13 giugno 2026

Il sogno egizio di Massimiliano d’Asburgo: una grande mostra al Castello di Miramare

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Oltre cento reperti della collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo tornano a Trieste dopo 143 anni: alle Scuderie di Miramare una grande mostra, visitabile fino al prossimo novembre, esplora il mito dell'antico Egitto

mummia miramare
Testa di sfinge di Sesostri III

A volte la storia compie cerchi perfetti, capaci di riallacciare fili interrotti per secoli. È il caso della straordinaria collezione egizia personale dell’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, che dopo ben 143 anni dal suo trasferimento a Vienna fa un trionfale e temporaneo ritorno a casa. Fino al 1° novembre 2026, le Scuderie del Castello di Miramare ospitano la grande mostra Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, un’esposizione monumentale che riunisce oltre cento reperti di inestimabile valore storico, archeologico e biografico.

Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, installation view, foto di F.Parenzan

L’operazione, dal respiro internazionale e dall’altissimo profilo scientifico, è il risultato di una prestigiosa sinergia tra il Museo storico e Parco del Castello di Miramare e il Kunsthistorisches Museum (KHM) di Vienna, istituzione dove le opere confluirono a fine Ottocento quando la dimora triestina entrò nella rete delle residenze imperiali austriache amministrate direttamente dalla capitale. La mostra si avvale inoltre di una squadra di curatori d’eccezione: Massimo Osanna (Direttore generale Musei del MiC), Christian Greco (Direttore del Museo Egizio di Torino), insieme a Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner del KHM.

Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, installation view, foto di F.Parenzan

Nella prima metà dell’Ottocento, Massimiliano d’Asburgo iniziò ad accumulare reperti acquistando in blocco un primo nucleo dal console generale ad Alessandria d’Egitto, Anton von Laurin, espandendo poi la raccolta attraverso missioni diplomatiche ed esplorazioni scientifiche affidate all’egittologo S.L. Reinisch. La collezione doveva servire a creare un “museo ideale” a sostegno della ricerca storica e filologica, superando la vecchia logica della Wunderkammer privata accessibile solo a una ristretta élite.

Come sottolineato dal curatore Christian Greco, ogni oggetto in mostra porta con sé una struttura narrativa stratificata, una vera e propria “triplice biografia”: la biografia dell’antico Egitto in cui fu creato, quella del collezionista che lo ha spostato dal suo contesto originale e quella del presente in cui ci interroghiamo su cosa significhi conservarlo ed esporlo. Studiare e mostrare questa collezione oggi significa fare i conti con tutto questo, cercando di restituire profondità a ciò che troppo spesso viene appiattito in una visione esotica.

Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, installation view, foto di F.Parenzan

Ad arricchire questa trama storica si aggiungono i prestiti del Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann di Trieste, a testimonianza di come l’ossessione dell’Arciduca per i geroglifici e le sfingi non fosse un vezzo isolato, ma riflettesse il gusto vibrante, cosmopolita e colto della Trieste del diciannovesimo secolo, snodo cruciale per i traffici e le mode culturali dell’intera Mitteleuropa.

I reperti selezionati per l’esposizione di Miramare compongono un mosaico che unisce l’archeologia più raffinata al gusto romantico del diciannovesimo secolo. Il percorso si snoda tra maestose sculture in pietra scura, rarissimi bronzi a getto pieno e preziosi capolavori di oreficeria.

Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, installation view, foto di F.Parenzan

Il fulcro dell’esposizione è rappresentato dai pezzi forti della statuaria del Medio Regno e del Periodo Tardo. Oltre alla splendida testa di sfinge di Sesostri III in siltite (1878-1843 a.C.) – pezzo iconico che dà il titolo alla mostra –, spicca la statua di Sobekemsaf in granodiorite, risalente alla XIII dinastia (1700 a.C. circa). Il pubblico può inoltre ammirare da vicino la complessità della statua-cubo di Nimlot in basalto marrone, la statua-cubo di Anchtakelot rannicchiato in granodiorite-diorite e il monumentale gruppo statuario di Nefer-heb e Dedet-nebu.

Una sezione di straordinario fascino è poi dedicata agli oggetti preziosi, ai bronzi e ai talismani, dove spiccano raffinati pendenti, una statuetta del dio Osiride in oro massiccio e la statuetta della dea Sachmet con testa leonina in bronzo. A fare da controcanto a questi tesori millenari ci sono le opere d’arte e i documenti dell’Ottocento appartenenti alla collezione storica di Miramare, come le stampe da dagherrotipo della Piramide di Cheope (1842), i dipinti a olio dei Colossi di Memnon di Alois Schönn e la sognante Veduta delle piramidi di Giacomo e Antonio Baseggio.

Una sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, installation view, foto di F.Parenzan

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