18 febbraio 2021

La storia del futuro: intervista a Hou Hanru

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Il MAXXI ripercorre la storia degli ultimi dieci anni: una mostra immateriale con cui il museo riparte dalla storia per guardare al futuro. Parla il direttore, Hou Hanrou

Roma, Museo MAXXI © Musacchio, Ianniello, Pasqualini

Il MAXXI inaugura la riapertura con un’esposizione dedicata ai suoi primi dieci anni di vita, una mostra immateriale con cui il museo riparte dalla storia per guardare al futuro.
Un anno fa si festeggiavano i primi dieci anni di quel “laboratorio di intelligenza collettiva, frutto di ricerca intellettuale, culturale, multidisciplinare che appartiene a tante persone”. Così Giovanna Melandri ha definito il MAXXI, che poco dopo questo anniversario del febbraio 2020 dovette chiudere le porte al pubblico, come tantissimi altri luoghi della cultura.

Una storia per il futuro. Dieci anni di MAXXI: una grande mappatura visiva

Oggi, con una grande mostra enciclopedica il MAXXI chiude un decennio di attività e inaugura il prossimo, all’insegna della storia e dell’innovazione. “Una storia per il futuro. Dieci anni di MAXXI” è un grande progetto che ha coinvolto tutto il team del museo, con la curatela di Hou Hanru e il coordinamento curatoriale e scientifico di Elena Motisi. Un grande lavoro di raccolta e organizzazione di fotografie, interviste, pubblicazioni ovvero l’immenso archivio formatosi in questi trascorsi dieci anni di attività. Con il sostegno dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, lo studio olandese Inside Outside di Petra Blaisse si è occupato dell’allestimento, organizzando una grande mappatura visiva. Un enorme atlante assemblato come un complesso puzzle di parole e immagini, raggruppate in cinque macro-sezioni: Il MAXXI e la Città, La Moltitudine, Mondi, Le Sfide della Realtà e Credete nell’innovazione? Cinque spazi contraddistinti da scritte al neon – come anche il titolo della mostra – si articolano attorno ad una linea centrale.

Vista aerea del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, Photo Iwan Baan, courtesy Fondazione MAXXI

Il museo ripercorre la storia degli ultimi dieci anni

Una timeline che taglia in due la galleria 4, da una parte bianca e dall’altra nera e che snocciola progressivamente quanto di più saliente è accaduto negli ultimi dieci anni. Quattordici banner sospesi elencano le attività del museo, ripercorrendo la sua storia attraverso mostre, performance, nuove opere acquisite e vari progetti. Undici monitor raccontano, invece, i principali eventi nazionali e internazionali avvenuti contemporaneamente, attraverso un montaggio di fotografie significative in stile breaking news (realizzato in collaborazione con l’ANSA). Sul percorso espositivo, quattro ambienti monocromi e immersivi coinvolgono lo spettatore in quattro spazi che ospitano la storia orale del museo, una selezione di materiali d’archivio, libri e cataloghi da poter consultare, un museum-scape, viaggio virtuale nelle varie attività svolte al museo.
Il direttore artistico del MAXXI Hou Hanru, in occasione dell’inaugurazione di “Una storia per il futuro. Dieci anni di MAXXI”, ci ha raccontato qualcosa di più sul museo e su questa esposizione.

Hou Hanru, foto di MusacchioIanniello

Nei mesi trascorsi i luoghi della cultura sono stati costretti a chiudere le loro porte al pubblico, in un lungo periodo di riflessione ma anche di riconsiderazioni. La soluzione digitale ha permesso un contatto virtuale con le persone, che in alcuni casi già esisteva ed è stato incrementato, in altri è stato scoperto come nuovo potenziale. È venuto a mancare, invece, quel rapporto fisico che lega uno spazio museale al suo territorio. Come ha vissuto il MAXXI questa privazione e quali sono le aspettative per il futuro?
Penso che la questione di possibilità digitale è una questione che riguarda il futuro della cultura, anche la nostra maniera di esistere. Per me la cultura digitale, la possibilità della tecnologia e del digitale è un nuovo tipo di pianta che cresce nella foresta del mondo. È una pianta molto forte, molto dinamica e anche molto evasiva. Finalmente c’è la possibilità di trasformare tutto, questo comporta una serie di questioni, di domande sulla natura delle cose, su cosa significa “essere vivente”. In questo momento è molto importante ripensare una nuova forma di vita, come parassiti che vengono ad abitare dentro questo nuovo tipo di pianta. Diciamo che c’è un nuovo sistema ecologico. Penso che il museo sia un po’ come uno di questi parassiti che reintroduce la possibilità fisica di fare le cose, l’incontro, anche di ripensare la fisicità della vita pubblica. Come un albero, una pianta con un parassita: questa è una nuova relazione. Finalmente tutti e due sono interdipendenti.

Barbara Kruger, Untitled (il segreto del demagogo), 2018, Photo Luis Do Rosario, Courtesy l’Artista e Sprüth Magers

Inevitabile chiedersi e provare a immaginare quali saranno le sorti dell’esperienza artistica vissuta di persona. Anche in base alla sua esperienza – penso per esempio al ruolo di Director of Exhibitions and Public Programs al San Francisco Art Institute che ha ricoperto per diversi anni – qual è il grado di importanza che assume oggi la necessità dell’arte dal vivo?
Questo è molto importante, perché c’è un’altra possibilità di guardare l’arte ma questo tipo di percezione attraverso immagine su schermi, per esempio, è un’esperienza molto aperta e allo stesso tempo molto limitata. Aperta in senso di numeri, in senso di quantità; limitata in senso si qualità. È importante mantenere la condizione di percezione dell’arte con la vera qualità, come la vera qualità del vivere. Un esempio: possiamo vedere tutto il menù di un ristorante ma senza assaggiare non abbiamo la qualità del mangiare. È importante avere ancora la possibilità di vivere la qualità. L’arte è un’esperienza da vivere. Un museo ideale è un museo dove possiamo entrare la mattina e uscire un’altra mattina, passare tutto il processo del vivere dal mangiare al parlare, guardare, sentire. In alcuni momenti non abbiamo bisogno di guardare l’opera ma sentire con gli occhi chiusi.

MAXXI, una storia per il futuro © Musacchio, Ianniello Pasqualini

Una storia per il futuro. 10 anni di MAXXI è l’evento espositivo che inaugura la riapertura del museo, che nel 2020 ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività. Si riparte dalla storia quindi. Secondo lei, quali sono le parole rappresentative dei passati 10 anni del MAXXI e quelle che incarnano lo spirito del museo nel prossimo avvenire?
Questo è un progetto che prova a dare una proposta per le sfide del futuro, le sfide che arrivano adesso e che arriveranno dopo, per esempio si conclude con la sezione sull’innovazione e sul futuro dell’umanità. Questo non è solo un racconto delle cose che abbiamo fatto, è anche una proposta per vedere quale tipo di relazione possiamo immaginare dentro questo tipo di feticismo per l’innovazione di oggi. La riflessione sul dopo… chi siamo, finalmente, dopo questa follia per l’innovazione? Penso che questa è una questione che solo oggi cominciamo a domandare, ma non abbiamo ancora il minimo della risposta. Quindi storia e innovazione? Sì, questa esposizione si chiama infatti Una storia per il futuro.

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