13 gennaio 2026

Nell’Atlante di Nicolas Martino, tra estetica e politica c’è una linea continua

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Nel suo ultimo volume, edito da Gli Ori, Nicolas Martino traccia un atlante dell’epoca contemporanea, dal Sessantotto alla Pandemia, rileggendo gli eventi sociali e politici in dialogo con le opere d’arte

Nanni Balestrini, Potere Operaio, 1972

Se le pagine del nuovo libro di Nicolas Martino potessero scorrere libere, produrrebbero un rumore vivace. Raccogliendo le voci dinamiche e collettive dei manifestanti, assieme a quelle espresse nelle assemblee, riporterebbero anche suoni tratti da trame musicali e sketch cinematografici, fino alle parole misurate e riflessive degli intellettuali del Novecento internazionale. Il volume, intitolato Sul presente dell’arte. Breve atlante estetico-politico, edito nel novembre 2025 dalla casa editrice Gli Ori, per la collana I limoni diretta da Pietro Gaglianò, si presenta come un manuale essenziale per comprendere il laboratorio teorico e di ricerca condotto da Martino negli ultimi dieci anni. Inoltre, il libro si rivela uno strumento fondamentale per scoprire il contesto sociopolitico dei movimenti artistici dal Sessantotto fino al XXI secolo, offrendo una prospettiva inedita sui concetti di autore, lavoro e intellettuale, paragonati rispettivamente ai temi della creatività, formazione e della postcritica.

Grazie a una prosa chiara e scorrevole, il testo risulta accessibile anche a chi per la prima volta si avvicina a queste tematiche, inoltre è corredato di una ricca bibliografia e di un efficace indice analitico relativo ai concetti trattati. In questa struttura così articolata, l’opera risulta davvero viva in quanto, raccogliendo molteplici storie che confluiscono in una unica narrazione collettiva, l’estetica, la politica e l’arte si dimostrano radicate con tratti di naturali approfondimenti nella creatività umana.

Claire Fontaine, Visions of the world (Genova, 19. 07. 2001), 2007

Nonostante ciò, in alcuni passaggi la narrazione si mostra identitaria nella libera presa di posizione dell’autore, così le parole, ricordando ciò che è stato vissuto e perduto, si fanno talvolta graffianti e brucianti. Specie nel ripercorrere le manifestazioni del 1968 a Valle Giulia, del 1977 a Milano, Bologna e Roma e del 2001 a Genova, occasione quest’ultima cui viene associata l’opera di Claire Fontaine, raffigurante un biglietto del treno di sola andata della tratta Milano-Genova. In altri momenti, invece, il fatto storico emerge come un sussurro malinconico, attraverso citazioni dirette come le lettere dalla prigionia di Aldo Moro, il quale interrogandosi profondamente sul proprio destino e su quello collettivo trasforma le parole «Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo» in una meditazione limpida e drammatica valida tutt’ora.

Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse, marzo 1978

Pertanto, il laboratorio teorico di Martino è fermamente ancorato al trascorso, poiché il presente dell’arte è leggibile solo attraverso la comprensione del suo passato, assieme alla complessità del contesto storico che li ha generati. Così, la scrittura procede libera e fluida, raccontando eventi epocali della storia italiana: come l’assemblea operai-studenti alla Fiat di Torino del 1969, l’avvento del Partito Socialista di Bettino Craxi, la caduta del Muro di Berlino, fatti talvolta narrati attraverso immagini fotografiche, come nello scatto di Tano D’Amico e le polaroid di Aldo Moro documentanti il rapimento da parte del commando delle Brigate Rosse dello statista. In questo modo i pensieri dell’autore scorrono come analitici resoconti storico-politici, mentre negli efficaci capitoli dedicati ai concetti di autorialità, formazione accademica e postcritica affiorano gli intrecci di causa ed effetto di chiunque crei e viva nel sistema dell’arte presente.

Tano D’Amico, Paolo e Daddo in Piazza Indipendenza, Roma 1977

Inoltre, la questione dell’autorialità, che ha acceso il dibattito nell’estetica del Novecento, viene affrontata a partire dall’etimologia del termine, per poi estendersi a tutti gli ambiti creativi, inclusa la scrittura stessa. Pertanto, il laboratorio di ricerca di Martino diventa possibile grazie a una conoscenza approfondita di tutte le fonti critiche coinvolte, tra le quali Nanni Balestrini, Roland Barthes, Walter Benjamin, Michel Foucault, Antonio Negri, Paolo Virno, fino a figure pionieristiche come quella di Galvano Della Volpe. Perciò, tale rara capacità di contestualizzazione storica è onnicomprensiva nel senso che le trasformazioni sociali, in un rapporto sincronico con il proprio tempo, influenzano l’arte e viceversa.

Assemblea, Arte povera + Più azioni povere, Amalfi, ottobre 1968, Courtesy Archivio Lia Rumma

Così, le assemblee degli operai e studenti alla FIAT di Torino nel 1969, trovano un corrispettivo negli incontri tenutisi Arte povera più Azioni povere negli Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi, fotografate da Bruno Manconi. L’opera, nella sua interezza, intreccia eventi della storia collettiva con vicende legate a figure individuali, che tuttavia hanno inciso sull’immaginario e sulla coscienza comune, oltre che sulla figura dell’artista in quanto creatore.

Papa Francesco, Benedizione Urbi et Orbi 27, marzo 2020

Per questa ragione, durante la lettura trovano spazio libere connessioni, come quella tra l’azione di Papa Bergoglio, il quale, nel marzo 2020, nel corso della pandemia prega nel sacrato privo di fedeli, e la desolazione evocata dall’installazione Paradiso di Gian Maria Tosatti, allestita alla Stazione Centrale di Milano nella primavera del 2025. Eppure, se i primi capitoli risultano particolarmente utili a ricostruire la storia collettiva, il cuore pulsante del volume è insito dal terzo capitolo in poi, in cui l’autore volge l’attenzione verso tematiche eterne, affrontate con rara chiarezza critica.

Gian Maria Tosatti, Storia della Notte e Destino delle Comete, Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, 2022

Perciò, al termine della lettura, emergono diverse riflessioni, tra cui quella se l’arte sia un processo legato più alla sostanza estetica che a quella ideologica, proprio per la sua capacità di produrre effetti concatenati e di generare continuità durature. Come suggerisce il fotogramma riportato nel volume, ritraente la celebre scena del film Rocky, emblema di uno scontro culturale, politico e ideologico, le trame del presente dell’arte sono costruite su echi che si espandono, si intrecciano e talvolta si scontrano. Anche se il futuro lascia spazio all’incertezza, all’indifferenza e all’angoscia, la complessità del passato rimane sospesa tra paura e coraggio, mettendo in luce ciò che davvero conta: prendere coscienza della propria esistenza, conoscerla e apprezzarla, per riscrivere, come afferma lo stesso Martino, un nuovo alfabeto del presente.

Nicolas Martino, Sul presente dell’arte, copertina, Gli Ori, 2025

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