14 marzo 2016

Concerto per piano in campo profughi, organizzato da dissidente. Ecco l’ultima “prova” umanitaria di Ai Weiwei, al confine tra Grecia e Macedonia

 

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Per la giovane pianista Nour Alkhzam, 24 anni, deve essere stato un sogno vero e proprio, visto che non toccava il suo strumento da tre anni. 
In effetti l’azione è toccante, e il merito ancora una volta è del criticato (e a volte anche criticabile) artista e dissidente cinese Ai Weiwei. Dopo l’installazione di 14mila giubbotti di salvataggio realizzata in occasione per la Berlinale, e lo scivolone del selfie con le coperte termiche per gli ospiti alla cena di gala, l’artista è tornato sul campo nel vero senso della parola. Stavolta a Idomeni, campo profughi al confine tra Grecia e Macedonia, uno dei peggiori d’Europa.
«Questa performance è un tentativo per cambiare gli atteggiamenti nei confronti dei rifugiati. Vogliamo rivelare una nuova immagine di loro, per trasmettere possibilità, l’arte e la fantasia. Questa è l’immagine che deve essere trasmesso al mondo: l’arte vincerà la guerra», ha dichiarato il passionario Ai. 
Ma che cosa ha fatto, precisamente? Semplice: ha pagato il trasporto di un pianoforte candido che è stato piantato in mezzo a un campo; Nour ha potuto suonare per venti minuti, e con un telo di fortuna ci si è riparati dalla pioggia. Molto romantico, peccato che sia finito. E che per ora anche questo atto di pace non cambierà di molto la situazione. 

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