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Una conferenza stampa pacata che spinge su una linea positiva (viva arte viva), sottolineando una scelta nella quale l’energia della ricerca trova strade di sviluppo e offre possibilità di visione. L’arte, da qualsiasi punto la si viva o la di guardi, si pone come orizzonte positivo di libertà e di bellezza.
Christine Macel fa una carrellata di tutti gli artisti invitati alla sua mostra, indicandone origine e ricerca e rappresentandone e descrivendone l’opera in esposizione. Poi dà la sua visione dell’arte e delle sue attuali possibilità: «L’arte non è la strada per cambiare il mondo ma il luogo e lo spazio dove si puó ri-immaginare il mondo. L’arte cambia la vita, la trasforma, la rappresenta. Ma non è nel potere dell’arte cambiare il mondo secondo i parametri che ci è comodo o facile immaginare, perché non offre soluzioni facili o scontate», dice la direttrice. Della stessa opinione Paola Baratta: «La crisi è dentro di noi, sta nelle nostre menti oltre che nella realtà. Non c’è semplificazione. Gli artisti ci aiutano a riconsiderare le difficoltà dell’umanità, a riconsiderare la sua complessità senza scorciatoie di semplificazione. Gli artisti ci aiutano a rifiutare la mistificazione. Ogni giorno tendiamo a semplificare, a banalizzare la realtà, cerchiamo di cancellare la complessità attraverso forme di populismo. L’arte lavora al contrario, sensibilizza su strade opposte».
Il confronto con l’altro imperdibile appuntamento con il contemporaneo viene naturale: la conferenza stampa di questa 57.ma Biennale non ha la portentosa messa in scena della concert hall ateniese di Documenta 14, ma a Venezia il pubblico è più eterogeneo e internazionale, anche se sembrano essere stati pochi gli artisti intervenuti. Poi, nei contenuti, a differenza di Atene, nessuna dichiarazione politica, nonostante qualche chiara sollecitazione tra le righe delle domande poste dai giornalisti e dal pubblico a Baratta e a Macel. (Paola Tognon)










