10 ottobre 2012

Un padiglione Italia che affonderà le sue radici nel passato, per presentare un oggi in grado di affrontare la sfida internazionale.

 

di

Bartolomeo Pietromarchi, foto Adolfo Franzò

Dopo anni oscuri e confusi, mi riferisco non velatamente all’orrore dell’ultimo Padiglione Italia e alla pochezza del precedente, finalmente il Ministero dei Beni Culturali ha pensato di scegliere il curatore di questa edizione 2013 fra una rosa di nomi eccellenti fra cui si è distinto Bartolomeo Pietromarchi, attuale direttore del MaCRo, che si è aggiudicato la curatela della più importante vetrina internazionale per l’arte italiana. I nomi selezionati per rappresentare al meglio la produzione artistica del nostro paese ancora non sono stati resi noti, li sapremo il 25 ottobre, quando tutti i direttori dei singoli padiglioni si incontreranno per confrontare i rispettivi progetti in modo da realizzare un’esposizione il più possibile coerente. Pietromarchi ha sottolineato l’importanza della necessità di continuare con l’impostazione critica, che da sempre lo contraddistingue, del lavoro da lui svolto fino ad ora come curatore della Fondazione Olivetti e del Premio Italia, ovvero con un progetto costruttivo di sostegno per l’arte italiana che, a causa di un sistema farraginoso, non ha ancora quel riconoscimento globale che invece meriterebbe. 

Il futuro padiglione Italia dovrà quindi rispecchiare questa scelta ed è per questa ragione che Bartolomeo Pietromarchi ha evidenziato l’importanza di realizzare al meglio un dialogo transgenerazionale fra i nostri grandi maestri come Alighiero e Boetti, Fabio Mauri, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis che, mondialmente riconosciuti come geni eccellenti, sono i padri e i generatori di quel ricchissimo “humus storico” e culturale in cui affondano le radici delle ricerche più attuali e sperimentali dalle nostre giovani leve. L’arte italiana ha questa incredibile unicità proprio perché si nutre di una tradizione storico-artistica meravigliosamente ricca e feconda ed è solo facendo un serio lavoro di rivalutazione di alcune eccellenze che la nostra arte potrà finalmente emergere, come si meriterebbe, sulla scena internazionale. Fatte queste premesse è facile ipotizzare che il prossimo padiglione vedrà certamente l’interessante incontro fra alcuni maestri storicizzati e altrettanti artisti più giovani, e sottolineo giovani non giovanissimi, proprio per rendere sempre più chiaro ed evidente il rapporto fra il passato e l’oggi. 
Non ci saranno provocazioni inutili ma la volontà di mostrare ciò che di straordinario c’è nel nostro paese in modo da far finalmente emergere i nostri giovani talenti che meritano quell’attenzione internazionale che ancora non sono riusciti ad avere. (Paola Ugolini)

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