Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Per la giovane pianista Nour Alkhzam, 24 anni, deve essere stato un sogno vero e proprio, visto che non toccava il suo strumento da tre anni.
In effetti l’azione è toccante, e il merito ancora una volta è del criticato (e a volte anche criticabile) artista e dissidente cinese Ai Weiwei. Dopo l’installazione di 14mila giubbotti di salvataggio realizzata in occasione per la Berlinale, e lo scivolone del selfie con le coperte termiche per gli ospiti alla cena di gala, l’artista è tornato sul campo nel vero senso della parola. Stavolta a Idomeni, campo profughi al confine tra Grecia e Macedonia, uno dei peggiori d’Europa.
«Questa performance è un tentativo per cambiare gli atteggiamenti nei confronti dei rifugiati. Vogliamo rivelare una nuova immagine di loro, per trasmettere possibilità, l’arte e la fantasia. Questa è l’immagine che deve essere trasmesso al mondo: l’arte vincerà la guerra», ha dichiarato il passionario Ai.
Ma che cosa ha fatto, precisamente? Semplice: ha pagato il trasporto di un pianoforte candido che è stato piantato in mezzo a un campo; Nour ha potuto suonare per venti minuti, e con un telo di fortuna ci si è riparati dalla pioggia. Molto romantico, peccato che sia finito. E che per ora anche questo atto di pace non cambierà di molto la situazione.




















