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Restyling San Carlo

   
 Al via la ricostruzione del gruppo scultoreo di Antonio Niccolini. Sarà ricollocato durante la primavera, restituendo l’integrità della facciata del celebre teatro lirico partenopeo. E dopo il restauro della Fenice di Venezia e l’avvio (forse) dei cantieri per il Petruzzelli di Bari, continua il revival dei grandi teatri del Paese… Francesca della Gatta 
 
pubblicato
Dopo l’incendio del 13 febbraio del 1816, che devastò l’edificio lasciando intatti solo i muri perimetrali, l’architetto e scultore Antonio Niccolini, caposcuola del Neoclassicismo a Napoli, si occupò della ricostruzione del teatro e inserì sul frontone della facciata il gruppo raffigurante Partenope tra i geni della commedia e della tragedia.
Il Niccolini, autore di numerosi teatri toscani tra cui il Regio di Pistoia, era già intervenuto a più riprese sull’edificio, seguendo in parte per la facciata il modello offerto da Giuseppe Piermarini per il teatro alla Scala di Milano con il portico carrozzabile al pianterreno, ma inserendo al posto della soluzione milanese della terrazza un loggiato ionico, che suggerisce l’associazione tempio-teatro. L’opera scultorea, di cinque metri per otto, ha avuto una sorte sfortunata dovuta al materiale con cui era stata costruita, stucco su muratura con rinforzo metallico. Gli agenti atmosfericTeatro San Carlo i l’avevano progressivamente disgregata rendendo necessarie negli anni talune modifiche strutturali che ne avevano alterato l’originaria composizione, fino alla decisione presa il 28 marzo del 1969 di demolirla perché pericolante. Il restauro è stato presentato a fine gennaio al Comune di Napoli dal sindaco Rosa Russo Iervolino, dai soprintendenti Enrico Guglielmo e Gioacchino Lanza Tommasi con l’ausilio di un plastico.
Il rifacimento non si potrà basare, purtroppo, sul riuso dei calchi originali, non più reperibili, ma si avvarrà di numerose incisioni e foto storiche e sull’uso della computer grafica. I materiali per la realizzazione sono stati selezionati sulla base di due parametri fondamentali: la leggerezza e la resistenza alle intemperie. La scelta è ricaduta sulla vetroresina assemblata su una struttura metallica in acciaio inox, finita con polvere di marmo e trattata con patinatura.
L’intervento è stato reso possibile grazie alla raccolta di fondi privati da parte dell’Associazione Brancaccio sostenuta da numerosi sponsor (il principale è Vodafone) per un costo complessivo di 189mila euro. Si tratta della stessa associazione (e dello stesso sponsor) che si è già occupata a Napoli di altri importanti restauri. Tra cui la Guglia dell’Immacolata ed il complesso monumentale di Piazza dei Martiri.

francesca della gatta

[exibart]


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