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In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 21 al 27 aprile.
Teatro e danza
Stabat Mater e Carmina Burana del Balletto di Maribor
Il Balletto di Maribor per Parma Danza porta in scena al Teatro Regio, il 21 aprile, due coreografie di Edward Clug: Stabat Mater su musica di Giovanni Battista Pergolesi, scene e costumi di Jordi Roig, e Carmina Burana musica di Carl Orff con scene di Marko Japelj, costumi di Leo Kulaš, luci di Tomaž Premzl, sound designer Gregor Mendaš.
«La coreografia di Stabat Mater ha una forte connotazione allegorica riguardo l’immaginario biblico tradizionale – spiega Clug -. Tuttavia, il contesto ironico di vita quotidiana trasforma queste rappresentazioni in un’intimità nuova tramite l’atemporalità della danza, riflettendo la nostra personale comprensione del rapporto madre-figlio».
L’opera di Orff, capolavoro del XX secolo che attinge ai temi umani senza tempo della speranza, dell’amore e del destino che trae ispirazione dai versi medievali, parla della durevole natura dell’esperienza umana, con la sua sezione iniziale, O Fortuna, che getta un’ombra minacciosa sull’incerto destino dell’umanità.

Storia molto più che leggendaria di Donald Trump
Con Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man, intrecciando storia e leggenda, Stefano Massini racconta un’altra epica americana, l’irresistibile ascesa del miliardario newyorkese Donald J. Trump, fino alla sua prima elezione alla Casa Bianca nel 2016 (da 22 al 26 aprile al Teatro Bonci di Cesena).
Nel succedersi incalzante di colpi di scena, la rocambolesca esistenza di un uomo che si è trasformato in icona, brand e testimonial del suo stesso successo, spingendosi ogni volta oltre il limite e oltre il lecito, in una sfida instancabile che non ammette l’ipotesi della resa, ma sempre e solo l’ebbrezza del rilancio. Fino a indossare la grottesca maschera che tutti conosciamo, riscrivendosi addosso le regole dell’economia, della finanza, della politica e perfino della civiltà.
Ne nasce un racconto rivelatorio e per molti aspetti raggelante. Donald è, in fondo, la personificazione del nostro tempo, di cui esprime perfettamente il cortocircuito fra realtà e reality, fra fake e fiction, fra persona e personaggio.

La bella addormentata di Spellbound Contemporary
Debutto di The Sleeping Queen, il nuovo lavoro di Mauro Astolfi, in scena il 26 aprile al Teatro Comunale di Vicenza: una rilettura contemporanea e simbolica de La Bella Addormentata, che trasforma la fiaba in una potente riflessione sul potere, l’alienazione e il risveglio interiore. Con una partitura che rielabora suggestioni di Pëtr Il’ič Čajkovskij in chiave contemporanea, lo spettacolo indaga la fragilità dell’autorità e la possibilità di una rinascita fondata sull’ascolto e sulla consapevolezza. Il cuore narrativo si sviluppa attorno al tema del risveglio. Nella fiaba, il bacio del principe è un atto d’amore esterno, salvifico. Qui, invece, il risveglio è un processo interno. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda.

Romeo e Giulietta nei Campi Flegrei
GiuRo. Libera Gioventù Bannata dal Tempo, con versi, canti, regia e drammaturgia di Mimmo Borrelli, e le musiche originali eseguite in scena da Antonio Della Ragione (al Teatro Bellini di Napoli, fino al 26 novembre) nasce dall’incontro e dal lavoro di Borrelli con i giovani attori della Bellini Teatro Factory, oggi Compagnia: osservando le loro inquietudini, paure e contraddizioni, sono affiorati, se non esplosi, i segni di un conflitto generazionale profondo, che riguarda padri e figli. Da queste riflessioni, prende forma una riscrittura ispirata a Romeo e Giulietta, a sua volta ispirato alla novella rinascimentale di Mariotto e Ganozza de Il Novellino di Masuccio Salernitano.
La storia si sposta in un paesaggio distopico nei Campi Flegrei, in cui la peste di Shakespeare diventa un mega terremoto che travolge anime, spiriti, generazioni. In questo mondo attraversato da violenza, smarrimento e crisi dei valori, l’amore dei due giovani diventa una forza fragile ma necessaria. Lo spettacolo si trasforma così in un’indagine poetica e teatrale sul rapporto tra generazioni, sulla responsabilità e sul fallimento dei padri, sul destino dei figli.

Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III
Il pluripremiato drammaturgo e regista uruguaiano Gabriel Calderón, firma e dirige Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III (al Teatro India di Roma, dal 22 al 26 aprile, produzione Piccolo Teatro di Milano, Carnezzeria), con protagonista Francesco Montanari, storia di un Re che per diventare tale ha dovuto eliminare tutti i possibili rivali. Un monologo che si fa “variazione sul tema” di Riccardo III di Shakespeare, in cui i confini tra epoche e identità si assottigliano, sullo sfondo di una stessa realtà di ambizione, sete di potere, violenza repressa. U
n attore di teatro che non ha mai avuto la soddisfazione di interpretare un ruolo da protagonista, ora che finalmente è arrivato il suo momento, desidera sfruttare al meglio l’opportunità. A poco a poco, si accorge di un’inquietante affinità tra la sua vita e quella del personaggio: ambizione, rabbia repressa, sete di riscatto, opportunismo. Interpretandone il celebre monologo, ritrova in se stesso i lati oscuri del sovrano di York.

Il malato immaginario di Tindaro Granata
L’attore siciliano Tindaro Granata e il regista Andrea Chiodi in uno dei testi più fortunati di Molière, Il malato immaginario, un attacco del commediografo contro i medici, che testimonia il suo odio viscerale per questa categoria.
«Molière – scrive il francesista Giovanni Macchia – è uno scienziato delle nevrosi». È un uomo malato, che teme di morire, ma che sa anche che ridere e far ridere è una difesa contro quelli che erano i suoi stessi mali: la gelosia, il dolore, l’ansia, la malinconia. È un Malato immaginario onirico e irriverente quello firmato da Chiodi, divertente e contemporaneo nel portare in scena le vicende familiari dell’ipocondriaco Argante, circondato da medici inetti e furbi farmacisti, ben felici di alimentare le sue ansie per tornaconto personale. Come l’avaro Arpagone, Argante è vittima di sé stesso e burattino di chi gli sta intorno, prigioniero della sua stessa paura, un’ossessione – l’ipocondria – che in questa nuova versione diventerà piena protagonista.

“Il malato immaginario”, di Molière, adattamento e traduzione Angela Dematté, regia Andrea Chiodi, con Tindaro Granata e Francesca Porrini, Angelo Di Genio, Emanuele Arrigazzi, Alessia Spinelli, Nicola Ciaffoni, Emilia Tiburzi, Elisa Grilli, scene Guido Buganza, costumi Ilaria Ariemme, musiche Daniele D’Angelo, luci Cesare Agoni. Produzione Centro Teatrale Bresciano in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Viola Produzioni Roma. A Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 20 al 26 aprile.
Gran Bolero a Vicenza
Per Danza in Rete Festival, della Fondazione Teatro Comunale di Vicenza, al Teatro Olimpico il 21 aprile, è in scena Gran Bolero coreografia di Jesús Rubio Gamo, musiche di José Pablo Polo dal Boléro di Maurice Ravel, una produzione En-Knap Productions & Zagreb Dance Company. La compagnia, una doppia compagine slovena e croata, proporrà una delle più intense rielaborazioni del capolavoro coreografico e musicale del XX secolo, un duplice trionfo di estetica e di senso, che coniuga la danza con il desiderio profondo e vitalistico contenuto nella celeberrima partitura, con il suo finale travolgente e liberatorio.
Gran Bolero è una coreografia viscerale, di struggente intensità, che rielabora la celebre composizione di Ravel attraverso uno sguardo contemporaneo, una creazione per dodici danzatori che celebra il tempo e lo spazio condivisi.

Omaggio in danza a Eleonora Duse
La Duse – Nessuna Opera, creazione coreografica di Adriano Bolognino e Rosaria Di Maro per la COB Compagnia Opus Ballet (il 23 e 24 aprile, al Teatro Umberto Giordano di Foggia), è un intenso omaggio alla figura di Eleonora Duse e al suo rapporto profondo con i personaggi femminili che ha interpretato. Ispirato alle sue parole e alla sua visione del teatro, il lavoro si sviluppa come una “non opera”, un percorso coreografico che attraversa due momenti: una prima parte più costruita e artificiosa e una seconda in cui emerge una Duse matura, essenziale e luminosa. In scena nove danzatrici danno corpo a un universo femminile complesso e vibrante.
La produzione è stata premiata come Miglior Produzione Italiana – Middle Scale al Premio Danza&Danza 2024.

I dieci anni di Made4You
Made4You 2026 celebra il decimo anniversario del progetto di Eko Dance Project di Pompea Santoro, che ha voluto coinvolgere uno dei coreografi più influenti della sua carriera: Nacho Duato, artista di fama mondiale, con il quale ha condiviso il palcoscenico ai tempi del Cullberg Ballet, e per l’occasione verrà presentato Liberté, estratto da Rassemblement, creazione del 1990 realizzata per il Cullberg Ballet.
Accanto a lui, due giovani coreografi selezionati: Salvatore De Simone con W.I.P. creazione sviluppata in collaborazione con lo Studio Wayne McGregor, una fusione innovativa tra linguaggi coreografici contemporanei; e Giovanni Insaudo con Unknown 2.0, un lavoro incentrato sull’esplorazione e sulla ricerca dell’impossibile.
Infine, Paolo Mohovich, da sempre grande sostenitore di questo prezioso progetto, con la nuova creazione Roter Puls. Al Teatro Astra di Torino, il 23 e 24 aprile, per Palcoscenico Danza.

Storia della breakdance con i Pockemon Crew
Dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi al Teatro Del Monaco di Treviso, data unica, il 23 aprile, di De la rue aux jeux Olympiques con la celebre compagnia di breakdance Pockemon Crew che, sotto la direzione di Riyad Fghani, porta sul palco la storia di una disciplina forgiata nella e dalla strada.
La compagnia ha sempre cercato di coniugare creazione e competizione, anche se per lungo tempo è stata costretta a scegliere per ottenere il riconoscimento. Si è poi liberata da questi codici condividendo uno suo proprio stile da oltre venticinque anni, basato su un alto livello di abilità tecnica e guidato dalla forza e dai valori delle battaglie.
Lo spettacolo è il risultato di una fusione tra la storia della compagnia e quella più ampia della breakdance, che ha raggiunto i teatri più prestigiosi e i Giochi Olimpici di Parigi del 2024.

L’elogio ai giorni di Claudia Catarzi
Su una piccola piattaforma orizzontale e inclinata a scivolo, la performance della coreografa e danzatrice Claudia Catarzi 14.610, è l’elogio di ogni singolo giorno di vita. Una riflessione sulla dignità e sul valore dell’esistenza umana nel tempo presente: costantemente in bilico. L’elogio a ogni parte di sé, a ogni giorno di vita, diventa un atto di riconoscimento e di rispetto per il nostro irriducibile valore personale. L’unicità si svela con i suoi misteri e le sue bellezze, la meraviglia di essere irripetibili. Eppure, allo stesso tempo, non siamo forse tanto unici quanto umanamente la stessa sostanza all’origine? La dedica a questi giorni di vita è l’elogio a giorni di infinite esistenze.
A Piacenza, Chiostro del Collegio Morigi, il 26 aprile, per dAS, de Arte Saltandi.

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
45 anni dopo il terremoto dell’Irpinia, a dieci anni dall’uscita del fortunato romanzo La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, Enrico Ianniello porta in scena la storia prodigiosa del piccolo Isidoro, bambino felice nell’Irpinia degli anni ’70. Grazie alla dote specialissima che lo rende unico, quella capacità di urla fischiare che s’è ritrovato nella gola, Isidoro elabora insieme a Quirino Raggiola – il dolce papà sindacalista e poeta che si chiude in bagno per scrivere lettere d’amore – un fischiabolario necessario ad insegnare una nuova lingua agli ultimi, per difendersi da un mondo prepotente che vuole offenderli. Purtroppo, però, quel terribile 23 novembre è alle porte. E con lui se ne andranno definitivamente l’infanzia e la voce del prodigioso Isidoro.
Al Teatro Biondo di Palermo, dal 24 al 26 aprile.

Furore secondo Massimo Popolizio
Interpretato e ideato da Massimo Popolizio Furore, dal capolavoro di John Steinbeck, con l’adattamento di Emanuele Trevi, diventa racconto vivo sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta di Saronno, il 23 aprile. Pubblicato nel 1939 e vincitore del Premio Pulitzer, Furore è una delle opere più incisive del Novecento: un racconto epico e documentato della Grande Depressione americana, nato anche dall’esperienza diretta di John Steinbeck tra i lavoratori migranti. Al centro, l’esodo dei contadini dell’Oklahoma e dell’Arkansas verso la California, in una vicenda che intreccia dimensione storica e destino umano, miseria materiale e tensione morale.

Il corpo di Giacomo Matteotti
Nel solco ideale della Festa della Liberazione, lo spettacolo Il corpo di Matteotti, scritto e diretto da Andrea Baldoffei, anche interprete insieme a Riccardo Milani (il 25 e 26 aprile al Teatro Argot di Roma, per Green Days – nel tempo che resiste la rassegna teatrale Under 35 curata, organizzata e pensata da Dominio Pubblico), restituisce corpo e voce a una figura simbolo dell’opposizione al regime, trasformando il teatro in uno spazio di resistenza e memoria attiva. Non una commemorazione ma un attraversamento: perché è proprio in quel momento sospeso – quando il corpo di Matteotti viene nascosto e la verità tenta di essere sepolta – che si rivela con più forza la necessità, ancora oggi, di scegliere da che parte stare.
Il corpo di Matteotti si impone come un atto civile necessario, un dispositivo scenico che non racconta il delitto, ma ciò che resta dopo: il peso della violenza, la responsabilità individuale, il silenzio che segue l’orrore.

Le traiettorie biografiche Marco D’Agostin e Marta Ciappina
C’è un momento, nell’esperienza artistica, in cui la parola smette di essere semplice veicolo e si fa materia viva, attraversamento, spazio condiviso. È in questa soglia – fragile e fertile insieme – che nasce Vite fatte d’arte, il podcast live ideato e curato da Maria Genovese per ATCL / Spazio Rossellini, il 20 aprile abiterà gli spazi dello Spazio Rossellini di Roma con il quarto appuntamento del ciclo, ospitando Marco D’Agostin e Marta Ciappina.
Non un format ma un dispositivo: un luogo in cui le traiettorie biografiche di artiste e artisti si offrono come campo di risonanza, dove il pensiero si costruisce nel tempo reale della voce e dell’ascolto, restituendo alla parola la sua dimensione più necessaria – quella di un gesto che accade, che espone, che mette in relazione.

Misurare il salto delle rane
Ultima tappa del tour di Misurare il salto delle rane, di Carrozzeria Orfeo, l’ultima creazione uscita dalla penna di Gabriele Di Luca e diretta dal drammaturgo insieme a Massimiliano Setti, Noemi Apuzzo, Elsa Bossi, Chiara Stoppa. Misurare il salto delle rane è una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori tra gli anni ’80 e ’90. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate.
A Milano, Teatro dell’Elfo, dal 21 al 26 aprile.

















