12 maggio 2026

Pandolfini mette all’asta uno dei massimi esemplari di arte umanistica italiana

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Si tratta del "De oratore" di Cicerone miniato da Bartolomeo Sanvito, un rarissimo capolavoro stimato fino a 300.000 euro. E con una provenienza eccezionale

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L’ultimo manoscritto firmato da Bartolomeo Sanvito, il più importante calligrafo del Rinascimento, ancora in mani private. Una qualità esecutiva, uno stato di conservazione, e una legatura straordinaria. Così Pandolfini annuncia la vendita (a Milano, il 14 maggio) di un vero capolavoro librario, Il De oratore di Cicerone passato, appunto, per le abili mani di Sanvito. La stima? 200.000-300.000 euro. «Si tratta di un’occasione irripetibile», spiega a exibart Cristiano Collari, Capo Dipartimento Libri, Manoscritti e Autografi della maison. «Il suo grande valore, oltre che storico e letterario, è dovuto anche alla sua eccezionale dimensione pittorica e artistica. L’aspetto forse più affascinante del manoscritto è infatti rappresentato dalle sue miniature: troviamo due fogli eccezionali, uno su fondo verde con una raffinata struttura architettonica ispirata ai modelli classici e, al di sotto, lo stemma della famiglia Andreasi di Mantova; l’altro su fondo purpureo, colore riservato alle pagine di maggior pregio, impreziosito da una magnifica architettura miniata».

Courtesy: Pandolfini

Dal valore museale, il De oratore di Marco Tullio Cicerone – pilastro della cultura classica e della formazione umanistica – è al tempo stesso documento storico, capolavoro estetico e testimonianza vivente della cultura umanistica italiana. Anche il suo curriculum dà una chiara chiave di lettura del suo prestigio: commissionato da Ludovico Andreasi di Mantova, già al servizio dei Gonzaga, passò alla collezione del barone Horace de Landau, rappresentante della Banca Rothschild a Firenze, e quindi alla nipote Madame Hugo Finaly, che lo espose nella celebre mostra sulla legatura artistica a Palazzo Pitti nel 1922.

Courtesy: Pandolfini

Nota a margine necessaria: Bartolomeo Sanvito (1435 – c. 1511), formatosi a Padova e attivo tra Roma, Mantova e Napoli, fu figura centrale dell’umanesimo europeo, al servizio dei più importanti committenti dell’epoca come papa Sisto IV, i cardinali Francesco Gonzaga, Raffaele Riario e Giovanni d’Aragona, il re Mattia Corvino d’Ungheria, Giuliano e Lorenzo de’ Medici e Bernardo Bembo. Oggi, è unanimamente considerato uno dei più grandi scribi del Rinascimento. E la sua elegante corsiva ispirò il carattere corsivo disegnato nel 1500 da Francesco Griffo per la serie in ottavo di testi latini e italiani pubblicata dal leggendario Aldo Manuzio. Presto spiegata l’eccezionalità del lotto proposto da Pandolfini. Verdetto del martello giovedì 14 maggio, a Milano.

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