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Alcuni artisti giapponesi e internazionali hanno installato una serie di lavori nella zona radioattiva, ormai deserta, colpita dal disastro di Fukushima Dai-ichi all’inizio del 2011.
In questo ultimo anno gli artisti, tra cui Taryn Simon, Eva e Franco Mattes, Kota Takeuchi e Trevor Paglen – noto per le sue fotografie sfocate rappresentanti i campi militari statunitensi – hanno lavorato con gli ex abitanti della zona per creare tre opere site specific installate in una casa, in un magazzino e in una fattoria. L’esposizione, intitolata Don’t Follow the Wind, potrebbe non essere accessibile al pubblico per decenni a causa dei pericoli legati alla salute determinati dal terribile incidente nucleare.
«Non si sa ancora quando si potrà accedere ai siti – ha affermato Kenji Kubota, tra i curatori del progetto – forse tra tre o dieci anni, magari tra più decadi: il periodo potrebbe superare le nostre stesse vite…invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con l’arte, con l’ambiente e con il tempo stesso.» Ed Eva Mattes ha aggiunto: «Questa è una delle sfide di questa mostra: come rappresentare qualcosa che non può essere visto?»
L’idea, nata dal collettivo giapponese Chim Pom, è senza dubbio interessante e pone alcuni stimolanti quesiti intorno ai concetti di creazione e fruizione dell’opera d’arte.










