13 ottobre 2022

Sulle tracce di un futuro possibile: Superblast II da Manifattura Tabacchi

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SUPERBLAST II torna negli spazi industriali di Manifattura Tabacchi con una nuova mostra che indaga i rapporti umani, le tracce lasciate e il futuro che ci aspetta

Lorenzo Lunghi, Specchio Riesso, 2022. Manifattura Tabacchi, Firenze, 2022. Fotografia di Leonardo Morni, ADRYA. Courtesy l'artista e Manifattura Tabacchi

Dal 22 settembre fino al 16 ottobre, Manifattura Tabacchi presenta “Nel paese delle ultime cose”, mostra conclusiva della seconda edizione di SUPERBLAST II, programma internazionale di residenze d’artista prodotto e ideato da NAM – Not a Museum. Per questa edizione è stato chiesto agli artisti selezionati – Irene Adorni, Lorenzo Lunghi, MERZBAU, Davide Sgambaro, Roberto Fassone e Beatrice Favaretto – di riflettere sul tema della traccia, intesa come azione umana impressa o imprimibile su luogo e tempo in cui viviamo. Le domande poste dal bando – Come passato e futuro convivono nel presente? Cosa imparare dalla crisi, dai processi di collasso e recupero? Cosa rimarrà alle future generazioni di fronte all’infinita stratificazione che caratterizza il tempo che viviamo? – hanno dato origine a una lunga ricerca artistica che ha trasformato gli spazi di Manifattura in testimonianze dirette di un cambiamento storico.

Strutturato come un viaggio all’interno di una realtà distopica, il percorso espositivo si dispiega in una serie di stanze dove gli spettatori possono muoversi accompagnati da una lettera o narrazione che ne segue il peregrinare guidandoli nella visita. Ma a catturare l’attenzione del visitatore non sono tanto le declinazioni differenti di uno stesso tema quanto le molteplici risposte date dagli artisti per indagare i processi e le conseguenze di un’apocalisse distopica che si origina negli spazi di Manifattura e arriva fino a noi. Così a mano a mano che ci si addentra nelle profondità dei suoi luoghi la mostra si trasforma in una città nella città, un viaggio attraverso i paradossi del presente dove lo spettatore è invitato ad affinare i sensi e a immergersi “nel paese delle ultime cose”, un luogo onirico e sperduto. Non è un caso il riferimento nel titolo all’omonimo romanzo di Paul Auster ambientato in un non-luogo: una terra distopica senza tempo e in rapido disfacimento dove l’umanità si ritrova intrappolata.

La scelta di separare gli ambienti e le opere, ha spiegato la curatrice Caterina Taurelli Salimbeni, nasce dalla volontà di dare respiro e individualità ai lavori artistici, permettendogli di espandersi negli spazi e aumentando lo spaesamento del visitatore prima, durante e dopo l’esperienza di visita. Ciò che affiora progressivamente è inoltre una connessione, seppure diversa nelle modalità creative, fra le singole opere esposte. Gli artisti ribaltano lo sguardo dello spettatore attraverso ricerche individuali ma corali, dove è centrale una critica alla società nei suoi aspetti più viscerali.

Too Much and not the mood (Choosy), Davide Sgambaro, ph. Leonardo Morfini, ADRYA

Sono queste le premesse di Specchio riflesso, opera installativa dell’artista Lorenzo Lunghi che si struttura come un forno solare autonomo ma privato della sua funzione d’origine. Insieme alla scultura rimangono poi le tracce di un accampamento, uno spazio lontano dalle logiche di profitto della società neoliberale e al contempo una visione utopica di vita individuale. Mentre la società di Lunghi è inattuabile perché privata del capitale e della parte più conviviale, quella di Davide Sgambaro si allontana dalle dinamiche iper-performative e iper-produttive del mondo lavorativo per esaltare il riposo e la stasi. Così le tre casse di Too much and not the mood (choosy), un tempo usate nell’ex fabbrica di Manifattura per scandire i ritmi lavorativi, riproducono ora un sospiro alterato dall’elio: una traccia di un passato contro cui l’artista si ribella prendendosene gioco.

Too Much and not the mood (Choosy), Davide Sgambaro, ph. Leonardo Morfini, ADRYA

Anche l’opera video di Beatrice Favaretto vuole capovolgere le dinamiche sociali, costruendo una narrazione che esplora pornografia e sessualità nella contemporaneità. Miss Italia è quindi una presa di coscienza del corpo e del suo rapporto con l’esterno e con la società, che cerca di ribaltare e trasformare lo sguardo erotico convenzionale per riappropriarsene una volta per tutte. Concepita come indagine sui frammenti che l’azione umana lascerà ai posteri, “Nel paese delle ultime” cose è una mostra corale che esplora non solo le tracce ma anche le possibili alternative di futuro, lasciandoci smarriti e disorientati una volta usciti.

Miss Italia, Beatrice Favaretto, ph. Leonardo Morfini, ADRYA

SUPERBLAST II si completa e conclude con un progetto editoriale a cura di NERO Editions che raccoglie, attraverso un approfondimento interdisciplinare, gli interventi di artisti, intellettuali, scrittori e critici. La pubblicazione sarà in distribuzione a partire da dicembre 2022.

Per consultare il Public Program della mostra potete cliccare qui.

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