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All’ interno del Pio Monte della Misericorda, nella cappella della chiesa seicentesca a pianta ottagonale, sull’altare maggiore, è conservato da quattro secoli il capolavoro del Caravaggio, Le sette opere di Misericordia (1606-1607). Su un’unica, grande tela, Michelangelo Merisi è riuscito a rappresentare la missione che il Monte si impegnava e tutt’ora si impegna a svolgere: opere di carità e di assistenza. «La parola “misericordia” è composta da due parole: miseria e cuore. Il cuore indica la capacità di amare; la misericordia è l’amore che abbraccia la miseria della persona. È un amore che “sente” la nostra indigenza come se fosse propria, con lo scopo di liberarcene». Oliviero Rainaldi, classe 1956, fa sua la parola “misericordia” rivisitando l’opera di Caravaggio e, ispirato dalla torcia che compare al centro della tela, ha realizzato otto candele bianche di 9 metri, installate al centro della cappella, su una base in metallo.
Le otto opere di Misericordia di Rainaldi aggiungono alle sette corporali – dar da bere agli assetati, ospitare i pellegrini, visitare gli infermi, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, visitare i carcerati e seppellire i morti – un’ottava: la misericordia con se stessi. L’installazione, gotica per architettura, di imponenti dimensioni e dal movimento leggero, si adatta perfettamente allo spazio della cappella. Torce antropomorfe stilizzate, apparentemente rigide e prive di dettagli sul volto, formano un abbraccio di fede e arte.
La mostra, a cura di Maria Savarese, nasce dalla collaborazione scientifico-culturale tra Oliviero Rainaldi, il Pio Monte della Misericordia e vede la partecipazione di Genus Bononiae, del Museum of Conteporary Art di Shanghai (MoCa), del Venice International University, Frederik Meijer Gardens e Sculpture Park (Michigan, USA) e del Museo d’arte Contemporanea di Cassino. Prossimamente sarà pubblicato un catalogo edito da Allemandi, con un’introduzione di Alessandro Pasca di Magliano, Sopraintendente del Pio Monte, con testi di Maria Savarese, Qilan Shen e Claudio Strinati. (Danilo Russo)
In home e in alto: foto di Angelo Marra














