25 ottobre 2007

VERNISSAGE IN CANTINA

 
Un viaggio lungo lo Stivale, per raccontare la storia di tre aziende vinicole innamorate dell’arte. Dal Trentino Alto Adige alla Sicilia passando per la Toscana, nuove strategie di marketing puntano su cultura e creatività. Perché se il buon vino fa buon sangue, l'arte di qualità fa gola e dà prestigio...

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Arte contemporanea e buon vino, sodalizio vincente ad alta gradazione creativa. L’industria enologica italiana, nota per le sue eccellenze produttive, diventa punto di riferimento strategico per l’art system nazionale, adoperandosi in brillanti azioni di sostegno finanziario e progettuale. Da nord a sud della penisola la passione per l’art management contagia medie e grosse imprese, decise a guadagnarsi così nuova riconoscibilità sociale: acquistano e producono opere, finanziano mostre, inventano concorsi, programmi espositivi, collaborazioni con gallerie, musei, associazioni.
Provando a tracciare un breve percorso lungo le tre aree geografiche del Paese, incontriamo i responsabili di tre aziende che ben rappresentano questa efficace macchina operativa. La tenuta Löwengang sorge in Alto Adige, esposta a un magico mix di venti alpini e mediterranei. Siamo nel regno dell’azienda Alois Lageder, attiva da più di centocinquanta anni nel settore vinicolo. “Il mio trisnonno, di professione carrozzaio -racconta a Exibart il proprietario- procurava il vino ai clienti delle valli più in alto del Sudtirolo. Fu suo figlio a fondare nel 1855 la Cantina Lageder, ai bordi del centro storico di Bolzano“. Oggi al timone c’è lui, Alois Lageder, cinquant’anni e un’attitudine spiccata per l’innovazione culturale, tecnologica, imprenditoriale. Rientra in quest’ottica di sviluppo a trecentosessanta gradi la fervida attività nel settore dell’arte contemporanea, ormai tratto distintivo dell’azienda altoatesina. Il signor Alois -che è anche presidente di Museion, la maggiore istituzione museale bolzanina- è un vero appassionato, uno che ha capito presto l’importanza di “sottolineare tramite l’arte le specificità dell’impresa, ampliando al contempo il proprio orizzonte“.
L'alveare, opera realizzata da Carsten Hoeller e Rosemarie Trockel per la tenuta Loewengang di Alois Lageder
Così, se nello statement aziendale si parla di “simbiosi tra natura e tecnica, cielo e terra, storia e futuro“, ecco che la ricerca artistica diventa un modo per restituire concretamente questo immaginario, attraverso opere appositamente concepite e installate nella tenuta. “Gli artisti hanno interpretato con il loro occhio la nostra realtà -puntualizza Alois-. Per esempio, ‘L’alveare’ di Carsten Höller e Rosemarie Trockel prende spunto dalla torre di vinificazione che sfrutta forze e principi naturali come la gravità e il cerchio“. Il ciclo di interventi site-specific prende il nome di “Progetto Ansitz Löwengang” e dal 1997 a oggi ha già visto in azione quattordici artisti europei e americani. Tra questi c’è chi ha puntato sull’ostentazione, come Thom Merrick, autore di un Cavaturaccioli alto dieci metri, e chi ha preferito un approccio più lirico, dall’olandese Irene Fortuny-O’Brien, col suo anomalo sistema di drenaggio che cola stille bronzee lungo la parete rocciosa della cantina, a Christian Philipp Muller, che con la terra dei vigneti ha realizzato l’installazione di gusto poverista Del desiderio di vivere in armonia con la natura. Accanto a questo sostanzioso programma si sviluppa il “Progetto Linea Vini Classici”, etichette d’autore realizzate da artisti internazionali come Eva Marisaldi, Elisabeth Hölzl, Marcello Maloberti, Luca Vitone, Mario Airò.
L'opera di Christian Philipp Mueller, Del desiderio di vivere in armonia con la natura, installata nel Giardino d'inverno della Tenuta Loewengang a Magrè
E poi l’impegno ecologico, altra bandiera di casa Lageder. Lavorazione biodinamica, geotermia, eliotermia, ricerca tecnologica al servizio del risparmio energetico: una filosofia cavalcata con rigore e senso di responsabilità. Poteva l’arte non raccogliere gli input di questo intelligente work-style? “Mi interessa il nesso tra arte e sostenibilità. Già alcuni artisti si sono ispirati a principi olistici, ecologici e biodinamici per realizzare opere nella nostra tenuta. Mario Airò ha sfruttato l’influenza dell’energia eolica e della musica sull’evoluzione del vino, mentre Matt Mullican ha osservato l’influsso della luna e delle costellazioni sui lavori in vigna e in cantina“, racconta Alois Lageder.
E nel futuro? Oltre a proseguire l’attività di sostegno a eventi e istituzioni (Transart, Manifesta 2008, Museion), i coniugi Lageder allargano il loro campo d’azione. “Partirà nel 2008 un progetto di musica contemporanea che affiderà un incarico annuale a un compositore. Il primo musicista selezionato è Johannes Staud, un giovane austriaco che vive a Londra. Le composizioni verranno rappresentate in prima mondiale nelle nostre Tenute a Magrè“.
L’entusiasmo di Alois Lageder è palpabile, sincero. La sua determinazione nel gestire ambiziose iniziative culturali pare tracciare con chiarezza la figura del neoimprenditore umanista, stratega colto e mai disincantato: “Non considero l’arte uno strumento di marketing, ma sono consapevole del prestigio che può portare a un’azienda -ammette-. Sostengo l’arte, principalmente, perché mi incuriosisce l’interpretazione creativa del mondo di oggi, dei nostri sogni, dei nostri problemi. Penso inoltre che ognuno di noi abbia delle responsabilità verso la società; se la mia azienda lavora con successo ho l’obbligo di utilizzare una piccola parte del reddito per progetti sociali e culturali“.
La nuova cantina Icario di Montepulciano
Ha una storia assai più recente l’azienda toscana Icario, nata nel 1998 per mano di Giancarlo Cecchetti. Oggi sono i figli Andrea e Alessandra a occuparsi dell’impresa, diventata negli anni tra le maggiori produttrici del celebre rosso di Montepulciano. Partiti entrambi da una formazione economica, i due fratelli hanno saputo coniugare il proprio background con l’amore per il vino e l’arte contemporanea.
A Parlare con noi è Andrea, il secondogenito: “L’arte per Icario è, oltre che una passione, uno strumento per lo sviluppo culturale del proprio ego personale e aziendale. Strumento che aiuta a farsi conoscere internazionalmente“. Immersa nell’incantevole paesaggio delle colline toscane, la nuova cantina Icario è già in sé un manifesto di questa caparbia passione per l’arte: un gioiello di architettura in piena Val d’Orcia. “L’edificio, progettato dal famoso Studio Valle di Roma, è il risultato della fusione dei principi cardine di Icario: funzionalità, innovazione, minimo impatto ambientale, forte immagine architettonica. Il tutto all’insegna di trasparenza e leggerezza“, prosegue Andrea. Uno spazio nato per il vino, ma pensato anche in funzione dell’attività artistica: “La zona espositiva comprende una parte esterna e una interna, con grandi saloni open space trasformabili in spazi dedicati. Ma anche le sale di produzione e invecchiamento possono essere utilizzate per le mostre“.
A occuparsi del programma espositivo sono, accanto ai due fratelli Cecchetti, l’art director Aldo Premoli, il curatore Marco Meneguzzo e il gallerista Antonio Colombo. Un team composito e ben assortito, alle prese coi lavori per il primo importante evento, la collettiva Le Bateau Ivre annunciata per aprile 2008. Tra horror vacui, rimembranze poetiche rimbaudiane e rutilante celebrazione dell’ebbrezza iconografica, quindici artisti italiani (da Fulvio Di Piazza ad Andrea Mastrovito, da Antonio Riello a Massimo Kaufmann, dal Laboratorio Saccaridi a Maurizio Cannavacciuolo) battezzeranno la nuova cantina nel nome dell’arte. Ma a bollire in pentola ci sono già nuovi progetti: “Marco Meneguzzo sta preparando una seconda esposizione, dedicata a un prestigioso personaggio dell’arte italiana, ma è ancora presto per rivelarne il nome. Aldo Premoli vuole invece portare all’interno del progetto anche la cinematografia d’autore“.
Intanto, mostra dopo mostra, cresce la collezione dell’azienda. Assieme alla voglia di investire tempo e denaro in un’avventura vissuta un po’ come missione sociale, un po’ come strategia di mercato: “L’arte è un patrimonio del nostro paese. Sostenerla è un dovere. Ma è anche uno strumento per accrescere la propria immagine. Il prestigio, però, arriva se la mostra non è isolata -puntualizza Andrea-. Bisogna coadiuvarla con delle attività correlate: il curatore e l’art director, in tal senso, hanno un ruolo determinante per arrivare al successo“.
La cantina Planeta di Noto, i locali per la vinificazione
Stessa età, più o meno, per la siciliana Planeta, fondata nel 1995 dai fratelli Francesca, Alessio e Santi. Quattro cantine, in quattro località diverse, percorrono il sud della Sicilia, da est a ovest: Noto, Vittoria, Sambuca, Menfi ospitano gli headquarter del regno Planeta, un nome che ha promosso in tutto mondo la straordinaria qualità del vino siciliano. Ma il viaggio attraverso l’isola continua, stavolta in direzione del vulcano; l’azienda, fedele a un’idea di progressiva espansione sul territorio, ha da poco acquistato un nuovo avamposto a Castiglione, alla pendici dell’Etna.
Attenti alla promozione del marchio e alla qualità della comunicazione, i Planeta scelgono l’arte per costruirsi un’identità colta e originale. Dopo la felice partnership col palermitano Micromuseum, diretto da Paolo Falcone (erano gli anni 2001/2002 e per l’occasione sbarcarono a Palermo artisti del calibro di Martin Creed, Grazia Toderi, Luca Vitone), l’azienda si dedica a un percorso indipendente. Viaggio in Sicilia diventa dal 2004 il progetto di punta, un appuntamento annuale che coniuga i concetti di incontro, esplorazione, interpretazione creativa di luoghi e storie. “Ogni edizione vede coinvolti un gruppo di artisti italiani e stranieri in un Gran Tour della Sicilia, durante il magico periodo della vendemmia -ci racconta Francesca Planeta-. La cantina Planeta di NotoPer una settimana gli artisti convivono e si confrontano, ricevendo dal territorio suggestioni con cui interpretare la propria idea di ‘viaggio’”. Poi, al termine del tour, i giovani viandanti dell’arte producono le loro opere durante una breve residenza nella tenuta di Sambuca, e a giugno dell’anno seguente una mostra celebra i risultati dell’operazione.
Tale spiccata sensibilità per le dinamiche territoriali non poteva che avallare il coinvolgimento di significative realtà locali, pubbliche e private: “La prima edizione del Viaggio in Sicilia ha avuto una “tappa” al Museo Archeologico di Gela. Le ultime due hanno visto svolgersi l’evento conclusivo in uno spazio straordinario come il Complesso Monumentale dello Spasimo, grazie alla collaborazione e al patrocinio del Comune di Palermo. L’evento, inoltre, è stato affidato finora alla cura della Galleria palermitana Nuvole Incontri d’Arte“. Iniziativa lodevole e ben coordinata, anche se ancora priva del giusto smalto: l’impianto curatoriale e la selezione degli artisti non rendono giustizia a una delle aziende più rappresentative dell’isola, considerata tra le case vinicole più cool del paese.
Intanto, nel 2005, Planeta riceve l’ambito premio “Impresa e Cultura” e oggi, forte di una rete di clientela internazionale, traghetta oltre confine il marketing culturale: “In Giappone abbiamo appena organizzato una mostra all’Istituto di Cultura Italiana, con le opere di Juichi Yoshikawa, uno degli artisti presenti all’ultima edizione di Viaggio in Sicilia“.
Un innesto fertile, quello tra arte contemporanea e wine trade. Fondendo tradizione e innovazione, globale e locale, old e new economy le aziende vinicole si fanno inediti incubatori di cultura, creatività e immaginazione. Piaceri doc, per anima e palato.

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link correlati
www.aloislageder.eu
www.icario.it
www.planeta.it

helga marsala


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 41. Te l’eri perso? Abbonati!

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