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Sorellanza, arte e vita: Anna Raimondo canta bell hooks a Napoli
Mostre
«Dove c’è violenza non c’è amore». A scriverlo in Tutto sull’amore. Nuove Visioni è stata bell hooks, scrittrice e attivista femminista statunitense, tra le voci teoriche più influenti del Novecento. Da questa premessa, semplice e radicale al tempo stesso, Anna Raimondo ha costruito Chi t’ama te rispett’, progetto artistico promosso dalla Shazar Gallery di Napoli, a cura di Sonia D’Alto e Kathryn Weir, visitabile fino al 24 luglio 2026. Il titolo è già un cortocircuito: un detto popolare napoletano che diventa dichiarazione femminista, una formula del senso comune che si rivela tutt’altro che appiattita su visioni semplicistiche.
Il punto di partenza è proprio il pensiero di bell hooks (1952–2021, pseudonimo di Gloria Jean Watkins, scritto in minuscolo per sua scelta esplicita, per spostare l’accento dal nome ai contenuti). Nel saggio pubblicato nel 2022 in Italia da Il Saggiatore, la scrittrice ricalibra la definizione di amore come scelta e impegno, invitando a smettere di confondere questo sentimento con l’abuso o la dipendenza. Raimondo, artista di origini campane che vive e lavora a Bruxelles, ha sviluppato una ricerca artistica di tre anni sul testo Tutto sull’amore. Nuove Visioni, estraendone nuclei concettuali che ha poi portato in conversazione con due tra le esponenti più rappresentative della musica neomelodica napoletana: Nancy Coppola e Stefania Lay.
Una canzone scritta a più mani
Il cuore del progetto è una canzone. L’incontro tra Raimondo e le due cantanti ha generato un processo in cui i concetti di bell hooks venivano tradotti in napoletano e filtrati attraverso la sensibilità e la visione delle interpreti. Il risultato è una traccia firmata da Nancy Coppola, Stefania Lay, Anna Raimondo e Rolando Riera, con arrangiamento musicale di Alessandro Sgambati, registrata dalla SIAE come opera collettiva.

La scelta delle interpreti non è stata frutto del caso. Come osservano le curatrici, le due cantanti hanno sempre lavorato, all’interno del genere neomelodico, su temi di sorellanza femminile come naturale espressione di quel linguaggio musicale. Il progetto di Raimondo non porta il femminismo dentro il neomelodico come innesto esterno: ne riconosce la presenza e, attraverso la connessione artistica, ne porta in superficie le istanze più sentite e immediate. Ne risulta, nelle parole di D’Alto e Weir, «La rottura di ogni gerarchia stilistica e una fusione tra l’estetica neomelodica e i codici visivi dell’arte contemporanea»: uno spazio in cui l’amore si afferma come esercizio di libertà, ascolto e rispetto.

Arte contemporanea, pop culture e musica
La canzone è già parte del repertorio di Coppola e Lay e, uscendo dalla logica dell’opera d’arte, diventa semplicemente musica, da sempre una delle forme più efficaci di diffusione di un’idea o di una storia. Alla Shazar sono esposti il vinile della canzone, il videoclip, punto di partenza della mostra, due fotografie ritratto delle cantanti, una serie di disegni e il merchandising: poster firmati e t-shirt, parte del cui ricavato sarà devoluta alle Lazzarelle, cooperativa sociale napoletana che intreccia lavoro, giustizia sociale ed economia femminile, con particolare attenzione alle donne vittime di violenza. La serata di opening del 22 maggio ha incluso una performance dal vivo di Nancy Coppola e Stefania Lay.
L’ascolto come pratica politica e artistica
La pratica di Raimondo si fonda su processi partecipativi e interdisciplinari in cui il suono diventa strumento politico, poetico e sociale. Uno degli assi centrali del suo lavoro è quello che lei stessa definisce “ascolto femminista”: un’indagine su come suono, accenti, silenzi e narrazioni possano mettere in discussione stereotipi culturali, ruoli di genere e dinamiche di potere. Il pubblico non è mai semplice spettatore ma parte attiva di un’esperienza collettiva.
Chi t’ama te rispett’ porta questo metodo nel territorio più imprevisto, quello della canzone neomelodica, e dimostra che il confine tra arte e vita, quando si lavora davvero con le persone, non è mai dove si pensa.














