12 giugno 2026

Guttuso in mostra a Torino: 40 anni di pittura tra impegno civile e storia dell’arte

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Una selezione di oli, disegni, chine e tecniche miste racconta quasi 40 anni di ricerca di Renato Guttuso e indaga il rapporto tra pittura e realtà: la mostra alla Galleria Accademia di Torino

Renato Guttuso, A Marat, David, Gericault 1962, Olio su tela, 62x62 cm

Fino al 3 luglio 2026 la Galleria Accademia di Torino, in collaborazione con Moz-Art Arte Contemporanea di Mantova, dedica una mostra antologica a Renato Guttuso, figura centrale dell’arte italiana del Novecento. Curata da Sergio Pajola, Luca Barsi e Stefano Mario Bocchi, l’esposizione riunisce 22 opere tra oli, chine, disegni e tecniche miste, realizzate tra il 1947 e il 1985, con l’obiettivo di restituire la complessità di una ricerca che ha attraversato oltre quattro decenni di storia italiana.

Tutte le opere esposte provengono da collezioni private e sono documentate nel Catalogo Ragionato generale curato da Enrico Crispolti. Ad accompagnare la mostra, un catalogo con saggi di Sergio Pajola e Francesco Poli che propone una rilettura dell’opera di Guttuso oltre le contrapposizioni ideologiche che hanno segnato la sua ricezione critica, riportando l’attenzione sul nucleo essenziale della sua ricerca: la pittura come strumento di conoscenza della realtà.

Renato Guttuso, opere scelte dal 1947 al 1985, veduta della mostra, Galleria Accademia, Torino
Renato Guttuso, opere scelte dal 1947 al 1985, veduta della mostra, Galleria Accademia, Torino

Il percorso mette in evidenza la coerenza di un artista che, pur confrontandosi costantemente con le principali trasformazioni del linguaggio figurativo del Novecento, ha sempre mantenuto saldo il rapporto con la realtà. Come osserva il critico Francesco Poli nel testo del catalogo della mostra, Guttuso fu un autore che seppe coniugare «La tensione vitalistica» e la «Presa diretta con i dati umani e naturali della realtà» con una continua sperimentazione formale, costruendo uno stile immediatamente riconoscibile.

Renato Guttuso, una vita tra arte e politica

Renato Guttuso nacque a Bagheria nel 1911 e morì a Roma nel 1987. Considerato uno dei principali pittori italiani del Novecento, si formò in Sicilia tra suggestioni familiari, paesaggi mediterranei e prime frequentazioni artistiche, iniziando giovanissimo a dipingere e a esporre. Dopo gli anni palermitani e l’esperienza del Gruppo dei Quattro con Lia Pasqualino Noto, Giovanni Barbera e Nino Franchina, si trasferì a Roma nel 1933, entrando in contatto con l’ambiente artistico antinovecentista e con figure come Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Corrado Cagli e Antonietta Raphaël. La sua pittura, nutrita dal confronto con Courbet, Van Gogh, Picasso e l’espressionismo europeo, trovò presto una forte tensione civile e politica.

Renato Guttuso, Natura morta Cubista 1947, Olio su tela, 58×78 cm

Nel dopoguerra Guttuso divenne una figura di riferimento del neorealismo italiano e del Fronte Nuovo delle Arti, mantenendo sempre un rapporto diretto con la realtà sociale, con il mondo del lavoro, con le lotte contadine e con la memoria della Sicilia. Accanto alle grandi composizioni di impegno civile, sviluppò una ricerca intensa sulle nature morte, sui paesaggi, sui nudi e sul rapporto con la storia dell’arte, intrecciando realismo, espressionismo, citazione e allegoria. Parallelamente all’attività artistica, fu anche impegnato politicamente: iscritto al Partito Comunista Italiano, venne eletto senatore dal 1976 al 1983. Alla sua morte lasciò molte opere alla città natale di Bagheria, oggi conservate nel museo di Villa Cattolica, dove si trova anche la sua tomba, realizzata da Giacomo Manzù.

Opere scelte di Renato Guttuso, l’itinerario della mostra a Torino

L’itinerario prende avvio nel secondo dopoguerra con opere come Natura morta cubista e Cocomero cubista del 1947. In questi lavori l’assimilazione delle lezioni di Picasso non conduce all’astrazione ma viene utilizzata per intensificare il rapporto con il reale. Come sottolinea Sergio Pajola nel saggio introduttivo Quando la realtà diventa pittura, il cocomero tagliato appare come «Una vera e propria ferita aperta color rosso sangue», metafora della sofferenza lasciata dal conflitto e della necessità di guardare senza filtri al presente.

Renato Guttuso, Cocomero Cubista 1947, Olio su tela, 20×30 cm

Una parte significativa della mostra è dedicata agli anni Sessanta, fase in cui la dimensione politica assume un ruolo centrale. Opere come Martire Algerina (1960), Discussione politica (1960), A Marat, David, Géricault (1962) e Nudo di fronte (1963) testimoniano il tentativo di trasformare la pittura in uno spazio di confronto civile. Per Pajola è il momento in cui prende forma il concetto di «Politica come pittura»: la superficie del quadro diventa il luogo in cui si depositano tensioni ideologiche, conflitti sociali e interrogativi collettivi. In Discussione politica una trama di sguardi, gesti e dettagli quotidiani restituisce il clima dell’intellettualità italiana del tempo, mentre il richiamo alla figura di Marat consente a Guttuso di stabilire un dialogo diretto tra storia rivoluzionaria e contemporaneità.

Renato Guttuso, Volti e figure femminili 1959, Chine e olio, 50×65 cm

Accanto alla dimensione pubblica emerge però anche una ricerca più intima. I nudi, i disegni e i ritratti degli anni Sessanta e Ottanta mostrano un interesse costante per il corpo, inteso non come oggetto accademico ma come esperienza esistenziale. Opere come Nudo di fronte o Donna distesa su letto trasformano la figura umana in quello che Pajola definisce un «Paesaggio esistenziale», attraversato da tensioni psicologiche e da una forte componente sensuale. A questa stagione appartiene anche Marta seduta con bicchiere (1970), dedicata a Marta Marzotto, presenza centrale nella vita dell’artista.

Renato Guttuso, Discussione politica 1960, China su carta intelata, 65×50 cm

Il percorso prosegue con i paesaggi e le nature morte, due generi che accompagnano l’intera vicenda creativa di Guttuso. La Sicilia natale riaffiora in opere come Paesaggio di Palermo (1966) e Case e terrazze di Bagheria (1976), mentre lavori come Peperoni ed orecchie Rocco (1961) e Verza (1972) restituiscono tutta la densità materica e cromatica della sua pittura. Come ricorda Poli, le nature morte costituirono per l’artista una sorta di contrappunto alle grandi composizioni ideologiche, uno spazio più raccolto e quotidiano nel quale misurare continuamente il proprio mestiere di pittore.

Renato Guttuso, Ritratto di Rocco Catalano 1962, Olio su tela, 65×55 cm

Un altro nucleo della mostra è dedicato al dialogo con la storia dell’arte. Guttuso guarda ai grandi maestri del passato e del Novecento non come modelli da imitare ma come interlocutori con cui confrontarsi. Nascono così opere come Omaggio a Morandi (1966), Testa di toro da Picasso (1973) e Donne di Arles da Van Gogh (1978). Riferendosi a queste opere, Enrico Crispolti parlava di «Affinità spirituale», sottolineando come Guttuso operasse sui modelli storici «con una passione pari alla libertà di trasgressione-appropriazione».

Renato Guttuso, Ragazza bionda su poltrona nera 1967, Olio su tela, 100×80 cm

Chiudono il percorso le opere della maturità e i bozzetti per il Macbeth realizzati nel 1963 per il Teatro Regio di Parma, testimonianza dell’interesse dell’artista per il teatro e la scenografia. Tra i lavori più significativi figura Coccodrillo o Je ne brûle pas (1983), dove la dimensione simbolica prende il sopravvento e la realtà sembra aprirsi a immagini più enigmatiche. Il grande rettile che emerge da un paesaggio infuocato diventa, secondo Pajola, «Un’allegoria del tempo che divora ogni cosa», suggellando una ricerca che fino agli ultimi anni ha continuato a interrogare il presente.

Renato Guttuso, Case e terrazze di Bagheria 1976, Olio su tela, 90×110 cm

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