10 marzo 2026

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 10 al 15 marzo

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Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 10 al 15 marzo, in scena nei teatri di tutta Italia

Miracolo a Milano

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 10 al 15 marzo.

Teatro e danza

Miracolo a Milano, dal film alla scena

A 75 anni dall’uscita nelle sale del capolavoro cinematografico di De Sica – Zavattini, Miracolo a Milano, Claudio Longhi, alla sua seconda regia come direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano, firma la trasposizione teatrale del film. Longhi e Lino Guanciale, con la complicità drammaturgica di Paolo Di Paolo, invitano il pubblico a far ritorno a questa indimenticabile “favola bella”, – «che ieri ci illuse, che oggi ci illude» – a ritrovare, nello specchio ossidato dagli anni di questa epopea fantastica in odor di realismo magico, i tratti più veri del nostro volto, le ragioni profonde del nostro sentire.

Un omaggio alla Milano del passato e del presente: al suo mito, al suo serbatoio d’immaginario – sfruttato, inespresso, deflagrato? – e alla complessità dell’umano che ogni città porta inscritta nei suoi abitanti. Un umano di carne e sangue, di cervello ed emozioni, di favola e storia, pronto a spiccare il volo, a cavallo di una scopa, dalla cronaca all’eternità.

Miracolo a Milano

“Miracolo a Milano”, di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, trasposizione teatrale Paolo Di Paolo, regia Claudio Longhi, con Lino Guanciale, Giulia Lazzarini, Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Diana Manea, Mario Pirrello, Sara Putignano, Giulia Trivero, scene Guia Buzzi, costumi Gianluca Sbicca, luci Manuel Frenda, visual design Riccardo Frati, dramaturg Lino Guanciale, Corrado Rovida. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. A Milano, Piccolo Teatro Strehler, dal 4 marzo al 1° aprile.

Raccontare il presente, la tragedia di Gaza e del popolo palestinese

Tratto dal romanzo di Adania Shibli Un dettaglio minore (dall’11 al 15 marzo al Teatro India di Roma), lo spettacolo diretto da Massimo Luconi, vede in scena Dalal Suleiman, attrice italo palestinese di grande forza e sensibilità narrativa, che diviene strumento, corpo e voce per raccontare il nostro presente, la tragedia di Gaza e del popolo palestinese.

Con una narrazione tagliente, fatta di parole calibrate e sentimenti trattenuti, lo spettacolo va al cuore di un’esistenza segnata dall’annullamento e dalla privazione di sé, com’è la vita nella Palestina occupata, rivelando quanto sia ancora difficile riunire i frammenti di una storia rimasta troppo a lungo nascosta. La storia ruota intorno a un’indagine ossessiva della protagonista su un crimine efferato avvenuto nel deserto del Negev nel 1949 proprio il giorno del suo compleanno.

Dalal Suleiman, Un dettaglio minore, ph. Pino Miraglia

Gli eroi di Jean-Luc Lagarce

Lagarce scrisse questo testo per dilettare gli attori della sua compagnia, in tournée con Il malato immaginario di Molière, attingendo molti personaggi e dialoghi ai Diari di Franz Kafka. Ma la storia è originale: dopo la fine di uno spettacolo, una famiglia di attori girovaghi che abita l’Europa Centrale in tempo di guerra, continua a recitare la propria vita tra solitudini, desideri, meschinità, utopie. Esseri smarriti, esiliati, spossati, al limite della sopravvivenza e consapevoli di questo, ma ancora capaci di proiettare pensiero e poesia nell’indifferenza generale.

Non l’ennesima pièce di “teatro nel teatro” ma un’opera universale e vitalissima sullo spettro della vecchiaia, della morte, della guerra che distrugge e ruota attorno a noi, non così lontano da noi.

NOI GLI EROI, ph. Ilaria Costanzo

“Noi gli eroi”, di Jean-Luc Lagarce, traduzione Margherita Laera, adattamento Margherita Laera e Giorgia Cerruti, regia Giorgia Cerruti, con Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Luca Serra Busnengo, Letizia Russo, Fabrizio Costella, Giorgia Cerruti, visual concept e light design Lucio Diana, sound design e fonica Luca Martone, costumi Giorgia Cerruti e Daniela Rostirolla. Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia, produzione Teatro Metastasio di Prato, Centro Teatrale Bresciano e TSV – Teatro Nazionale. A Prato, Teatro Fabbricone, dal 10 al 15 marzo.

Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione

Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga intraprendono un’esplorazione originale delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Il punto di partenza della coreografia Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione (a Reggio Emilia, Teatro Municipale Valli l’11 marzo) è la raffinata incisione della composizione vivaldiana realizzata dalla virtuosa violinista Amandine Beyer insieme al suo ensemble Gli Incogniti.

Lo spettacolo si propone di tornare al nucleo, alla struttura della celebre composizione vivaldiana e alle numerose associazioni ed emozioni che essa evoca, offrendone un contrappunto coreografico. Al tempo stesso, la danza sottolinea come nelle Quattro Stagioni – nella loro familiarità, e nella familiarità della natura stessa – sia possibile ritrovare qualcosa di contemplativo e necessario.

Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione, Anne Teresa De Keersmaeker e Radouan Mriziga

Il fuoco del Teatro delle Bambole

Lavoro maturato nell’arco di cinque anni debutta «Il fuoco», dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio, esito conclusivo del progetto di ricerca «Dalla Letteratura al Teatro – Epilogo» della compagnia pugliese Teatro delle Bambole. Il romanzo, profondamente autobiografico e segnato dal celebre patto artistico con Eleonora Duse, si emancipa dalla centralità della trama per farsi flusso visionario, canto del sublime, paesaggio interiore.

Sullo sfondo di una Venezia ambigua e magnetica, insieme protettiva e soffocante, prende forma l’idea di un’arte totale, nutrita dall’estetica del superuomo di Nietzsche e dal “sogno d’arte” come unica finalità possibile dell’esistenza. L’adattamento teatrale di Andrea Cramarossa si misura con questa materia incandescente, scegliendo la via dell’essenzialità e della densità simbolica. Parola, luce, immagine e gesto concorrono a restituire la tensione tra desiderio, creazione e annientamento.

Teatro delle Bambole – Il fuoco

“Il fuoco”, dal romanzo di Gabriele D’Annunzio, adattamento e regia Andrea Cramarossa, con Rossella Giugliano e Federico Gobbi, disegno luci Roberto De Bellis, costumi Elob Mabby Colucci, montaggio video Vincenzo Ardito. A Lecce, Teatro Paisiello, il 13 marzo.  

La Divina di Danio Manfredini

ERT-Emilia Romagna Teatri produce il riallestimento di Divine di Danio Manfredini (a Bologna, Teatro delle Moline, dal 12 al 15 marzo). Autore, attore, regista, cantante e pittore, Manfredini mette in scena la storia di Louis Culafroy, un ragazzino che scappa di casa per condurre a Parigi una vita da travestito. L’incontro con Mignon, un ladruncolo e l’incontro con Nostra Signora dei Fiori un giovane assassino, segneranno in maniera indelebile la vita di Divine.

La pièce nasce da un canovaccio di sceneggiatura per un film scritto proprio da Manfredini alla fine degli anni Novanta. La scrittura di Divine si ispira al romanzo di Jean Genet Nostra signora dei fiori, scritto nel 1944, nel periodo che Genet passò in carcere a Parigi.

Disegno di Danio Manfredini – Divine

Quel nuovo Diario di Lina

A tre anni dal debutto, torna in una nuova veste Diario di Lina scritto e diretto da Francesco Lagi, con Anna Bellato e Francesco Colella, spettacolo di Teatrodilina prodotto dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi (a Roma, Argot Studio, dal 12 al 15 marzo). Una nuova versione di un testo che è cambiato negli anni e si è modificato mettendo a fuoco nuovi temi e nuove parole di un racconto intimo, che affonda sui temi della perdita e la crisi di un amore.

Al centro una coppia, un uomo e una donna, e il loro spaesamento, confuso doloroso e ironico, di fronte alla morte del loro cane. Testimone di tutto il loro amore, infatti, è sempre stata Lina, la cagnetta che ormai non c’è più, evocata dai due protagonisti Bellato e Colella in un dialogo serrato fatto di complicità, inquietudine e malinconia nell’attimo di sospensione dal quotidiano.

Diario di Lina

La danza dell’ora blu

The Blue Hourè parte di una trilogia di assoli creati dal danzatore e coreografo Benjamin Kahn, che guarda alla danza e alla coreografia come potenti strumenti politici. The Blue Hourè (alla Triennale Milano Teatro, il 14 e 15 marzo, per FOG Performing Arts Festival) un ritratto del giovane danzatore Théo Aucremanne.

L’ora blu, o crepuscolo, è quel momento di sospensione tra la notte e il giorno, tra il sonno e la veglia, che diventa metafora del contemporaneo: i nostri occhi, ancora arrossati dalla stanchezza di un presente sospeso tra crisi ecologiche, emergenze politiche e sociali, faticano ad accogliere il bagliore di un futuro possibile. Théo si insinua in questa crepa nel tempo profonda e silenziosa, riempiendola con la sostanza della sua danza: in un continuo processo di costruzione decostruzione, ci accompagna, ancora addormentati e vulnerabili, all’alba di un nuovo risveglio.

The Blue Hour, Benjamin Kahn, Pierre Gondard

Kinkaleri nel giardino di Bosch

La stagione La democrazia del corpo del Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango/Firenze prosegue il 13 e 14 marzo a Cango (Firenze) con la prima assoluta di Kinkaleri in Some dances on dickfaces. Ispirandosi all’immaginario onirico de Il Giardino delle delizie di Bosch, Kinkaleri, attraverso una ricerca profonda sull’incontro con l’altro, lo spettacolo, celebra il corpo come soglia del desiderio e ogni creatura nella sua unicità, trasformando il palcoscenico in uno spazio dove la diversità genera ricchezza e bellezza.

Kinkaleri, Some dances on dickfaces, Ph. Fabiano Lauciello

Bodies on Glass di Diego Tortelli

Per la rassegna di danza contemporanea L’Arte dello Spettatore diretta da Ezio Schiavulli e Anna Moscatelli va in scena Bodies on Glass, coreografia firmata da Diego Tortelli in collaborazione con gli interpreti Cristian Cucco e Thomas Van de Ven (al Teatro Traetta di Bitonto il 15 marzo). Bodies on Glass nasce dall’immaginario coreografico di Tortelli ispirato a Philip Glass. Tra partiture fragili e improvvisazione, la danza privilegia il processo creativo, rivelando strutture ritmiche e formali che affiorano e scompaiono, lasciando nello spettatore un’impressione sospesa, come una memoria in continuo mutamento.

BODIES ON GLASS, Ph. Newreport

La scimmia di Dio

Con la drammaturgia, composizione performativa e imagoturgia di Francesco Pititto, e l’installazione e i costumi di Maria Federica Maestri, in scena La Scimmia di Dio, interpretata da Fabrizio Croci e dall’attrice sensibile, Barbara Voghera (a Parma, Lenz Teatro, dall’11 al 14 marzo). Tratta da Shakespears Geist di Jakob Michael Reinhold Lenz, la composizione fa parte di Lenz di Lenz, il progetto pluriennale di Lenz Fondazione, che conferma la fertile e straordinaria attualità delle visioni dello scrittore tedesco, attraverso le originali riedizioni drammaturgiche e imagoturgiche di alcune sue opere.

Croci e Voghera allo specchio e una breve poesia metafisica dell’autore dedicata al fantasma di Shakespeare, sono gli elementi, in tensione osmotica, in un campo di onde elettromagnetiche corporee, che rimbalzano particelle di parole e di memoria, spinte razionali e gesti animati da epifanie visive.

La Scimmia di Dio

Odissea minore sulle rotte balcaniche

Odissea minore – per una educazione della frontiera è una drammaturgia visiva, verbale e sonora che intreccia teatro, giornalismo narrativo, cinema documentario. Nel 2024, la compagnia teatrale Fieno di Chio, il giornalista Christian Elia e la documentarista Cecilia Fasciani hanno intrapreso una ricerca sul campo percorrendo i luoghi simbolo delle rotte migratorie via terra, che dal 2015 segnano il volto dell’Europa orientale. Partiti da Trieste, hanno attraversato Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia del Nord, Grecia e Bulgaria, raccogliendo testimonianze e storie, immergendosi nell’ecosistema che regola tali rotte, osservato tecniche di repressione sempre più affidate alla tecnologia, sperimentando come la solidarietà si trasformi in crimine e la ferocia in metodo.

Il materiale raccolto unito all’archivio di un decennio di rotta balcanica ha dato vita a Odissea minore (al MAT – Laboratorio Urbano di Terlizzi (Bari), il 14 marzo, per la rassegna Piccoli Salti Mortali – Mappe di appartenenza, ideata dal gruppo teatrale Terzo Senso).

ODISSEA MINORE, Nicola Di Chio, Miriam Selima Fieno, ph. Ilaria Costanzo

I cani lunari, tra rito e finzione

Il coreografo Francesco Marilungo torna a indagare le categorie del mondo arcaico con una riflessione sul corpo estatico, sul pensiero magico, sulla figura della strega. Lo spettacolo Cani lunari (a Roma, Spazio Rossellini, il 13 marzo, per la stagione di Orbita/Speelbound) si sviluppa infatti a partire dalla suggestione del fenomeno ottico dei “cani lunari”, ovvero la rifrazione della luce lunare nei cristalli di ghiaccio atmosferici che crea un alone circolare intorno al nostro satellite.

Fenomeni che la tradizione popolare leggeva come presagi di tempesta ma che erano anche segnali di passaggio, varchi visivi verso l’invisibile. Le cinque performer in scena con in mano corvi imbalsamati a rappresentare animali guida, spiriti della soglia, compiono gesti sospesi tra rito e finzione, magia e gioco teatrale, sul paesaggio sonoro di Vera Di Lecce, tra elettronica e suono naturale, canti orali e formule magiche.

Cani lunari

Quel primo amore

Parla di solitudine e desiderio il testo Primo Amore, della drammaturga premio Ubu Letizia Russo, produzione Sotterraneo con Fabio Mascagni (prima nazionale nell’ambito della 13/ma edizione di Materia Prima Festival, il 10, 13 e 15 marzo, al Bar delle Baracche Verdi, via delle Mimose 8, Firenze).

Un uomo senza nome lascia la provincia in cui è nato per trasferirsi in una grande città. Qui conduce una vita semplice, senza molte emozioni – un lavoro, una casa dove vive da solo, nessun amore – ma con la libertà di vivere le relazioni che vuole. Quando decide di tornare, molti anni dopo, tanto per curiosità, sui luoghi che l’hanno visto crescere, sedendosi in un bar per un caffè, vede qualcosa, qualcuno, che trasforma quel momento in un’odissea nel passato.

Fabio Mascagni

Il metodo mafioso della Madrina

Lo spettacolo La Madrina della Compagnia MOTUS (a Siena, Teatro dei Rinnovati l’11 marzo) esplora, con una forte dose di ironia, le dinamiche sociali, economiche e psicologiche che alimentano il fenomeno mafioso, con l’intento di contribuire ad una riflessione sulle ragioni profonde che lo alimentano (ignoranza, povertà, sottomissione sociale e corruzione) enfatizzando l’idea che la mafia non è solo un problema individuale ma un fenomeno sistemico globale che coinvolge le comunità a ogni livello.

La Madrina (concept Rosanna Cieri, regia Rosanna e Simona Cieri, interpreti Martina Agricoli, Ilaria Fratantuono, Roberta Morello e Mattia Solano Eleonora Pucci) nasce da un sondaggio effettuato dalla Compagnia tra gli spettatori sui problemi che più li affliggono.

La Madrina – Motus

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