29 maggio 2026

Furgonetta, un dispositivo mobile d’arte contemporanea attraversa la Penisola Sorrentina

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Il collettivo Portulaca inaugura il progetto espositivo mobile "La Furgonetta" con un'opera di Marco Sgarbossa: un'installazione di bolle di sapone (con antidepressivo) dedicata alla fragilità e alla cura

Sulla strada panoramica che attraversa la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana, bisogna prestare attenzione al traffico, che in questo periodo va facendosi sempre più intenso, ma può anche capitare di incontrare uno spazio espositivo mobile. Un furgone che si ferma tra spiagge, piazze, porti turistici, terrazze affacciate sul mare, mercati locali, aziende agricole e luoghi della produzione. Ma più che una galleria itinerante, La Furgonetta prova a essere un’interruzione, una situazione percettiva ricavata all’interno di un territorio mediterraneo tra i più esposti al consumo rapido dell’immagine e del paesaggio che c’è al di là della rappresentazione.

Il progetto è promosso da Portulaca, collettivo interdisciplinare attivo tra arte contemporanea, psicologia, progettazione culturale e produzione multimediale. Il nome scelto richiama la portulaca grandiflora, una succulenta dai fiori coloratissimi, che cresce in ambienti assolati e caldi, resistente alla luce diretta e alle alte temperature estive. Una pianta che aderisce alla temperie geografica e suggestiva dell’area in cui opera il collettivo, la costiera sorrentina, luogo associato alla vacanza, al desiderio di sospensione.

Ed è proprio sulla dimensione meno apparente di questa leggerezza ì che il progetto costruisce una riflessione più ambigua e stratificata. Il primo intervento ospitato da La Furgonetta è infatti Stupor di Marco Sgarbossa, artista padovano la cui ricerca attraversa scultura, disegno e pratiche concettuali legate alla fragilità, all’errore e all’imprevedibilità.

L’opera consiste in una macchina celibe che produce continuamente bolle di sapone contenenti una piccola percentuale di antidepressivo. Fluttuando nell’aria, trasportate dal vento e attraversate dalla luce, le bolle diventano ritratto gassoso, parcellizzato, di una bellezza fragile e temporanea, evocando il senso di stupore riferibile alla dimensione protettiva dell’infanzia ma richiamando anche una condizione di vulnerabilità diffusa. L’evasione estetica della loro iridescenza coincide con una frattura imminente, una crisi che isola nel proprio mondo o una sofferenza che si diffonde nella collettività.

I disturbi mentali rappresentano oggi una delle principali cause di malattia tra gli adolescenti e giovani adulti a livello globale, mentre anche in Italia le prescrizioni di antidepressivi risultano in costante aumento. Secondo il report OCSE Promoting good mental health in children and young adults. Best practices in public health del 2025, oltre 700mile giovani italiani convivono con problemi di salute mentale, con ansia e depressione tra i più diffusi. Nel mondo, oltre un miliardo di persone convive con un problema di salute mentale, la seconda causa principale di disabilità di lungo termine, con costi umani e sociali enormi.

Allora, in un tempo segnato dalla crescita di questo fenomeno così oscuro, la cui definizione è tanto volatile quanto delle bolle di sapone, Stupor trasforma simbolicamente la cura in un gesto condiviso e poetico. Le bolle attraversano lo spazio pubblico come micro-eventi relazionali, suggerendo che anche ciò che appare fragile o effimero possa produrre forme di presenza, di attenzione e di cura.

Anche La Furgonetta si muove lungo questa ambivalenza. Da una parte attraversa territori dominati dalla velocità del turismo e dalla spettacolarizzazione del paesaggio. Dall’altra tenta di rallentarne temporaneamente il ritmo, costruendo occasioni impreviste di incontro e osservazione. Il vano posteriore del furgone viene trasformato in una piccola infrastruttura nomade capace di ridefinire temporaneamente l’idea stessa di piazza, non più uno spazio monumentale ma evento relazionale che si genera di volta in volta, attraverso la presenza e la condivisione.

Muovendosi in maniera randomica tra luoghi turistici e spazi di socialità locale, il progetto entra in dialogo con fragilità ambientali e antropiche. E le bolle di Stupor si fanno metafora del paesaggio stesso della costiera, luminose, esposte all’imminenza di dissolversi.

 

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