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Alla fine è successo, la Cina ha invaso gli Stati Uniti. No, non stiamo descrivendo uno scenario di fantapolitica perché, fortunatamente, lo scopo del Creative China Festival è avvicinare le due culture, esportando ciò che di nuovo si pensa e si produce nella Repubblica Popolare. Il Festival è organizzato da BCAF-Beijing Contemporary Art Foundation, prima e unica fondazione pubblica che si concentra su diverse declinazioni dell’arte contemporanea, da mappature urbane al Padiglione nazionale per la Biennale di Venezia, e si svolgerà dal 7 settembre al 24 novembre. Ricchissimo e variegato il programma degli eventi, con forum pubblici, proiezioni di film, mostre d’arte e design, progetti di residenze per giovani artisti cinesi, conferenze e concerti, e diffusi tra New York, Boston e Los Angeles, il cuore pulsante degli States. «In linea con il nostro programma di collaborazioni internazionali, il festival supporterà una nuova generazione di forze creative cinesi, stimolando una collaborazione a lungo termine tra le istituzioni culturali cinesi e statunitensi», ha dichiarato Cui Quiao, presidente di BCAF, riferendosi, in particolare, alla partnership con la Columbia University. «In un mondo complesso come quello in cui viciamo, è importante imparare come pensare i nostri valori, imparando dalle altre culture e capendole, per contribuire positivamente alla società», ha continuato Quiao. Così, ecco che luoghi iconici come Central Park, Grand Central Terminal e la Libreria del Congresso diventeranno sedi per gli eventi principali, come la rassegna dedicata al nuovo cinema noir cinese e il concerto di Zuoxiao Zuzhou, musicista molto affermato in patria e in stretto contatto con Ai Weiwei.
In home: Cai Shangjun, The Conformist, 2017
In alto: Zuoxiao Zuzhou










