20 settembre 2015

Zaha Hadid abbandona. Dopo il progetto scartato e la ricerca di una società di costruzioni, l’archistar esce definitivamente dalla gara per lo stadio olimpico di Tokyo

 

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Sarà anche amareggiata, ma di fronte a un costo di 1 miliardo e 300 milioni di dollari (più del doppio rispetto alla cifra iniziale stimata), è chiaro che anche la Signora Hadid dovrà mettersi una mano sul cuore se il Giappone ha rifiutato il suo progetto per lo Stadio Olimpico di Tokyo, da realizzare in occasione delle Olimpiadi del 2020.
Altra questione: l’archistar ha abbandonato il tentativo di rientrare in corsa per la gara, nonostante l’ufficio stampa dello studio avesse dichiarato che si era stati in grado di trovare una società di costruzioni con cui lavorare, condizione appunto per il nuovo concorso.
Nulla da fare: nemmeno il coinvolgimento dell’azienda ingegneristica giapponese Nikken Sekkei è servito, e i contribuenti sono ancora sul piede di guerra per i soldi già versati all’architetto per un progetto che da molti è stato letto come un guscio di tartaruga, un casco di bicicletta, o più prosaicamente il coperchio di un water. Il primo ministro, Shinzo Abe, costretto a ripetizione a chiedere scusa al popolo nipponico, ora ha sottomano la revisione del piano: numero di posti ridotto da 72mila a 68, ma con la possibilità di aggiungerne altri 12mila per arrivare ad 80mila come richiesto nel caso in cui il Giappone lanci una gara per ospitare i mondiali di calcio. Però, insomma, stavolta si tratta di un bel buco nell’acqua. Per l’una e l’altra parte. 

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