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A Bologna il teatro torna a essere gesto politico, spazio di parola e dispositivo di immaginazione collettiva. Con Politico Poetico 2026, il progetto del Teatro dell’Argine rilancia una riflessione urgente sul ruolo delle arti performative nella costruzione della cittadinanza, intrecciando pratiche educative, azioni urbane e sperimentazione scenica.
Dopo l’edizione del 2021, il progetto si presenta come un organismo stratificato che attraversa la città di Bologna, coinvolgendo centinaia di adolescenti in un percorso annuale fatto di laboratori, confronto e restituzioni pubbliche. Il cuore pulsante dell’iniziativa sono gli Speakers’ Corners 2026, in programma il 19 aprile in Piazza Maggiore: un dispositivo performativo che trasforma lo spazio urbano in una costellazione di micro-palchi, dove 400 giovani prendono la parola per condividere visioni, paure e proposte.
Il riferimento allo storico Speakers’ Corner londinese si carica qui di un significato ulteriore: non solo esercizio di libertà espressiva, ma pratica incarnata di teatro come azione politica. Le cassette di legno disseminate nella piazza diventano così soglie simboliche, luoghi minimi da cui osservare e ridefinire il rapporto tra individuo e collettività. In questo contesto, la parola non è mai neutra: è gesto, esposizione, rischio. È, soprattutto, relazione.
A questa prima azione pubblica segue un momento istituzionale, ma non meno performativo: le Lettere alla Città, presentate al Consiglio Comunale il 25 maggio. Più che un documento, si tratta di un atto di advocacy che condensa le istanze emerse dal basso, traducendole in una forma politica capace di interpellare direttamente chi amministra. Qui il teatro si espande oltre i suoi confini tradizionali, diventando strumento di mediazione tra immaginario e governance urbana.
Il progetto culmina infine con Habil delle città, spettacolo in scena presso l’Archiginnasio, che segna un ulteriore slittamento linguistico. L’integrazione tra realtà virtuale e presenza scenica costruisce un’esperienza immersiva e bifronte: da un lato l’intimità solitaria del visore VR, dall’altro la dimensione rituale del teatro condiviso. La storia di Habil, adolescente marginale e invisibile, diventa paradigma di una condizione diffusa, interrogando lo spettatore su responsabilità individuali e collettive.
In Politico Poetico 2026 il teatro si sottrae alla logica dell’intrattenimento per tornare a essere necessità: un dispositivo critico capace di incidere sul reale, attivare comunità e restituire voce a chi raramente trova ascolto. Un progetto che, nel panorama italiano, si distingue per la sua capacità di tenere insieme estetica e partecipazione, immaginazione e politica, riaffermando il valore dell’arte come pratica di cittadinanza.












