07 maggio 2026

Addio a Paolo Masi, maestro della Pittura Analitica italiana

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È morto a 92 anni l’artista fiorentino protagonista della ricerca astratta dagli anni Sessanta a oggi. Tra materia, luce e sperimentazione, il suo lavoro ha segnato oltre mezzo secolo di arte contemporanea italiana

Foto di Carlo Cantini

Con la scomparsa di Paolo Masi, l’arte contemporanea italiana perde una figura rigorosa, libera e coerente. Nato a Firenze nel 1933, Masi ha attraversato oltre sessant’anni di sperimentazione mantenendo intatta una tensione etica del fare artistico. La sua opera ha rappresentato un laboratorio permanente sulla materia, sul segno e sulla percezione, trasformando superfici quotidiane e materiali poveri in strumenti di conoscenza visiva.

Fin dagli anni Sessanta, Masi aveva orientato la propria ricerca verso un’idea di pittura capace di superare i confini tradizionali del quadro. Cartoni ondulati, reti metalliche, tele industriali, plexiglas e materiali urbani diventavano elementi vivi di una grammatica astratta che metteva in discussione il rapporto tra spazio, luce e struttura. In questo percorso, l’artista fiorentino si è imposto come una delle voci più autorevoli della cosiddetta Pittura Analitica, pur mantenendo sempre una posizione autonoma, refrattaria a ogni definizione rigida.

«Frittelli arte contemporanea partecipa con profondo dolore alla scomparsa di Paolo Masi, artista straordinario e amico caro, protagonista di una ricerca rigorosa e libera che ha attraversato decenni di storia dell’arte contemporanea lasciando un segno profondo e riconoscibile», ha dichiarato la galleria fiorentina, annunciandone la scomparsa. «Nel corso degli anni abbiamo avuto il privilegio di condividere con lui un lungo percorso umano e professionale, fatto di stima reciproca, dialogo e amicizia. Di Paolo ricordiamo la sensibilità, l’intelligenza critica, la coerenza del suo lavoro e la capacità, rara, di guardare il mondo con curiosità e autenticità, trasformando ogni esperienza in materia viva di ricerca» e conclude, «La sua presenza, discreta e autorevole, resterà per noi un riferimento prezioso e un ricordo indelebile».

La sua pratica nasceva dall’osservazione paziente del reale. Ogni opera era il risultato di un processo di stratificazione e ascolto della materia: le trame dei tessuti, le trasparenze, le vibrazioni cromatiche e le interferenze luminose costruivano superfici che sembravano respirare. Per Masi, dipingere significava interrogare continuamente il linguaggio stesso della visione. Non esisteva gesto decorativo, ma un’indagine costante sulle possibilità percettive dell’immagine.

Foto di Carlo Cantini

Fondamentale è stato anche il suo impegno culturale e collettivo. Dal 1974 Masi è stato cofondatore insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti di un collettivo che gestisce lo spazio no profit di Zona a Firenze, esperienza che troverà la sua continuazione dal 1998 nel collettivo Base. In un clima di forte trasformazione sociale e politica, Masi difese l’idea di un’arte come pratica condivisa, critica e aperta al dialogo con il territorio.

Tra le mostre più significative, si ricordano la partecipazione alla XXXVIII Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alla mostra parigina Livres d’artistes presso il Centre Georges Pompidou di Parigi (1985); Arte in Toscana 1945-2000 a Palazzo Strozzi, Firenze, e Palazzo Fabroni, Pistoia (2002); Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980 presso il Museo della Permanente, Milano (2007) e alla mostra Alla Maniera d’Oggi. Base a Firenze nel Chiostro di San Marco, Firenze (2010); The Independent. Base / Progetti per l’arte, al Maxxi di Roma (2016); Pittura Analitica. Ieri e oggi presso la galleria Mazzoleni Art, Londra – Torino (2017). Negli ultimi anni il suo lavoro aveva conosciuto una nuova attenzione critica, con mostre nei principali musei e nelle gallerie italiane e internazionali.

La sua eredità resta oggi nella forza radicale di una ricerca tramutatasi in atto politico e poetico. Le sue opere sono entrate a fare parte delle collezioni del Mart di Rovereto, del Museo Pecci di Prato, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, della Galleria d’Arte Moderna di Torino e del Museo Novecento di Firenze.

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