27 maggio 2026

Manifesti, strappi e cultura pop. Il mondo di Mimmo Rotella in mostra a Genova

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Nel ventennale della morte, una grande mostra dedicata a Mimmo Rotella apre a Genova e consolida la storicizzazione dell’artista con un percorso adatto a tutti i pubblici

rotella mostra
Mimmo Rotella, Attenti, 2004 décollage su lamiera. Collezione privata

Con la mostra Mimmo Rotella. 1945-2005 il Palazzo Ducale di Genova conferma la linea di sostegno e promozione dell’arte contemporanea concertata nel recente biennio da direzione e presidenza. Eccentrico ed estremamente prolifico, Mimmo Rotella attraversa gli anni cruciali del secondo dopoguerra, confrontandosi tanto con la sofisticata temperie culturale italiana quanto con le frizzanti suggestioni che da oltreoceano portavano in Europa il nuovo gusto made in USA.

La mostra, curata da Alberto Fiz in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella di Milano, rappresenta un’occasione unica nell’attuale panorama espositivo italiano per apprezzare in maniera organica e completa il lavoro dell’artista, con una selezione di oltre 100 opere.

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MIMMO ROTELLA 1945-2005 Installation view, MIMMO ROTELLA 1945-2005 Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026 Ph Mattia Meirana Courtesy Fondazione Mimmo Rotella

La lacerazione come poetica e gesto culturale

 Sebbene la notorietà di Rotella sia legata a doppia mandata ai décollage e ai retro d’affiche, la mostra esordisce con un’interessante e organica selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, quando Rotella avvia la sua produzione inserendosi nell’ambiente romano. Vicino al Gruppo Forma 1 e al lessico della pittura informale, in questa fase Rotella sperimenta composizioni geometriche, si diverte con la frammentazione del linguaggio, e crea delle opere che prima di questa mostra il pubblico difficilmente potrebbe associare al maestro dello strappo e dell’assemblaggio, come per esempio la Dama Flessuosa datata 1948, che attrae con i suoi toni accesi e seduce con le sue forme modanate.

Mimmo Rotella, La dama flessuosa, 1948 pittura su tela. Fondazione Mimmo Rotella

Come accade a molti grandi artisti, nelle opere giovanili manca però ancora un tratto identitario, non solo nel senso di distinguibile e unico presso il pubblico, ma anche nell’accezione più intima del padroneggiare un linguaggio che egli stesso, in qualità di artista, riconoscesse come proprio. La svolta arriva presto, tra il 1953 e il 1954, quando Rotella avvia la produzione degli iconici décollage, che, parallelamente ai retro d’affiche, reinterpretano i manifesti pubblicitari appesi nelle strade della città, strappati e successivamente riportati in laboratorio su vari supporti. Il gesto dello strappo assume per Rotella un valore fortemente simbolico ed eversivo, significa infatti appropriarsi dello spazio pubblico mutandone la fisionomia. Non solo, il décollage sembra agire sui linguaggi visivi della contemporaneità, che, attraverso i manifesti, parla una lingua collettiva alla quale l’artista attribuisce una nuova grammatica. Lo strappo per Rotella rappresenta anche un modo per decostruire la forma apparente del mondo, che sebbene si esprima in maniera chiara con manifesti e icone, può custodire messaggi più profondi e verità pregnanti al di sotto della confortante superficie patinata delle pubblicità, che la lacerazione svelle e mette radicalmente in discussione.

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MIMMO ROTELLA 1945-2005 Installation view, MIMMO ROTELLA 1945-2005 Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026 Ph Mattia Meirana Courtesy Fondazione Mimmo Rotella

Di questa fertile produzione la mostra espone opere di diversi formati, alcune preziosissime, come Il punto e mezzo del 1962, in prestito dalla Fondazione Marconi di Milano, dove una grande sfera rossa, sospesa al di sopra di un’altra sfera dimezzata, sembra evocare le architetture monolitiche di Boullée. Si affacciano poi da più parti le grandi icone della cultura popolare degli anni Sessanta, a partire dalla seducente Marilyn, per arrivare al presidente statunitense J.F. Kennedy. Di questi volti ancora oggi riconoscibilissimi vengono presentate lungo il percorso di visita varie versioni, che nel loro complesso restituiscono tutta la profondità della riflessine di Rotella sui meccanismi e sulle contraddizioni della nascente società di massa.

Per esempio, nell’opera Hommage au President del 1963, anno della morte violenta di Kennedy durante l’attentato di Dallas, il volto del presidente viene affiancato addirittura ad un cono gelato, così da ridimensionare fino all’assoluta banalità il suo peso specifico nelle dinamiche socio-politiche di quegli anni. E proprio gli anni Sessanta sono il vero giro di boa anche per gli equilibri artistici internazionali, di cui Rotella è pienamente protagonista sul versante italiano: la Biennale del 1964 incorona infatti Robert Rauschenberg come miglior artista straniero, la scuderia dell’eccentrica Peggy provoca disordine e attenzione sia in Laguna che in tutto il mercato europeo, ed è proprio nella Biennale del battesimo della pop-art americana che Rotella espone le sue opere, tre delle quali presenti in mostra a Genova, di cui la nostra preferita è di certo Tenera è la notte.

MIMMO ROTELLA 1945-2005 Installation view, MIMMO ROTELLA 1945-2005 Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026 Ph Mattia Meirana Courtesy Fondazione Mimmo Rotella

Una sperimentazione ininterrotta sul potenziale dell’immagine

 Se il décollage è la cifra distintiva dell’artista, in mostra non mancano però numerosi esempi delle diverse tecniche nelle quali Rotella si è cimentato. Abbiamo apprezzato per esempio un assemblage del 1953, dove convivono frammenti di vetro, canvas, ritagli di giornale e colle. La matericità dei lavori a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta sembra abbandonare poco a poco la produzione di Rotella, riducendo lo spessore della superfice a composizioni controllate e pianeggianti, lontane dalla ruvida matericità delle prime sperimentazioni. Lungo il percorso è possibile apprezzare anche alcuni ready-made di duchampiana memoria, talvolta divertenti, come le Rotelle Aribo tautologicamente legate al cognome Rotella dell’artista, accanto a riporti fotografici, tele emulsionate, effaçage e frottage. Il percorso presenta anche un’interessante affondo sugli anni di piombo, con al centro una tela emulsionata raffigurante il presidente Aldo Moro sotto l’emblema delle BR. Qui Rotella abbandona lo sfolgorante tourbillon della cultura pop per restituire un’immagine della contemporaneità attanagliata da conflitti intestini e inquietudini collettive.

Mimmo Rotella Il martire, 1980, riporto fotografico su tela _ photographic reproduction on canvas Fondazione Mimmo Rotella

Chiudono la rassegna alcuni lavori più recenti, come Attenti, un coloratissimo décollage su lamiera raffigurante la tigre dei manifesti del circo Orfei che in tanti ricordiamo aver tappezzato le insegne pubblicitarie delle nostre città.

L’episodio genovese costituisce senz’altro un passaggio fondamentale nel percorso di storicizzazione di un autore che ha segnato le fasi recenti dell’arte italiana, apprezzatissimo dai collezionisti, presente nei musei e ricercato dai galleristi e che ora è pronto a essere conosciuto anche dal grande pubblico come icona, a sua volta, del nostro patrimonio contemporaneo. Una mostra che funziona anche perché parla un linguaggio chiaro e accattivante, ma soprattutto che può essere ascoltato a livelli diversi e che pertanto risulta adatto a tutti in maniera senz’altro trasversale.

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