-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Accadono cose bizzarre in quel di Reggio Emilia. Noi non ci vogliamo proprio neppure credere, ma pare che in spazi comunali (il teatro Ariosto) e con organizzazione comunale, sia stata organizzata una mostra fotografica sul tema della follia, agganciandosi alla attuale mostra del locale (ma gestito dalla Provincia) Palazzo Magnani. E fin qui si rientra nella bizzarra concorrenza che giocano a farsi gli enti pubblici. Ma mentre quella di Palazzo Magnani è una collettiva internazionale, la mostra comunale ha un tocco in più. Qui i fotografi sono due e sono riuniti sotto al nome del collettivo Gruppo Saro. Chi si nasconde dietro a Saro? Umberto Spadoni detto Mimmo e Marcello Grassi (qest’ultimo curiosamente già alla terza mostra in città quest’anno).
E il colpo di scena dove sta? Nel fatto che Spadoni altri non è che l’assessore comunale al centro storico. Direttamente invitato ad esporre dall’assessore comunale alla cultura.
Non andate a controllare, la mostra è già finita. Serviva soltanto per pochi giorni a far da ‘spalla’ allo spettacolo sulla follia di Ascanio Celestini.
[exibart]














Carissimo Direttore,
devo rivolgermi a Lei per completare le informazioni contenute nell’articolo “Tutti al teatro comunale, c’è la mostra dell’Assessore” apparso il 17 novembre u.s. sul portale exibart.com.
Innanzitutto contrariamente da quanto eluso nell’articolo in questione, anche mie fotografie fanno parte dell’esposizione “Il volto della follia” in corso a Palazzo Magnani – la cosidetta collettiva internazionale – e, ovviamente, sono ben presenti sul catalogo della stessa realizzato da Skira con la curatela di Sandro Parmiggiani. Ciò, mi pare, minimizzi il tentativo di fare passare la mostra del Teatro Ariosto come, cito testualmente “bizzarra concorrenza che giocano a farsi gli enti pubblici”.
È bene specificare inoltre, ed è importante, che l’invito ad esporre nella sala Maria Melato del Teatro Ariosto è giunto da “I Teatri” e da Ascanio Celestini, autore e protagonista de “La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico”, non dall’Assessore alla Cultura e che la mostra è stata proposta e concordata in tempi in cui né l’esposizione di Palazzo Magnani, e dunque la sua tempistica, né l’incarico che avrebbe poi assunto Spadoni erano ipotizzabili.
Sul tema del “quest’ultimo curiosamente già alla terza mostra in città quest’anno” aggiungo di seguito l’elenco delle esposizioni in questione (che sono tre se si comprende la partecipazione alla collettiva di Palazzo Magnani) con le specifiche relative:
Matzevòt, fotografie di Marcello Grassi dal cimitero ebraico di Schoenhauser Allee, Berlino – mostra personale – Sinagoga di Reggio Emilia, in occasione della giornata della memoria (amministrazione del Comune di Reggio Emilia) dal 27 gennaio al 18 febbraio 2005;
Il volto della follia, cent’anni di immagini del dolore, Palazzo Magnani – mostra collettiva (amministrazione della Provincia di Reggio Emilia), dal 13 novembre 2005 al 22 gennaio 2006;
L’opigi, appunti per una mostra fotografica sull’ex-ospedale psichiatrico giudiziario, a cura del gruppo Savo, teatro Ariosto – mostra collettiva (Fondazione I teatri), 11-12-13 novembre 2005.
Del resto Exibart conosce il mio percorso artistico di cui Lei si è occupato personalmente in occasione della programmazione della mostra “Etruria” (Federico Motta Editore, 1999) nel Museo Archeologico di Grosseto (2001), e non vedo nulla di particolarmente curioso nell’avere avuto occasioni espositive nella mia città – gestite da tre differenti interlocutori – rispetto ad altre (Arles, Albacete, Berlino, Luzzara, Mantova) avute negli ultimi mesi. Avrei dovuto declinare?
La ringrazio per la cortese attenzione che continua a rivolgere al mio lavoro e le invio l’espressione dei miei più cordiali saluti.
Marcello Grassi
PS: Il gruppo si chiama Savo e non Saro, dal nome di un caffè di Berlino dove, abitualmente, ci si trova con alcuni fotografi…