31 ottobre 2018

Tutti vogliono aiutare a ricostruire il Museo Nazionale di Rio. Tranne Jair Bolsonaro

 

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Istituzioni di tutto il mondo stanno aiutando il Museo Nazionale di Rio de Janeiro, le cui preziosissime collezioni sono andate perse per sempre a seguito del disastroso incendio di settembre. Ma un impedimento potrebbe venire proprio dall’interno. Nel Paese, infatti, c’è apprensione per gli effetti derivati dall’elezione di Jair Bolsonaro che ha promesso tagli nettissimi per l’intero settore culturale. Bolsonaro è già tristemente noto come il Donald Trump brasiliano e proprio come la sua controparte yankee riesce quasi sempre a dire la cosa sbagliata: «Ha già preso fuoco. Cosa volete che faccia?», dichiarò all’AP pochi giorni dopo il disastro. 
Come spesso capita in questi casi, al suo posto fanno gli altri. L’Unesco ha già fatto partire un progetto per aiutare il museo a valutare con precisione l’entità del danno e per procedere con la ricostruzione dell’edificio storico e della sua inestimabile collezione, anche attraverso donazioni similari, provenienti da altri musei di antropologia. Una piccola speranza di recuperare i manufatti dalle macerie c’è ancora, come già successo per Luzia, il primo teschio umano mai trovato in Sud America, considerato un tesoro nazionale, contenuto in una scatola di metallo all’interno di un armadietto del primo piano. Senza contare che il Museo aveva in deposito presso altre sedi distaccate molti altri pezzi. Comunque, da parte sua, L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha promesso un fossile o un artefatto culturale di rilevanza storica e scientifica, proveniente da ciascuno dei suoi 140 siti della rete globale dei geoparchi. Lo Smithsonian di Washington, il Royal British Columbia Museum e le ambasciate tedesca, italiana, francese, svizzera, spagnola, argentina, cinese, portoghese e statunitense hanno annunciato il loro sostegno. 
L’Unesco stima che la prima fase della ricostruzione avrà un costo di circa 50 milioni di reais, cioè 13,5 milioni di dollari, e richiederà almeno 10 anni. Il Ministero della Pubblica Istruzione brasiliano ha già stanziato un primo fondo di 2,3 milioni di dollari, per iniziare a lavorare sull’edificio, mentre il segretario del dipartimento per le infrastrutture pubbliche ha annunciato che metterà a disposizione altri 600mila dollari e 49.300 metri quadrati nel quartiere di São Cristóvão per consentire al museo di costruire un centro per i visitatori e alcuni laboratori in modo che i ricercatori possano continuare le loro attività. 
Insomma, tutto sembrava andare per il verso giusto ma i risultati delle elezioni presidenziali potrebbero incidere sui futuri finanziamenti governativi. Bolsonaro in campagna elettorale ha infatti spinto per lo scioglimento del ministero della cultura, che si occupa della gestione del museo, come parte di un piano più ampio per ridurre le agenzie governative e i dipartimenti. E contando il largo consenso attenuto alle urne, con ogni probabilità riuscirà a portare a termine i suoi piani. Una storia che sembra già sentita.

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