07 dicembre 2019

Maria Lai e Antonio Marras, a Matera. In anteprima le foto della mostra

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A Palazzo Lanfranchi di Matera 300 opere (molte inedite) raccontano il rapporto artistico tra Maria Lai e Antonio Marras. L'intervista allo stilista e, in anteprima, le foto dell'allestimento

Maria Lai e Antonio Marras (part.), Alghero, 2003 © Daniela Zedda

A Matera, a Palazzo Lanfranchi, sede del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata, inaugura questa sera alle 21 la mostra “Trama doppia. Maria Lai, Antonio Marras”, che attraverso oltre 300 opere racconta il rapporto tra Maria Lai (1919, Ulassai – 2013, Cardedu) e Antonio Marras (1961, Alghero). La mostra sarà aperta al pubblico da domani, 8 dicembre, all’8 marzo 2020.

«L’esposizione è fortemente voluta da Antonio Marras, che l’ha ideata insieme a Francesco Maggiore e che, da sempre, ha visto in Maria Lai “una compagna di viaggio, una musa, un’amica geniale affettuosa e custode dell’anima”. Un percorso di oltre 300 opere di Maria Lai e di Antonio Marras: lavori inediti della grande artista sarda, selezionati dall’archivio personale di Antonio Marras e dall’Archivio Maria Lai che dialogano con opere e installazioni di Antonio Marras, ma anche con opere realizzate da entrambi a quattro mani», si legge nel comunicato stampa.

La mostra è coprodotta, organizzata e coordinata dal Polo Museale regionale della Basilicata, diretto da Marta Ragozzino, e dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, nell’ambito del programma culturale della Capitale Europea della Cultura.

Abbiamo posto alcune domande a Antonio Marras sulla mostra.

Come è nata la mostra “Trama Doppia”?

«La mostra nasce da un desiderio, da un impulso, da un bisogno di raccontare il nostro rapporto, dopo tanti anni dalla scomparsa di Maria. In realtà lei è “sempre qui”, con me, non ci siamo mai separati, ed era arrivato il momento, dopo tanta insistenza e tanti eventi, di mettere in mostra – letteralmente -, di far uscire tutto quello che Maria Lai aveva fatto con me e per me.
Ho ritenuto che Matera potesse suggellare questo nostro “amore”, quindi mettere insieme i capolavori Maria e i miei “pasticci”. Nel percorso espositivo ci sono lavori che abbiamo realizzato separatamente o a quattro mani: mi sembrava il modo migliore per raccontare questo nostro rapporto, molto intimo e personale, molto privato.
Tutto ciò è stato possibile anche grazie alla nipote dell’artista, Maria Sofia, erede del patrimonio di Maria Lai, con cui abbiamo deciso di riunire e mostrare per la prima volta opere maestose, insieme a lavori che ho ritrovato dopo tanti anni, che non ricordavo più di avere, ma che avevo conservato e custodito, con tutta la progettazione. Ad esempio, ho rinvenuto il progetto di un grandissimo telaio, che può stare solo a casa mia perché è costruito su un muro in cemento armato, ma ho recuperato tutti gli schizzi di progettazione che Maria tagliava e buttava e io raccoglievo e ricomponevo ricostruendo i passaggi».

Come racconteresti il tuo rapporto con Maria Lai?

«Lei mi ha preso per mano e mi ha condotto “altrove”, mi ha fatto entrare nel mondo dell’arte. Un giorno mi ha detto “Ti ho lasciato bambino e ti ritrovo artista”.
Con lei io per la prima volta, sotto grande pressione da parte sua, ho mostrato i miei primi lavori, li ho fatti vedere a lei e lei mi ha costretto poi a tirare fuori tutto ciò che io da sempre avevo realizzato e nascosto nei cassetti. Questa è stato uno dei grandi meriti di Maria, che ha fatto “esplodere” tutto quello che avevo accumulato per anni. Mi sono interessato alla moda e ho sempre pasticciato fogli, imbrattato muri e invaso spazi. Questo è il risultato di una vita di fogli, carte, di libri, interventi fatti su tutto ciò che incontro sul mio cammino, in cui Maria Lai ha avuto un ruolo fondamentale».

Quali aspetti del vostro rapporto emergono, in particolare, dalla mostra?

«La mostra è un percorso emozionale. In fase di progettazione si è molto discusso sulla tipologia di percorso espositivo da realizzare. Ne è nato un percorso scientifico, ma non nella maniera più canonica e didascalica. Ci sono lavori che dialogano tra loro, che sono in contrasto, c’è un potente fil rouge che lega queste opere, c’è tutto il lavoro di fili fatto da Maria, c’è il grande intervento che io ho fatto con i tessuti. Questa trama, questo ordito, questa tela sono una nascita, sono il segno vero di questa mostra, crescono, si sviluppano e fanno emergere il legame che ci ha uniti per molti anni».

La domanda che immagino ti venga posta regolarmente: qual è per te il rapporto tra arte e moda?

«Non so se ci sia, se ci ne possa essere. Semplicemente io vado per istinto e faccio, incontro, mi scontro con diverse discipline e realtà.
Mischio, stratifico, mescolo, amalgamo tutto ciò che incontro e mi piace, senza nessuna criterio o progetto, spaziando su materiali, argomenti, mondi assolutamente diversi che trovano, quasi magicamente, un’armonia. Io agisco “da animale”, ho un istinto, un bisogno di fare e di nutrirmi innestano tra loro le cose più diverse e distanti tra loro».

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