-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Opera indecente, provocatoria e inadatta al luogo. Par quasi di sentire uno dei giudizi tranchant che Giovanni Baglione sputava su Caravaggio, o di sfogliare le pagine ingiallite De’ veri precetti della pittura, bibbia dell’ortodossia artistica tridentina stesa da Giovan Battista Armenini… invece la condanna per leso senso del pudore viene comminata pochi giorni fa a Salerno, in occasione della collettiva ArtLive al Tempio di Pomona. Pietra dello scandalo, il dipinto Meleageria Daphnis di Carlo Alberto Palumbo che, pur essendo stato “arruolato” a soli cinque giorni dal vernissage, viene subito premiato con una collocazione di spicco. Solo che, la sera del debutto, gli tocca un’amara sorpresa: Appena giunto al Tempio – racconta il pittore – sono stato preso in disparte dall’allestitore, il quale mi ha informato, rammaricato, del fatto che nel pomeriggio, in sua assenza, il mio quadro era stato rimosso dalla sala espositiva da non addetti, perché ritenuta “sconveniente” . A lanciare l’anatema, il segretario del vescovo che, visitando la mostra a poche ore dall’apertura, provvede immediatamente ad informare il presule della presenza di una tela vituperabile non tanto per le nudità, ma principalmente per una presunta allusione alla sodomia espressa nelle pose dei due personaggi raffigurati. E l’azione cattolica non tarda ad arrivare, poiché la Curia, proprietaria dell’immobile, si affretta a dare disposizione che il dipinto non venga esposto, minacciando, in caso contrario, di vietare l’apertura della sala al pubblico. Da notare come “Meleageria Daphnis” fosse già stata vista il giorno prima da stampa e addetti ai lavori, senza che nessun Savonarola si stracciasse le vesti e ne ordinasse il ritiro. Comunque, fiat voluntas sua: la pornoscena tratta da Ovidio viene spostata nel corridoio adiacente, sede del settimanale Agire. A Palumbo restano, a mo’ di premio di consolazione, i complimenti dell’organizzatrice della manifestazione, la quale, pur declinando ogni responsabilità – ubi maior… – non può trattenersi dal rimbrottare l’artista, il quale considerando l’ambito in cui sarebbe stata esposta, avrebbe dovuto evitare di presentare un’opera così provocatoria ed allusiva. In una parola, autocensurarsi. Ma poiché tutto s’aggiusta, arriva la proposta di esporre un lavoro diverso. Soluzione rifiutata, anche perché, di questi tempi e vista la situazione, a maneggiare l’aggettivo “diverso” non si sa mai… (a. p.)
articoli correlati
Ancora censura. A Roma scultura di Carlo De Meo rimossa dalla mostra Nonsono quello chesono
Matera, pornostar con immagini sacre tra le cosce. La Curia sequestra tre opere della mostra curata da Marziani
[exibart]












aveva ragione il vescovo. Proprio indecente… ha fatto bene.
al di là delle valutazioni morali, anche la qualità pittorica lascia a desiderare…
CARO DON DINO, E’ DAVVERO STRANO CHE PROPRIO LA CHIESA ABBIA CENSURATO TALE OPERA D’ARTE, DAL MOMENTO IN CUI I SEMINARI BRULICANO DI SODOMITI!!!!!SE I PRETI PRIMA DI ENTRARE IN SEMINARIO, AVESSERO QUALCHE ESPERIENZA “CARNALE” FORSE….
Assurdo. I soliti bigotti. Manca solo il ritorno all’inquisizione.
L'”errore”(?)è stato quello di esporre l’opera in un locale della Curia. Quanto alla presunta sodomia mi pare che qualcuno non abbia la vista acuta e perciò ha preso un grande abbaglio!L’opera non ha nulla di innaturale; siamo di nuovo alla censura con il braghettone di turno che si scandalizza per i nudi, così come fu fatto con il Giudizio Universale della Sistina, ma erano altri tempi quelli…oggi è solo anacronistico comportarsi in questo modo.L’arte è il regno del possibile… e parlare di censura oggi è soltanto un eufemismo per coprire la propria ignoranza, la propria vergogna e povertà culturale! Finiamola con questi falsi e ipocriti moralismi!!! Ricordo, per chi fa finta di non saperlo, che nulla, assolutamente nulla, è alieno all’arte. Tutto assolutamente tutto, può entrare di diritto nel mondo dell’arte.L’arte è creatività e la creatività non ha limiti!!!!!
Rispondo ad Arechi. Forse parli così perchè non hai visto l’opera da vicino….
basta esporla in un posto che non appartenga alla curia, è solo questione di elementare buon senso, senza stare a scomodare tanto la censura.
,,,bene adesso siamo proprio a posto,,,
perchè non un’azione dimostrativa all’occorrenza?,,tipo sfilare ad un bel momento con l’opera fra la gente,,,
nn se ne può piu della finta morale cattolica,,,
a’ Marco ma sto riferimento ai sodomiti che c’entra ??? ahahahaha 🙂
Il quadro è brutto. a quanto pare il pittore pur sapendo che il luogo era di proprietà della diocesi ha voluto esporre quel quadro… evidentemente sperava in un pò di casino 🙂
leggere altro nella poesia e nella dolcezza dello sguardo di pan è pura perversione.
caro siglio10 evidentemente non hai letto bene l’articolo, il riferimento alla sodomia c’entra tantissimo, solo chi ha una mente malata può travisare in questo modo il messaggio del quadro. Leggendo anche questi commenti mi stupisce il fatto che al giorno d’oggi, con tutto quello che si vede in giro, l’immagine di un corpo nudo possa essere considerata così sconveniente da non essere esposta in un luogo di proprietà della curia!