16 marzo 2026

Donne che escono dai muri. Marina Lubrano in mostra ad Alveare Culturale

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Fino al 27 marzo Alveare Culturale, spazio milanese in continua trasformazione, ospita la mostra “Donne che escono dai muri”, personale dell’artista Marina Lubrano curata da Matilda Abbati e Pietro Cusi

Alveare Culturale, Studio Spazio Eventi Mostre, Milano

«Dipingo le donne per restituire la mia esperienza come donna e come persona. Ho iniziato quando ho compreso il filo conduttore della mia vita: un abbraccio mancato che mi ha spinto a inventare contenitori simili ad abbracci». È così che Marina Lubrano ci presenta l’esposizione di cui è protagonista presso lo spazio culturale di Via Imbonati 12, snodo di una Milano creativa e alla continua ricerca di un dialogo tra la città e i suoi modi di esprimersi. Appena si mette piede nel cortile di Alveare Culturale si percepisce un’aria diversa, un ambiente che proietta i visitatori in una fascinosa cornice intima e, al contempo, pronta ad accogliere la comunità che accorre. 

Le Donne che escono dai muri dell’artista nata al Cairo avvolgono lo spazio interno di Alveare, si annidano tra l’esperienza personale della Lubrano, rifugiandosi nella memoria collettiva e in una ricerca artistica che affonda le proprie radici nel clima del femminismo italiano degli anni Settanta. Un’epoca di lotta in favore dell’autodeterminazione femminile, in cui una delle priorità consisteva nella volontà di creare nuovi spazi di ascolto e condivisione. “Io sono mia” divenne un celebre slogan, simbolo di rifiuto deciso del possesso patriarcale sull’identità femminile, oltre che sul corpo. Marina Lubrano rende questa esigenza pratica artistica. Dapprima volontaria nei consultori autogestiti che fungevano da veri e propri spazi di comunità tra donne, creati da collettivi femministi con la prospettiva di offrire un’alternativa alla medicina tradizionale, spesso percepita come patriarcale e paternalistica, la Lubrano indaga l’immagine simbolica del contenitore come spazio di accoglienza, di custodia. Contenere ma senza confinare, nelle sue opere si palesa chiara ed evidente l’esigenza di raccontare storie che necessitano del giusto contesto per emergere e non rimanere ingabbiate. Questa sorta di paradosso sulla funzione del contenitore inteso come dispositivo di libertà è il principio da cui prende forma l’esperienza artistica che si sviluppa negli spazi di Alveare Culturale.

Alveare Culturale, Studio Spazio Eventi Mostre, Milano

Una dimensione circolare di relazione e racconti, in cui pittura, materia e parola si intrecciano e restituiscono il senso del lavoro di Marina Lubrano. Nella sua produzione sono ricorrenti i vasi e le ciotole – l’artista si forma principalmente nella ceramica – intrecciati con rami e fibre naturali, materiali che indicano anche una forte connessione con l’ambiente circostante, la natura che ci accoglie e ci protegge. Il gesto di intrecciare, mettere in relazione trame, costruisce pian piano un legame tra interno e interno, fragilità e resistenza. La dialettica dell’accogliere per liberare rimane il filo conduttore di una mostra che raccoglie molteplici forme espressivi per realizzarsi in pieno. E la parola, ad esempio, diviene uno dei nuclei pulsanti di “Donne che escono dai muri”. Se i vasi si fanno luoghi dove aggregare esperienze condivise, le poesie affisse sulle pareti in fondo alla sala principale di Alveare Culturale rappresentano materia viva che attraversa l’opera con cui si relaziona. Si tratta di versi scritti da donne principalmente mediorientali come Maram Al Masri, Moniza Alvi e Joumana Haddad, fatta eccezione per la poetessa polacca Wislawa Szymborska. Narrazioni autonome che assumono una connotazione comunitaria, tematiche legate alla maternità, alla violenza di genere, all’identità femminile come esperienza condivisa, le poesie selezionate amplificano la potenza espressiva delle opere pittoriche e materiche di Marina Lubrano.

Pitture materiche che l’artista concepisce partendo dal basso, in senso letterale. Le opere nascono spesso a terra, in un processo immersivo che vede Marina Lubrano coinvolta fisicamente ed emotivamente nella realizzazione di collage, stampe e disegni che si uniscono, si stratificano con pigmenti, tessuti, carte e fotografie che aggiungono complessità e materia a superfici sempre più vive. Anche qui, il gesto pittorico si fa pratica che contiene e accoglie, sprigiona emozioni altrimenti confinate con un movimento circolare che attiva senso. Alla dimensione personale si unisce infine quella del viaggio e l’infanzia trascorsa in Egitto dall’artista. Incontri, culture, pratiche dissimili e storie di donne proveniente da luoghi lontani ampliano lo sguardo di Marina Lubrano, le figure femminili possono così fuoriuscire con sfaccettature diverse, talvolta opposte tra loro, portatrici di complessità perché è il mondo interiore (ma anche il contesto sociale, personale, politico) ad essere complesso. 

Marina Lubrano

È la serie che dà il titolo alla mostra a riassumere l’intento artistico di Marina Lubrano. Donne che letteralmente sembrano emergere dalle superfici murarie. Le pareti che assumono i connotati di materia di trasformazione, non solo di limite che ingabbia e silenzia la parola. Tutti i temi trattati riaffiorano attraverso il medium di una pittura delicata ma incisiva, carica di una forza espressiva di cui queste presenze liminali, sospese tra apparizione e materia, si servono per venir fuori da un confine che è stato loro imposto. I processi di manipolazione digitale e di stampa aggiungono un ulteriore grado si trasformazione e, dunque, rendono ancor più evidente la visceralità e la complessità dell’esperienza femminile messa in campo dalla Lubrano. Alveare Culturale concepisce l’esperienza in mostra come realmente immersiva e lo fa creando un ambiente caldo e accogliente. Al centro della sala troviamo infatti due vasi che invitano i partecipanti a completare citazioni poetiche e a inserire riflessioni personali all’interno di uno dei due contenitori. In fondo alla mostra, invece, uno spazio per condividere pensieri, separati dalle opere solo da un tessuto che in realtà apre un passaggio alla vista. Un angolo di intimità da cui ammirare le opere in mostra, senza che vi si crei un distacco emotivo che contrasterebbe con l’intento artistico e curatoriale condiviso di Marina Lubrano e Alveare Culturale.

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