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La prima edizione di CARMI.CO porta l’arte diffusa tra le colline toscane di Carmignano
Arte contemporanea
È una settimana importante per il comune di Carmignano: i curatori Martina Fontana e Simone Sensi hanno costruito un progetto diffuso di arte contemporanea che spazia dalle residenze d’artista, alle mostre collettive, all’esposizione di opere in luoghi cardine del comune, tra le frazioni di Bacchereto, Artimino e la stessa Carmignano. Ciò che è emerso in questi ultimi giorni è la possibilità di costruire una comunità diversa, più attiva, variegata, che tenta di uscire dal proprio guscio e aprirsi ad altre esperienze passando da una delle strade, forse, più complesse: quella culturale legata alla produzione contemporanea. L’esperienza che passa da CARMI.CO richiede ciò che non siamo disposti a spendere, se non inconsapevolmente, per attività fuori dalle nostre routine quotidiane: il tempo. Camminare per i borghi, conoscere la storia del luogo che si intreccia e prova a dialogare con le opere richiede di potersi perdere, anche più di quanto avevamo previsto, in di uno spazio che da scoprire gradualmente.

Le mostre: tracce di tempo e spazio
Le cinque mostre diffuse nel territorio riflettono sui temi della coesistenza, della sospensione e della dinamicità del tempo, all’interno di un rapporto più ampio non solo tra arte e paesaggio, ma tra abitanti di più specie diverse. Marco Ulivieri, presso il Museo delle Maioliche di Bacchereto, ha presentato L’etrusco che corre, in cui si rappresenta la soglia di rottura della materia tra consistenza ed evanescenza del gesto, come dell’oggetto. Marco Bagnoli, presso la Rocca di Carmignano, ha proposto Ascolta il flauto di canna, un intervento in cui lo spazio è in sospensione, toccando le corde del tempo, rappresentato dal suono che lascia affiorare la memoria.
Una coesistenza di più dimensioni che si trova anche in Inatteso, la collettiva presso Spazio Moretti che riunisce le artiste Serena Fineschi, Cristina Gozzini, Elena El Asmar, Maura Banfo, Martina Fontana e Mariana Ferratto. Il filo della sospensione lega le opere esposte in un tempo altro, improduttivo, «una posizione che il sistema non contempla» per riprendere le parole di Carla Lonzi. La memoria è traccia, attesa e cura dalla penombra all’oscurità. In Profezia, dell’artista Qiu Yu, presso il Museo Archeologico di Artimino, il tempo si fa storia e mostra le sue mancanze, ma anche la potenzialità della traccia: l’interruzione della linearità del passato e la deperibilità della storia rappresentano l’incompletezza di un racconto che utilizza fonti del grande bacino del passato per un immaginario futuro, dove la reliquia è frammento di tempo immutabile, ma incompleto.

Presso il Centro Didattico di Artimino approdiamo a La terra era un animale, collettiva degli artisti Gola Hundun, Rachel Morellet e Fargo dove il tempo smette di essere un elemento determinante e passato, presente e futuro si fondono per portare alla luce l’esperienza di un pianeta vivo, organismo che si trasforma e che, allo stesso tempo, custodisce. I temi del rito, del paradosso e della chimera si fondono con la storia naturale e l’immaginario che riporta in primo piano ogni essere vivente, al di là dell’antropocentrismo, dimostrando l’importanza di ognuno nel ciclo dell’esistenza.
Le residenze: un circolo virtuoso tra naturale e umano
Fondamentali in CARMI.CO sono le residenze d’artista che hanno avuto luogo all’interno di spazi privati, le aziende agricole e vinicole del territorio. Qui gli artisti hanno lavorato a stretto contatto con la natura, la produzione e la storia del luogo, creando atti di rinegoziazione dello spazio e del tempo.
Presso Collina San Biagio Ronaldo Fiesoli con Sacro | Colore ha mostrato le potenzialità della reliquia immutabile, costruita per essere ammirata, intrecciando oggetti di design con elementi naturali e acrilico; tra disegno e fotografia Fiesoli ha analizzato le possibilità del vuoto scandagliando il paesaggio toscano, le dolci linee delle colline agresti e gli spazi industriali spesso dimenticati.

La riflessione sul flusso del tempo continua alla Tenuta di Capezzana con Max Magaldi in Vainglory, scultura multimediale in cui il tempo è materia incessante e il dispositivo, device, non è solo un mezzo di comunicazione ma anche il tramite del peccato capitale del vizio, il desiderio di visibilità e attenzione. La natura in questo contesto è quasi ai margini e chiede di essere riposizionata all’interno della Tenuta di Artimino grazie all’opera L’inafferrabile di Graziano Riccelli: libertà e riappropriazione di uno spazio umano, terreno di caccia dei Medici, in cui la rievocazione della Cerva di Cerinea sacra ad Artemide è il simbolo di ciò che è puro e intoccabile, determinato nel suo ciclo vitale solo dai processi di decomposizione naturali, tramite cui diventerà una traccia.

Gola Hundun, presso l’azienda agricola Il Grumolo ha presentato La danza di Vanth, divinità etrusca della soglia dotata di connotazioni animali; la terra per l’artista è uno specchio, in cui il sopra riflette il sotto e noi siamo “la crosta” che connette tutto. La sua scultura vuole essere uno spazio vivo, abitabile da uccelli e altre creature che con il loro volo evocano la divinità e continuano la comunicazione tra due dimensioni diverse e complementari.
Alla Tenuta le Furre, Vittorio Cavallini ha presentato Al sole, sotto l’acqua con il vento dove questa trasformazione e ricerca di un equilibrio tra uomo, oggetto e natura sembra arrivare a una conclusione. L’artista manipola e trasforma la materia relazionandosi con il paesaggio, creando una simbiosi tra fare umano e trasformazione naturale che chiude il circolo virtuoso che CARMI.CO ha saputo offrire ad abitanti e visitatori.

















