19 febbraio 2009

“Il contemporaneo? Un fallimento”. E Ian Tweedy stupisce la platea a Padova…

 

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Ian Tweedy - The hunter and the hunted (particolare)Fallimento”. Così è stata riferita, da una ragazza scelta fra il pubblico per il ruolo di testimone, la risposta di Ian Tweedy (Hann, 1982; vive a Milano) alla domanda “Cos’è il contemporaneo?”, ossia il tema di base del ciclo di conferenze a cui l’artista era stato chiamato a partecipare nei giorni scorsi a Padova, organizzato dalla Fondazione March. Arrivato appunto il turno di Tweedy, le luci si sono spente d’improvviso, e, nel buio, l’artista ha cominciato ad aggirarsi per la platea dotato di un faretto, che puntava di volta in volta su diverse persone presenti in sala. Questa rapida ricognizione è terminata con la scelta di una ragazza, che ha accettato la proposta di uscire dall’aula con lui per chiacchierare qualche minuto, promettendo al resto del pubblico che sarebbero tornati di lì a poco. In realtà, a rientrare è stata solo la ragazza, incaricata di riferire ciò che l’artista le aveva detto. Poche ma perentorie le indicazioni assegnatele, fra cui una parola chiave: “Fallimento”. Dopo i primi, inevitabili attimi di disorientamento, i moderatori hanno impostato un dibattito che ha cercato d’interrogarsi sull’azione e sulle parole dell’artista. Una provocazione costruttiva o un furbo éscamotage, grazie al quale Tweedy si è sottratto alla discussione e ha dichiarato il suo fallimento di rispondere alla domanda iniziale, lasciando aperte tutte le interpretazioni? (fabrizio montini)






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11 Commenti

  1. alla faccia del paraculo !
    non ha saputo spiegare niente non solo a una platea ma nemmeno a una sola persona ?
    bhà .. ma 1 di giovani bravi in italia è rimasto ?

  2. Sicuramente con quello che fa Ian Tweedy è un fallimento.
    Il contemporaneo è una cosa molto più seria di alcune fotocopie d’epoca. bocciato

  3. Ma esiste poi stò contemporaneo? C’è chi pensa che il contemporane è quanto è stato realizzato dal dopoguerra fino a… quando? Io direi che questo era contemporaneo e oggi non lo è più. Oggi il contemporaneo è quanto è stato fatto dal 1995 ad oggi e domani si vedrà!
    Oggi è giovedì ma domani diremo che giovedì era ieri. Nessun momento può essere chiamato ogi per sempre…

  4. senza malignita’, il contemporaneo e’ vero= e’ un vero fallimento…perche? al massimo e’ scenografia o voler gabbare .Trascinera’ l’arte
    e la spegnera’.Tutto gira con i soldi pubblici e degli sponsor…ma il ritorno non ci sara’.
    Si salvi chi puo? Lo dico in un estremo tentativo.
    Scusate.

  5. Come sono bravi tutti a sparare a zero sulla contemporaneità. Non vi piace il contemporaneo a tal punto da mettere in discussione la definizione di “contemporaneo”? Studiate arte antica, è molto affascinante. Ma almeno studiate, così evitereste di chiedervi il senso della parola “contemporanea”. L’uomo si è sempre misurato con il tempo e ha sempre cercato, per ovvi motivi pratici, di imbigliarlo in griglie di riferimento. Chiedersi cosa è contemporaneo è inutile se non errato. Poniamo l’attenzione sui contenuti, validi o meno, cercando di capire a fondo determinate scelte e provocazioni. Basta riversare sull’artista di turno le frustrazioni personali di artista mancato o di curatore-critico alle prime armi- o alle prime arti.

  6. La contemporaneità nell’arte, e non solo,è per sua natura la ricerca, e pertanto non è mai un fallimento, quando questa è portata avanti con cognizione del pregresso, volontà e capacità di avanzamento.Il problema semmai è, per buona parte, tutto ciò che il mercato promuove al di sotto delle punte avanzate di questa ricerca, per meri fini economici, magari inventati e supportati da potentati ambientali.In questo ,io credo, ci sia la differenza che sempre, o quasi, seleziona i migliori.Mi piace pensare, che il vaglio della storia, sia inclemente e imparziale quasi sempre.Sono un illuso?

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