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Collezionisti in Costa Azzurra: è tutto dalla decima edizione di Art Monte-Carlo
Mercato
di redazione
Chiude i battenti la decima edizione di Art Monte-Carlo, al Grimaldi Forum di Monaco. Non più in estate, a luglio, ma nel pieno della primavera del Principato. Con ventisei gallerie che hanno preso parte alla fiera-boutique (come si definisce tra gli addetti ai lavori), il decimo anniversario così ha rappresentato un’ottima occasione per fare il punto. E per insistere sul concetto di fiera come luogo ideale per fare rete, per rallentare il ritmo e per creare nuovi momenti di riflessione.
Sguardo innanzitutto agli stand – nessun limite tra arte moderna e contemporanea, tra espositori storici e new entries, per l’edizione 2026. Inclusi diversi nomi italiani, o con sede in Italia: c’erano giganti internazionali come Almine Rech e Galleria Continua, ma anche A&R Fleury (Parigi), Barovier & Toso (Venezia), Cecilia Hillström Gallery (Stoccolma), Cortesi Gallery (Lugano, Milano), Durazzo (Parigi), Fabienne Levy (Losanna, Ginevra, Zurigo), Galerie Suzanne Tarasieve (Parigi), Galerie Traits Noirs & Co (Parigi), Galleria Accademia (Torino), Galleria Barbara Paci (Pietrasanta), Giovanni Martino Projects (Lugano), Hartford Fine Art – Lampronti Gallery (Monaco), Lee & Bae (Busan), M.F. Toninelli Art Moderne (Monaco), Mitterrand (Parigi), Olivier Varenne Art Moderne & Contemporain (Ginevra), Opera Gallery (Monaco, Parigi, Madrid, Ginevra, New York, Miami, Dubai, Singapore), Ritsch-Fisch Galerie (Strasburgo), Secci (Milano, Pietrasanta), Semiose (Parigi), Van de Weghe (New York), Voena (Londra, Milano, Parigi, New York), Wilde (Ginevra, Basilea, Zurigo), 193 Gallery (Parigi, Venezia, Saint-Tropez).


Ma la grande protagonista dell’edizione-annioversario 2026 è stata senza dubbio la nuova sezione Salon Monte-Carlo, con la mostra speciale Earthly Delights, curata da Stefano Rabolli Pansera. Il punto di partenza? I pensieri di Luis Buñuel sul bar come spazio di riflessione solitaria, contemplazione e vagabondaggio mentale. Il punto d’arrivo, o comunque il filo rosso, la riflessione risultante: il piacere inteso come condizione che rende possibile la creazione, trasformato in un bar perfettamente funzionante. Il mezzo: le opere che esplorano forme di intimità e percezione attraverso azioni minime – attendere, osservare, disegnare – che diventano vere e proprie strategie artistiche. Privilegiando la prossimità e l’introspezione, Earthly Delights ha così messo in luce un rapporto con il mondo basato sul dettaglio, sulla durata e sulla costruzione paziente dell’immaginazione.

Non sono mancati, per finire, i talk e gli approfondimenti nei giorni caldi della fiera. È il caso del focus su Juergen Teller, uno dei fotografi più influenti della sua generazione, in conversazione con Thierry Consigny. Noto per la sua estetica cruda e irriverente e per il suo rifiuto di conformarsi alle convenzioni dell’industria della moda, Teller ha ridefinito i confini tra arte e fotografia commerciale. Molte le occasioni per fare il punto sul collezionismo, come Collezionare con uno scopo (una conversazione tra Batia Ofer e Simon de Pury), Scolpire lo spazio (una discussione tra Marc-Olivier Wahler e S.E. lo Sceicco Rashid Al Khalifa, con un intervento di Simon de Pury), e ancora Collezionisti anonimi, confessioni sull’acquisto compulsivo (presentato da Thierry Leviez con David Iakobachvili e Claudio Morra). In Costa Azzurra, Art Monte-Carlo rafforza così il proprio ruolo di primo piano tra gli appuntamenti di riferimento del mercato dell’arte europeo.


















