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La vostra mostra “invita” al selfie? Le opere sono così suggestive che tutti voglio toccarle, guardarle da vicino, abbracciarle in tutto e per tutto?
Prendetevi una schiera di dottorandi, docenti e studenti che possano educare alla distanza. Questo è un po’ quello che sta facendo David Zwirner, nella sua mostra newyorchese dedicata alle opere degli anni ’60 e ’70 di De Wain Valentine e che mostrano circa una dozzina di sculture dell’artista del Colorado, realizzate in resina, e dagli strabilianti effetti spaziali, colore e luce, il cui fulcro sono due colonne grigie del 1975-1976, attraverso le quali tutto cercano di farsi uno scatto.
Insomma, si tratta di una mostra esemplare, anche perché il lavoro dell’artista non viene mostrato a New York dal 1981, anche se una certa fama è stata ritrovata dopo la partecipazione a “Pacific Standard Time” al Getty Center di Los Angeles, e allo stesso di un progetto quasi educativo. Per far imparare, una volta per tutte, che non è che dobbiamo per forza entrare nell’opera fisicamente, per poterne godere, e che soprattutto – come sarebbe piaciuto a De Dominicis – è necessario portare rispetto, e non invadere con la nostra faccia ogni angolo delle mostre.










