25 febbraio 2022

Il contemporaneo “Viaggio in Italia” di Emilio Tadini

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Il grande talento narrativo di un artista racconta un itinerario intimo e collettivo in un’Italia estremamente attuale, colta attraverso oggetti e paesaggi

Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1971, Acrylic on canvas, 200 x 300.5 x 3 cm, Courtesy: Gió Marconi, Milan

La mostra “Viaggio in Italia” dedicata a Emilio Tadini (1927 – 2002, Milano), viene presentata dalla galleria Gió Marconi come omaggio al profondo legame che univa lo storico gallerista Giorgio Marconi all’artista e che perdura tutt’oggi grazie al prestigioso testimone raccolto dal figlio. Celebrando i vent’anni dalla scomparsa di Tadini, l’appuntamento espositivo, che fa seguito alla rassegna inerente al ciclo pittorico degli anni Settanta accolta dalla Fondazione Marconi nel 2019, sarà visitabile fino al 5 Marzo 2022.
Emilio Tadini fu un uomo dalle molteplici vite, merito di una “avidità” conoscitiva e cross – disciplinare continuamente nutrita, alimentata da sperimentazioni fra scrittura, saggistica, pittura, scultura, disegno, divulgazione. Un artista totale caratterizzato da un citazionismo raffinato, colto, che affondava le proprie radici nell’antichità e nella civiltà contemporanea allo stesso momento, con l’obiettivo di approdo a un lavoro luogo di convergenza di linguaggi differenti. Il “realismo integrale” applicato dall’artista è una riuscita strategia di integrazione tra elementi variegati, sia visibili che non, consci ed irrazionali, che consentiva l’estensione della realtà negli ambiti di spazio e tempo e di compenetrare fortemente l’espressione letteraria e quella pittorica.

Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1971, Acrylic on canvas, 91.5 x 72.5 x 2.5 cm, Photo: Fabio Mantegna
Courtesy: Gió Marconi, Milan

La proverbiale capacità di racconto di Tadini è evidente nella serie di opere intitolata Viaggio in Italia qui raccolta, in un percorso espositivo che indaga le relazioni fra uomo e oggetto, la loro simbologia e narrativa, in un crescendo palpabile. Le tele, vere e proprie cartoline di un viaggio tanto reale quanto immaginario, marcatamente personale ed interiore, utilizzano la sua tipica poetica fondata sulla sovrapposizione di piani temporali, dove ricordo e esperienza fattuale, tragico e comico, dialogano giocosamente gli uni con gli altri. Le forme risultano modellate in maniera tale da dilatare le possibilità di visione su entrambi gli assi di rappresentazione: quello orizzontale dello spazio e quello verticale del tempo.
Il processo pittorico di Emilio Tadini si declina così da sempre tramite la costituzione di serie, all’interno delle quali da un’immagine ne scaturiscono altre, in un incessante percorso di modificazione. Il suo è un flusso mentale che procede per associazioni, immergendo situazioni pressoché reali in un’atmosfera di frammentazione e alienazione, un clima decisamente fagocitato dalla temperie surrealista – metafisica. L’artista arriva a disintegrare la narrazione focalizzandosi su singoli e ricorrenti oggetti come mobili, lampade, occhiali da sole, scarpe, rossetti e valigie, accompagnati da figure umane stanti private della testa. Per mezzo della liberazione di zone del vissuto fino ad allora considerate al di fuori dei canoni rappresentativi, secondo l’artista si compie una vera e propria avanguardia, che in Tadini giunge al raffigurare un viaggio collocabile al limitare del mondo sensibile; su fondi chiari monocromi spiccano pattern intriganti applicati a motivi, temi e protagonisti della vita quotidiana della propria epoca.

Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1971, Acrylic on canvas, 145.5 x 114 x 2.5 cm, Courtesy: Gió Marconi, Milan

È inoltre impossibile leggere completamente il ciclo Viaggio in Italia del pittore, senza far riferimento all’omonimo diario di viaggio che Johann Wolfgang Goethe stese per descrivere il suo soggiorno in Italia fra il Settembre del 1786 e il Maggio del 1788. Un’influenza letteraria quanto visiva, visto che l’autore tedesco produsse un’ampia documentazione grafica di schizzi e acquerelli ai quali Tadini si ispirò per le proprie opere e, non solo, attraverso gli anni Sessanta e Settanta mise insieme un personale archivio fotografico di oggetti, paesaggi, visioni di interni, nature morte, figure, insegne e pubblicità che divennero la base di partenza per molti cicli di pitture nel corso del tempo, incluso quello protagonista di questa personale.
In particolar modo in uno dei dipinti di grandi dimensioni qui presenti, l’artista italiano cita concretamente il famoso acquerello Johann Heinrich Wilhelm Tischbein Goethe am Fenster der römischen Wohnung am Corso che raffigura Goethe di spalle nell’atto di contemplare al di fuori di una finestra.
La medesima attenzione riservata, infatti, da Goethe all’architettura antica, fra gli svariati interessi, è corrisposta in Tadini per mezzo di forme architettoniche e di colonne, piramidi, cubi, costituiti da materiali differenti fra marmi e rocce.

Emilio Tadini, Viaggio in Italia, 1972, Acrylic on canvas, 100 x 81 x 2.5 cm, Courtesy: Gió Marconi, Milan

Emilio Tadini giunge alla combinazione di vari livelli di cultura nelle proprie tele, coinvolgendo gli alti esempi fino a quelli popolari; il suo è un bilanciamento fra un passato degno di conservazione, ponte col presente e monito della caducità del vivere, unito ai campi del design, dell’arte, della cultura, della moda e dello stile; una visione italiana che fonde antico e moderno. Il suo itinerario diviene infatti di taglio psicologico: come lo stesso rito di iniziazione di Goethe, è una ricerca di formazione del sé e di scoperta fatta tramite gli oggetti e i paesaggi incontrati.
Non è un caso che una grande influenza in campo artistico venga esercitata su Tadini anche dalla pop art britannica, una variante molto introspettiva, personale e critica della corrente. Tadini fu un grande narratore, con qualsiasi arte si esprimesse era in grado, e lo è tuttora, di trasportare il fruitore all’interno di una storia che essendo nata per associazione ne genera all’infinito di nuove. Lo spettatore si fa coautore e coprotagonista, entra nell’opera e vive quel racconto insieme a chi è già presente sulla scena, aggiungendo il proprio contributo. L’enorme talento dell’artista in qualità di indagatore dell’umano sembra proprio arrivare a realizzare della scrittura dipingendo, o meglio a rappresentare una sorta di letteratura orale che si tramanderà ininterrottamente e ineluttabilmente, per sua natura, si trasformerà.

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