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L’opening di Gavin Brown a Roma, che come vi avevamo annunciato pochi giorni fa, si sarebbe svolto oggi con la performance di Rirkrit Tiravanija (foto sopra) ha colto un po’ tutti di sorpresa.
Se si pensava infatti che l’azione sarebbe stata questa sera, il gallerista e l’artista hanno spiazzato tutti, aprendo alle 14 circa. Pubblico per la maggior parte di stranieri, ma c’era anche Jannis Kounellis, che osservava curioso le bombole del gas per cucinare usate da Tiravanija, disposte un po’ come alcuni suoi “antichi” lavori col fuoco. E nella ex chiesa di Sant’Andrea dei Vascellari c’eravamo anche noi, e abbiamo fatto qualche domanda a Mister Brown.
Cosa ti aspetti da Roma, piazza un po’ complicata per il mercato?
«Non mi aspetto niente di particolare. Amo stare a Roma e questa penso sia la condizione migliore per cominciare questa storia. E poi tutti gli artisti amano venire a lavorare qui. Il mercato è un fatto secondario. Io torno a Roma dopo più di dieci anni senza aspettative, solo con il piacere di stare qua. Penso ci verrò spesso più come turista che come gallerista. Non parlo italiano, non conosco tante gente e non so come reagirà la città, che però è sempre molto simpatica».
Ma rispetto ad anni fa Roma è peggiorata.
«Dal punto di vista economico?»
No, un po’ tutta la città.
«Roma ha sempre vissuto alti e bassi, non mi preoccupa questo»
Che cosa ci dici del futuro della galleria?
«Non ho ancora una programmazione, ma cercherò di fare cose giuste per questo spazio e penso che non lo cambierò con un restauro importante.
Farai quindi soprattutto performance?
«Forse, ma non ho ancora deciso».
Come farai con le vendite? Oggi non c’era nulla per qualche collezionista?
«Perché no. C’è questa roba qui che si può vendere (indicando le pentole e quello che rimane della performance)».
Come mai l’orario delle 14?
«Perché siamo molto disorganizzati. In realtà è stato fatto un veloce giro di telefonate per dare l’appuntamento alle 14. Neanche Rirkrit dice che lo sapeva. È stato quasi un flash mob».












