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Questi giorni in cui Venezia sta scoprendo la sua Biennale sono talmente caldi che, mettendo da parte, almeno per un po’, l’ansia del vedere, verrebbe quasi voglia di rinfrescarsi con un bel tuffo. Purtroppo, l’acqua della laguna pare essere più adatta a raffreddare i bollenti spiriti – vedi i caduti (dal ponte) del vip party della Fondazione Prada – che a soddisfare voglie balneari fuori stagione. Però, se è vero che l’arte è anche esercizio dell’immaginazione, si può anche evitare di rovinare in acque limacciose e per provare la sensazione dei proverbiali piedi a mollo, non solo metaforicamente, basta farsi un giro al padiglione dell’isola Tuvalu. Ospitato alla Biennale per la seconda volta consecutiva, lo Stato polinesiano, il secondo più piccolo al mondo, con una superficie di 26 chilometri quadrati divisi tra 9 atolli e poco meno di 10mila abitanti, fa la sua bella figura, proponendo un’installazione ambientale che riesce nell’impresa di essere semplice nelle forme, suggestiva nell’atmosfera e diretta nel linguaggio. Dopo Destiny Intertwined, il padiglione del 2013, in Crossing the tide ritroviamo ancora il taiwanese Vincent J.F. Huang (1971), da sempre impegnato nella denuncia dei cambiamenti climatici prodotti dall’inquinamento ambientale. L’innalzamento degli oceani, conseguenza dell’espansione termica, mette Tuvalu in serio pericolo, rendendo i suoi esigui 4,5 metri di altezza massima sul livello del mare, una barriera facilmente superabile. Il nemico, ovviamente, non è il mare che, come ha precisato il curatore Thomas Berguis, fa parte della vita degli abitanti, con il suo colore salato che entra nella abitazioni durante le maree. L’unico nemico dell’uomo è se stesso e, allora, nel Padiglione, bisogna camminare con attenzione, procedendo sulle passerelle strette che, in alcuni punti, affondano per pochi centimetri nelle grandi vasche d’acqua. Circondati da una nuvola umida di vapore che riempie l’ambiente, immersivo nel senso stretto del termine, non sarebbe fuori luogo chiedere alle persone con i sandali se la temperatura dell’acqua sia gradevole. (Mario Francesco Simeone)












