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La prima Porta della Speranza e tutte quelle che verranno
Arte contemporanea
Una grande porta, semiaperta, si staglia davanti al civico 2 di via Filangeri, di fronte alla Casa Circondariale di San Vittore: le ante sembrano spinte verso il carcere, ma non appoggiano a un muro. La porta non ha limiti, si apre sul mondo e su una speranza possibile. La superficie bugnata non è una barriera, ma un fondamento di forza che indica il passaggio. L’opera non separa, invita a vedere la trasformazione come percorso collettivo, capace di far entrare luce e possibilità di rinascita.

Questa è la “Porta” di Michele De Lucchi, la prima ad inaugurazione del progetto Porte della Speranza, un percorso artistico, educativo e sociale di grande portata che si svilupperà per tutto il corso dell’anno 2026. Promosso dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede in collaborazione con il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e realizzata dal Comitato Giubileo Cultura Educazione con Rampello & Partners, con il contributo di Fondazione Cariplo e il Patrocinio del Comune di Milano, il progetto unisce arte e impegno sociale in opere simboliche e monumentali collocate davanti agli istituti penitenziari. L’iniziativa si sviluppa su due direttrici, quella interna, con percorsi educativi, laboratoriali e formativi realizzati con istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, e quella esterna, con azioni rivolte all’opinione pubblica per abbattere pregiudizi e rendere visibile la realtà carceraria.

La porta di De Lucchi è la prima di dieci installazioni, otto in Italia e due in Portogallo, pensate come segni di passaggio e rigenerazione. Il progetto si ispira all’apertura della Porta Santa al carcere romano di Rebibbia voluta da Papa Francesco all’inizio del Giubileo e alle parole di Papa Leone XIV: «Da ogni caduta ci si deve poter rialzare». Per le altre porte verranno coinvolte figure di rilievo della cultura e della creatività, il regista Mario Martone per Venezia, il pittore e scultore Gianni Dessì per Roma, Mimmo Paladino per Napoli, lo chef Massimo Bottura per Palermo, il designer Fabio Novembre per Lecce, l’astrofisica Ersilia Vaudo per Reggio Calabria e l’architetto Stefano Boeri per Brescia. La realizzazione del progetto si deve anche grazie a una rete di imprese e artigiani che collaborano come in una bottega rinascimentale.

L’industria manifatturiera italiana offre il meglio di sé con KME Italy per il rame, Riva1920 per il legno, Margraf per il marmo, Bianco Cave per la pietra leccese, Buromilan per l’ingegneria, Maeg S.p.A. per il metallo, Bordignon Group per le zincature, Bertone Design per le targhe, Studio FM Milano per l’identità visiva e Colombo Costruzioni per la messa in posa della Porta della Speranza di San Vittore. Questa opera invita a riflettere sulla possibilità di cambiamento e sulla forza del perdono, essa ci ricorda che ogni fine può essere l’inizio di un nuovo percorso. In un mondo che spesso giudica questa porta aperta rappresenta un gesto di accoglienza, attraversarla significa abbracciare una visione di giustizia che include reintegrazione e crescita personale.










