenza dell’artista stesso.
Il lavoro abbellirà i muraglioni del lungotevere raccontandoci i trionfi e le sconfitte di Roma: l’uccisione di Remo e quella di Pasolini segneranno inizio e fine di una processione di sagome, un fregio ideale ispirato in parte alla Colonna Traiana, entro cui sfileranno personaggi e simboli che hanno caratterizzato intimamente la storia di Roma, da Attilio Regolo a Papa Clemente, da Santa Teresa all’Anita Ekberg felliniana, dalla Lupa alla Vittoria, comunque sconfitta dal tempo.
E già, perchè a ricordarci quanto le vittorie, i monumenti, la gloria degli uomini siano effimere sarà la vita a termine dell’opera stessa, destinata a scomparire entro qualche anno: sarà infatti realizzata con una pulitura ad acqua sulla patina di smog e batteri che copre i muraglioni ottocenteschi, per via di levare, attraverso degli stencil giganti (ricavati dai disegni a carboncino e a china di Kentridge, di cui abbiamo avuto un assaggio nel Codice Italia trionesco, ricordate?). Quindi un intervento pulito, non invasivo, e assolutamente rispettoso della realtà storico-architettonica della città (cosa che le istituzioni hanno faticato non poco a capire, mentre chiudono gli occhi tranquillamente sulla cacofonia di tag che umilia interi quartieri romani anche centrali).
Nelle intenzioni dell’artista Kristin Jones, direttrice dell’associazione Tevereterno Onlus, principale promotrice del progetto (per farvi un’idea di tutta la storia andate a rileggervi la nostra intervista qui: www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=41754), la Piazza Tevere – perchè viste le dimensioni, 550 metri di muro tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto, per un’area superiore a quella del Circo Massimo, si può dire che sia come una nuova piazza – farà da fondale a eventi artistici e musicali durante la sua durata, e ambisce così a diventare nuovo centro nevralgico dello scenario artistico romano.
“Ma i soldi chi li mette?” – già mi pare di sentirvi: i soldi vengono in maggior parte da privati, e soprattutto dalle tre gallerie “madrine” di Kentridge, Goodman, Marian Goodman e Lia Rumma.
L’opera entrerà nel vivo della realizzazione a marzo, e le fasi di lavoro potrete seguirle dal MACRO attraverso degli schermi: due squadre, per un totale di 10-12 lavoratori, si daranno da fare per completare tutto entro il 21 aprile, il Natale di Roma, e in coincidenza con il Giubileo. E stavolta niente scuse. Sarà un trionfo. (Mario Finazzi)

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