11 giugno 2026

Una mostra al Museo Archeologico di Napoli racconta il mito della sirena

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Preziosi reperti archeologici e opere contemporanee raccontano al MANN la storia di Parthenope, dalla Sirena dell’antichità al simbolo identitario che si trasforma e continua a definire Napoli

Fra le grandi mostre italiane dedicate al rapporto tra mito e identità, Parthenope. La Sirena e la città, allestita al MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli e visitabile fino al 6 luglio 2026 – rappresenta un progetto espositivo di rara ampiezza e complessità. Con oltre 250 opere e reperti che coprono un arco cronologico dall’VIII secolo a.C. fino alla contemporaneità, la mostra non si limita a raccontare la leggenda della sirena dai cui resti si dice abbia avuto origine Napoli ma indaga la straordinaria capacità di un mito di trasformarsi, adattarsi e rigenerarsi nel corso dei secoli.

Parthenope. La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Parthenope – La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Nelle prime sale il focus si concentra sull’immagine più antica delle Sirene, assai diversa da quella oggi diffusa nell’immaginario collettivo. Nell’arte greca arcaica, infatti, queste figure mitologiche hanno ben poco a che fare con l’elemento acquatico ma appaiono come creature caratterizzate da corpo d’uccello e volto femminile. Esse simboleggiavano il mondo dell’aldilà e della conoscenza. Nell’episodio omerico dell’Odissea, il loro canto non promette piaceri sensuali ma una conoscenza assoluta e pericolosa, capace di condurre alla morte chiunque vi si abbandoni. Proprio in riferimento a questo famosissimo episodio, nella mostra sono inclusi due reperti provenienti dal Staatliche Museen di Berlino: una ceramica attica in cui è chiaramente visibile Ulisse fronteggiare una Sirena alata (500 a.C.) e una particolarissima gemma incisa (I secolo d.C.).

Con l’età ellenistica e romana il mito inizia a trasformarsi. Le Sirene perdono progressivamente le caratteristiche ornitomorfe e assumono tratti sempre più umani fino all’approdo al Medioevo. È in questa età che avviene la trasformazione definitiva da donna-uccello a donna-pesce e la relativa transizione da simbolo della sapienza pericolosa ad allegoria della tentazione e del peccato, come si deduce dal Bassorilievo con Sirena assalita da un Grifone (XII sec. d. C.) proveniente dalla Collezione Torlonia e Museo d’arte sacra della Marsica.

Parthenope – La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Sebbene sia questa l’immagine che attraversa il Rinascimento e l’età moderna, fissandosi nella memoria visiva dell’Occidente, è interessante come Napoli, nell’acquisire la figura mitologica, l’abbia però anche reinterpretata, trasformando poco per volta una creatura minacciosa in una presenza protettiva e benevola. Proprio questa inversione simbolica costituisce uno degli aspetti più affascinanti del mito partenopeo. Se le Sirene dell’antichità attiravano i naviganti verso la morte, Partenope diventa nel corso dei secoli una figura tutelare della città. La sua presenza va a caratterizzare la storia napoletana diventando leggenda: la sua sepoltura sulle coste del golfo trasforma il mito in coordinata geografica consegnadolo eternamente alla memoria collettiva.

Ma aldilà della sua ricchezza archeologica e storica, la mostra ha soprattutto il merito di offrire un’occasione di riflessione sulla persistenza dei miti nella cultura contemporanea in un contesto, come quello partenopeo, che di miti ne ha tanti (da Pulcinella a Maradona, da Totò a Pino Daniele).

Parthenope. La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Parthenope – La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

«Murales, installazioni e interventi site-specific testimoniano la vitalità di una figura che attraversa linguaggi e media differenti – spiega il Direttore Generale Francesco Sirano – Partenope non appartiene soltanto al passato: continua a vivere nelle rappresentazioni artistiche, nel cinema, nella letteratura, nella cultura popolare e persino nella street art. La sua immagine si è progressivamente emancipata dalla dimensione esclusivamente mitologica per diventare metafora della città stessa: affascinante, contraddittoria, seducente e resiliente». Emblematica è la presenza delle opere contemporanee e dell’intervento dell’artista argentino Francisco Bosoletti, che nella sua grande opera esposta proprio all’ingresso del MANN rilegge il celebre tuffo di Partenope come gesto poetico e fondativo, ponendo in dialogo archeologia e sensibilità contemporanea.

Parthenope. La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Parthenope – La Sirena e la città, veduta della mostra, MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Parthenope. La Sirena e la città dimostra così come i miti non siano “reperti da museo”, ma organismi culturali viventi. Una vera e propria archeologia dell’immaginario in cui Partenope – fra cielo, mare e terra – emerge come dispositivo culturale condiviso, attraverso cui Napoli ha costruito e reinterpretato la propria identità.

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