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Un artista italiano a Times Square: il progetto di Max Falsetta Spina
Progetti e iniziative
di redazione
Nel cuore della New York Art Week, uno degli ambienti visivi più saturi e iper-mediati del pianeta ha subito una temporanea interruzione: dal 13 al 15 maggio 2026, infatti, i monumentali schermi digitali della 7th Avenue a Times Square sono diventati il supporto di APOKÁLYPSIS, l’intervento visivo su larga scala concepito dall’artista italiano Max Falsetta Spina.
Inserito all’interno del palinsesto di The New Media Moment, il progetto, curato da Art Innovation Gallery, ha agito come un’interferenza semantica nel flusso ininterrotto della comunicazione commerciale e finanziaria globale: un’operazione di disturbo cinematografico che ha utilizzato l’intelligenza artificiale per trasformare il cuore della New York Art Week in uno spazio di riflessione critica.

L’operazione non affronta il tema dell’apocalisse attraverso la retorica del disastro o della fine del mondo. Al contrario, Falsetta Spina ha recuperato l’etimologia originaria del termine greco: apokálypsis come rivelazione e presa di coscienza. L’opera ha così proiettato sugli schermi un corpus di paesaggi urbani monumentali, architetture algoritmiche e mitologie ibride sviluppate attraverso un processo cinematografico assistito dall’intelligenza artificiale. Ne sono nate dunque sequenze dal forte impatto visivo che hanno sospeso il ritmo frenetico della piazza per indurre a una percezione critica del presente.
In questo contesto, Times Square, nodo nevralgico del consumo e del controllo visivo della società contemporanea, diventata la superficie specchiante su cui l’opera fa convergere le ansie collettive della modernità e il linguaggio visivo speculativo di Falsetta Spina si inserisce tra le pieghe del marketing urbano per scardinare, anche solo temporaneamente, l’automatismo della fruizione distratta.

Al centro del progetto emerge una precisa posizione teorica sul ruolo delle tecnologie generative nella pratica artistica attuale. Per Falsetta Spina, infatti, l’intelligenza artificiale non è un agente creativo autonomo e autoconsapevole, né un mero espediente tecnico per velocizzare la produzione: è, piuttosto, un sistema di amplificazione cognitiva in grado di far emergere le strutture profonde dell’ideologia e del potere contemporaneo.
L’intervento di New York costituisce il primo tassello di un percorso più ampio. Le sequenze trasmesse sui billboard digitali anticipano infatti un cortometraggio immersivo di sei minuti, attualmente in fase di sviluppo, che sarà presentato a Milano nell’autunno del 2026. In quell’occasione, la componente video sarà affiancata da una selezione di circa trenta opere fisiche derivate dal medesimo processo.





















