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«Con Julian Schnabel, che ho conosciuto parecchio tempo fa in un ascensore di West Broadway che portava da Leo Castelli, ho incominciato un discorso che non si è ancora esaurito. Strano parecchio, perché la grande parte egli artisti che ho esposto, amato e sostenuto, non li vedo più. Come pittore, Julian ha una capacità d’intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico. La sua pittura picchia duro, su telacce d’accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti». Così descrive il suo rapporto con il grande artista il gallerista Gian Enzo Sperone, uno degli artefici della fortuna di Schnabel. Che oggi chiude la sua mostra al CIAC di Foligno, dove per la prima volta in Italia sono presentate 14 grandi tele che circoscrivono il lavoro dell’artista dal 1985 al 2008, di cui otto proprio prestate da Sperone.
Eclettico e indipendente, Schnabel non solo si è dedicato negli anni ad una reinvenzione del medium pittorico, ma anche di regia, dirigendo nel 1999 Prima che sia notte sulla vita dello scultore cubano esiliato Reinaldo Arenas, che vinse nel 2000 il Gran Premio della Giuria e la coppa Volpi per il miglior attore, Javier Bardem, al Festival del cinema di Venezia e, nel 2007, Lo Scafandro e la farfalla, tratto dal romanzo di Jean Dominique Bauby, che gli valse il premio per il miglior regista al Festival di Cannes. Ma c’è invece una sorpresa, stasera, al CIAC.
A chiusura della mostra, verrà proiettato proprio il film che consacrò l’artista come videomaker, ovvero la pellicola del 1995 dedicata all’amico e artista “maledetto” di Brooklyn, Jean Michel Basquiat, primo nero della Street Art, scomparso a soli 28 anni e oggi star delle aste di tutto il mondo.
Un modo per scoprire la potenza del grande pittore, e per ricordare un’epoca, e un’epopea, con un film, ormai quasi d’antan, che ha segnato la storia dell’arte.




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