26 aprile 2026

Yes We Fluxus! Party Chiari e Amicizie Fluxus. Giuseppe Chiari alla Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta

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L'arte è facile, diceva Chiari. E la Galleria Susanna Orlando ne abbraccia la filosofia: cinquant'anni di attività celebrati con una festa Fluxus tra spartiti volanti, biciclette sonore e rivoluzioni su carta

galleria susanna orlando
Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Moorman, Melotti, Chiari, Battisti) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

In occasione del 50esimo anno di attività, la Galleria Susanna Orlando con sede a Pietrasanta rende omaggio a Giuseppe Chiari, artista visivo, musicista, pianista e compositore fiorentino, figura cardine italiana del movimento Fluxus. Visitabile fino al 7 giugno 2026 e a cura di Paolo Emilio Antognoli, l’esposizione ripercorre la ricerca di una delle figure più interessanti e poliedriche della storia dell’arte contemporanea.

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Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (quadreria FLUXUS) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

Con un nucleo centrale di 16 opere inedite provenienti da un atelier fiorentino dove l’artista amava trascorrere il suo tempo, l’esposizione si sviluppa attorno alla figura di Giuseppe Chiari in aperto dialogo con molti artisti e performer legati al movimento: dal fondatore George Maciunas fino a Joseph Beuys, Jhon Cage, Nam June Paik, Yoko Ono e gli italiani Giancarlo Cardini, Gianni Melotti e Carlo Battisti. Non solo una mostra retrospettiva, ma un interessante focus sui legami tra artisti ed idee, in pieno stile Fluxus. Dal latino flusso, scorrere, è stato un movimento internazionale d’avanguardia rivoluzionario nato nei primi anni ’60 da George Maciunas, teorico e artista, basandosi sui concetti di interdisciplinarità, effimero, anti-accademismo, attitudine al gioco e alla sperimentazione, manifestando un nuovo modo di vivere l’arte in piena libertà di ricerca; da qui nascono gli  Happenings e Performance, azioni  singole o collettive volte a rompere la barriera tra artista e pubblico, tra arte e vita, valorizzando il qui-e-ora e la partecipazione totale site-specific. «Sono partita da Giuseppe Chiari perché sono affascinata da questo fare giocoso, divulgativo performativo. Avevo voglia di fare festa, per questo ho scelto di non esporlo da solo: mi sono calata nella loro realtà grazie alla ricerca che ho fatto per tutti i lavori», afferma Susanna Orlando, aggiungendo: «Lo immagino negli anni ‘60 a Milano al teatro Lirico al concerto di John Cage mentre strappa lentamente l’oggetto del suo mestiere, uno spartito appunto. Così come lo vedo seduto nei laboratori fiorentini dove amava trascorrere il tempo lavorando. Chiari divulgava arte. Chiari era un operaio dell’arte. Un fiorentino come me. E così, con questa prima mostra, do il là alle celebrazioni dei miei cinquant’anni di attività. Partiamo da Firenze».

Giuseppe Chiari, Senza titolo, t. mista su spartiti su tela, 93×62 cm

Giuseppe Chiari (1926 – 2007) è stato una figura chiave nel dialogo tra arti visive, musica, tecnica e sperimentazione concettuale. Con una formazione in ingegneria e poi in pianoforte, Chiari ha messo in discussione l’idea tradizionale di arte, aprendo strade alternative e ridefinendo il ruolo di artista come libero ricercatore tra le discipline. Con uno sguardo matematico sui materiali che producono suono e con una forte formazione classica – oltre alla collaborazione professionale intrapreso con Jhon Cage – Chiari arriva al nucleo della musica per poi ridefinirne l’essenza. «La musica è facile» o «L’arte è facile» sono alcuni dei suoi manifesti su carta, trasformando la partitura in campo aperto di possibilità grafiche e di scrittura, l’azione musicale in esperienza collettiva tra suoni e silenzi orchestrati magicamente. L’allestimento – tassello fondamentale per una restituzione atmosferica coerente all’attitudine degli artisti in mostra – si trasforma in un manifesto diffuso, modulando lo spazio della galleria in una scatola scenica/osservatorio capace di portare lo spettatore in una dimensione estremamente sperimentale. Alle pareti, le stesse opere di Chiari sembrano volteggiare in una sorta di spartito work in progress, liberandosi da ogni peso fisico ed abitando le lunghe pareti in una sorta di improvvisazione musicale. Spartiti che si trasformano in motivi geometrici minimali e sincopati, strumenti a corda in papier collé, fotografie d’archivio, parole come piccole rivoluzioni, schizzi ed appunti che testimoniano un’attitudine alla vita intesa come Arte Totale.

Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Fillou, Ono) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

Ogni incontro per il gruppo Fluxus diventa occasione per fare arte, o meglio, per sviluppare la consapevolezza del potenziale artistico in ogni relazione, scambio di idee ed energie. Il percorso espositivo culmina con una parete allestita a quadreria, che offre una prospettiva completa su ciò che è stato il movimento Fluxus: i manifesti delle mostre, le grafiche, gli oggetti degli Happening fino ai pezzi unici sono riuniti assieme, sottolineando come ogni oggetto, se modellato con la giusta intenzione, possa diventare protagonista nella processualità artistica.  Le sculture esposte, dalla bicicletta vintage al fiore, entrambe opere sonore da attivare meccanicamente, sono di Carlo Battisti, artista che intreccia musica, azione e oggetti ritrovati e che in passato ha collaborato con lo stesso Chiari. Yes we Fluxus! celebra i 50 anni di attività di galleria tramite un ribaltamento completo di prospettiva, mettendo al centro del discorso l’importanza delle relazioni creative come vero motore che fa viaggiare veloce il treno della Storia dell’arte; scegliere il movimento Fluxus e le personalità che lo hanno composto – note per essere sperimentali e per essere pensatori anticonvenzionali – è un messaggio ben chiaro, quasi un manifesto di intenti: l’arte esiste nella misura del dialogo.

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Party Chiari & Amicizie FLUXUS 2026, exhibition view (Giuseppe Chiari) Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta. Ph. Mattia Taddei

L’allestimento culmina nelle sculture-valigie di Giuseppe Chiari che, in questa prospettiva critica, diventano veri e propri oggetti da viaggio: contenitori da cui tutte le opere sembrano essere scaturite e che restano pronti a racchiudere nuovamente la mostra, per traghettarla verso nuovi percorsi creativi.

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