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Per Kana Akamatsu, dipingere significa abitare più vite insieme
Arte contemporanea
Continuano i nostri incontri primaverili in Giappone con realtà fuori dai percorsi più noti. A Nara ci si viene di solito in giornata da Kyoto od Osaka a visitare i templi, a vedere le grandi statue daibutsu e i cervi sacri. Ma sulla via che porta a questi luoghi, dalla stazione dei treni si arriva facilmente a una galleria, Moment Contemporary Art Center, che si configura come uno spazio dedicato all’integrazione dell’esperienza artistica nella vita quotidiana, trasformando il presente in memoria condivisa. L’arte qui è intesa come pratica generativa di storia: gli artisti interpretano il proprio tempo attraverso la produzione di opere, mentre il pubblico, attraverso lo sguardo critico, ne determina la trasmissione alle generazioni future. Da questa interazione nasce un patrimonio collettivo che documenta e riflette la società contemporanea.

Sotto la direzione di Sae Shimai-Cardonnel, l’istituzione si impegna nella valorizzazione tanto della pratica artistica quanto della formazione del pubblico, attraverso programmi di residenza che coinvolgono artisti giapponesi e internazionali. A questi si affiancano mostre orientate alla ricerca e al dialogo, oltre a workshop, incontri e attività pubbliche.
Dal 25 aprile al 5 luglio 2026, Moment presenta Soft Landscape, mostra personale di Kana Akamatsu, artista nata e residente a Nara. L’artista realizza dipinti che astraggono le modalità con cui elementi opposti – vita e morte, o natura e artificio – coesistono nella quotidianità mantenendo un equilibrio delicato. Partendo dalla trasformazione di scene e motivi in collage, che successivamente rielabora in immagini proprie, isola con precisione forme individuali – piante, edifici, figure umane – costruendo una tensione equilibrata sulla superficie pittorica.

Parallelamente alla pratica artistica, Akamatsu ha lavorato come insegnante d’arte in scuole superiori e contesti educativi alternativi, affiancando a questo ruolo altre attività, tra cui il lavoro nell’azienda agricola di famiglia e la cura di una figlia. È proprio attraverso questo continuo passaggio tra fare artistico e vita quotidiana che, dopo aver lasciato l’attività agricola lo scorso anno, ha iniziato a interrogarsi più consapevolmente sul significato di vivere tra molteplici ruoli. «Dopo essermi sottratta a tutti quei ruoli, ho avuto la sensazione di tornare a me stessa», afferma Akamatsu.
Nel gennaio 2026 ha presentato una mostra presso il Nara Prefecture Historical and Artistic Culture Complex, che si sviluppava attorno alle parole chiave “sé”, “vita” e “crescere”. Questa esposizione, che si articola in due fasi, prosegue quindi le riflessioni emerse nella sua pratica recente, ampliando ulteriormente l’atto del fare artistico verso una dimensione relazionale. Nella prima fase, dal 25 aprile al 27 maggio, Akamatsu sarà in residenza, lavorando nello spazio espositivo aperto come studio. Durante la sua presenza, il pubblico potrà osservare il processo creativo e partecipare a un programma che consente di intervenire liberamente sulle tele con disegni.

Kana Akamatsu è nata nella prefettura di Nara nel 1990, dove vive e lavora. Si laurea in pittura a olio presso la Kyoto University of Art and Design nel 2013 e consegue il master in espressione artistica nel 2015 presso la stessa università. Nei suoi workshop l’artista coinvolge anche la figlia piccola e altri bambini. Abbiamo assistito a questa pratica la sera del vernissage.

Una particolarità del rinfresco che citiamo perché così spesso qui il cibo porta bellezza e poesia in tavola è stato il sushi servito nelle foglie di cachi arrotolate. È una specialità tradizionale di Nara che prevede riso pressato e pesce (solitamente sgombro o salmone) avvolti in foglie di cachi, le quali conferiscono un aroma unico e possiedono proprietà antibatteriche per la conservazione.

A partire dal 30 maggio, la mostra si concentrerà sulle nuove opere realizzate durante la residenza e attraverso questi incontri collaborativi. Attraverso l’incontro diretto con l’artista e le sue opere, la mostra si configura come uno spazio in cui il paesaggio si trasforma progressivamente.
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