02 luglio 2020

Quando l’arte nutre la spiritualità: la Cella di Cristiano Carotti al Battistero di Pietrasanta

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Nel Battistero di Pietrasanta, l'installazione realizzata da Cristiano Carotti celebra ed esalta un luogo di culto, proponendo una riflessione sulla società contemporanea

L'installazione di Cristiano Carotti al Battistero di Pietrasanta

Il “nutrimento” dell’arte condito al pensiero religioso e in soccorso di una società sconvolta dalla pandemia. Accade a Pietrasanta, in provincia di Lucca, dove si rinnovano gli appuntamenti con l’arte contemporanea al Battistero del Duomo cittadino che, nella stagione estiva 2020, in programma dal 4 luglio al 6 settembre, ospita l’opera Cella, di Cristiano Carotti, in un progetto a cura di Enrico Mattei, in cui gli interventi di arte contemporanea proposti nel corso degli anni non  creano qualcosa avulso dal contesto ma si inseriscono – anche in contrappunto – nel racconto originario e nelle sue trasformazioni nel tempo.

Il Battistero di Pietrasanta e il progetto di Cristiano Carotti

Il Battistero di Petrasanta è un piccolo scrigno edificato all’inizio del secolo XVII come Oratorio di San Giacinto che, successivamente, nel 1786, venne trasformato in Battistero della Collegiata di San Martino da parte di Leopoldo d’Asburgo Lorena e ancora oggi svolge la sua funzione liturgica. In questo particolare contesto, come particolare è pure il momento storico, l’arte contemporanea diventa un’occasione per comunicare il senso di un luogo attraverso operazioni che cercano di evocarlo, non con la liturgia, ma con forme d’arte che la richiamano o la ricordano indirettamente abbracciando prima di tutto il contesto.

Ed è proprio quello che fa Cristiano Carotti con il progetto Cella, con il quale inserisce un valore evocativo nel luogo di culto del Battistero di Pietrasanta che, a sua volta, interagisce con l’opera, attraverso una grande scultura in ferro e ceramica che grazie alla sua base in vetro trasparente sembra aleggiare davanti all’altare come un corpo geometrico sospeso.

Il nutrimento dell’anima e della conoscenza

La tematica da cui prende ispirazione l’opera è rivolta alla figura di San Giovanni Battista e, in particolare, alla descrizione iconografica che ne danno i vangeli, in cui il Santo si nutriva di miele selvatico. E proprio sul nutrimento del Santo si focalizza questo progetto: sul miele che da materiale essenziale diviene simbolo di “Nutrimento dell’anima” e della vita ascetica. A livello formale l’artista ha dato vita, grazie alla ceramica, a un alveare selvatico ancorato a una grande struttura esagonale in ferro, elemento che richiama sia le celle costruite dalle api ma anche la forma architetturale del fonte battesimale di Bonuccio Pardini del 1389, posto esattamente di fronte alla scultura.

L’installazione, rigorosamente site-specific, crea dunque «uno scambio culturalmente interessante tra l’iconografia religiosa e la sua lettura attraverso i media contemporanei», spiega il curatore, producendo un forte impatto sui visitatori proprio perché di fronte a questo intervento la partecipazione avviene in una dimensione del tutto intima, complice la sacralità del luogo.

L’arte, del resto, esiste anche come «attività legata all’esperienza e alla conoscenza diretta di determinati fenomeni oggettuali o ideali, una sorta di calco totale dell’esperienza attraverso cui l’autore trasforma in essere la sua capacità di giudizio sulle cose, ma pone in movimento anche la capacità altrui di interpretare ciò che l’arte mette in scena». E qui l’artista rispecchia il desiderio di avere a disposizione una serie di idee che rimandano anche, nella loro ricerca e in particolare nella loro realizzazione, al fare manuale e all’intervento dell’uomo, proprio come paragone alla complessa e faticosa produzione che porta alla nascita degli alveari come idea di costruzione delle case delle api e all’evoluzione storica degli edifici di culto religioso.

Il progetto Cella è infatti il risultato di un ragionamento sviluppato dall’artista durante la pandemia che ha messo l’umanità sotto forme di restrizioni nuove e insolite. Con i sentimenti che aiutano a esprimere ciò che il pensiero non riesce neppure a comprendere. Sentendo la sfida a riflettere il mistero che ci abita, interpretarlo, renderlo percepibile. E nella tensione verso un enigma tanto insondabile quanto affascinante, l’arte è il collegamento ideale per trovare accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo. Nella sua sacralità, è un ponte verso l’esperienza religiosa.

Il progetto è patrocinato dal Comune di Pietrasanta, sostenuto dalla White Noise Gallery di Roma che rappresenta l’artista e organizza l’evento insieme al curatore Enrico Mattei; l’opera è stata realizzata dall’artista in collaborazione con Christopher Domiziani dell’azienda Domiziani Design come sponsor tecnico. Si ringrazia inoltre l’azienda agricola Cum Gratia di Compignano (PG), per aver fornito le arnie utili alla produzione dell’opera e Monsignor Don Stefano d’Atri della Collegiata di San Martino a Pietrasanta, per la sua disponibilità a questi interventi di arte contemporanea all’interno del Battistero.

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